
Vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes, Sentimental value di Joachim Trier è un dramma intimo su una famiglia dagli equilibri instabili, sulla relazione tra figli e genitori – modelli destinati, all’alba di ogni vita, a imprimere codici di comportamento con cui poi relazionarsi col mondo – con la necessità di vedersi riconosciuto quel “valore affettivo” (come recita il titolo) che dovrebbe irradiarsi naturalmente da chi ti ha generato, ma che non risulta, invece, necessariamente congenito.
La splendida, raffinatissima, sequenza di apertura ci introduce al mondo di Nora, protagonista della storia, partendo dal panorama della sua città natale, Oslo, e insinuandosi piano piano per le strade fino ad avvicinare la casa di famiglia, da almeno cinque generazioni, in cui è cresciuta con la sorella minore Agnes. Testimone nel tempo di piccoli drammi e grandi cambiamenti nelle vite dei suoi abitanti, più che una semplice dimora quel luogo appare come una vera e propria entità pulsante. La macchina da presa accarezza le superfici dell’elegante edificio in legno, scivolando leggera sul roseto attorno alle finestre, con il brillare del sole riflesso sui vetri, che esalta gli intervalli tra luce e ombra creati dalle fronde degli alberi della rigogliosa vegetazione in giardino. La casa tanto amata, è l’oggetto col quale da bambina Nora si è identificata senza esitazioni per scrivere un tema, così importante nella sua formazione da essere stato preso in considerazione quando, ormai adolescente, le serviva un originale per presentare domanda d’ingresso alla scuola di recitazione; oggi che è affermata attrice teatrale e suo padre, il grande regista cinematografico Gustav Borg, torna improvvisamente, in seguito alla scomparsa della madre Sissel, a far parte della sua vita dopo lunghi anni di assenza, Nora vede innescarsi conflitti mai espressi, ma anche potenziali occasioni per tentare di costruire quell’intimità mai creata.

Sesto lungometraggio diretto dal regista – danese di nascita, naturalizzato norvegese – Joachim Trier, il film narra una vicenda originale scritta dal cineasta stesso con la consueta collaborazione di Eskil Vogt, che fin dall’esordio ha firmato con lui tutte le sceneggiature dei suoi titoli precedenti. L’inedita novità rispetto al passato, di raccontare un gruppo di personaggi anziché concentrarsi a seguire le vicende di uno solo, ha aumentato la complessità e creato una narrazione polifonica molto più varia e articolata.

Nel ruolo centrale della protagonista Nora ritroviamo Renate Reinsve, rivelata al mondo proprio dal successo dell’opera precedente di Trier La persona peggiore del mondo, che con il veterano svedese Stellan Skarsgård nei panni del padre e la sconosciuta, a livello internazionale, Inga Ibsdotter Lilleaas nella parte di Agnes, danno vita a un triangolo contraddittorio di complicità e rancori, amplificato dalla presenza della giovane Rachel Kemp, attrice hollywoodiana di successo interpretata da Elle Fanning.

Questo muoversi dei personaggi nel mondo del cinema offre l’opportunità al racconto di scandagliare anche dinamiche, a volte perverse, che si celano dietro la creazione artistica e i mestieri della settima arte, con la messa in scena degli intenti manipolatori del regista, disposto a ottenere prove straordinarie a ogni costo, ma anche dell’inclinazione autolesionista, che a volte può sfiorare la patologia, di attori pronti all’autostrumentalizzazione di ansie e dolori privati, per alimentare un livello più alto delle loro interpretazioni.

Partendo dal rapporto tra sorelle, con l’invertirsi dei ruoli che si alternano oscillando dall’essere protettivi all’affidarsi alle cure dell’altro, Sentimental value di Joachim Trier mette in campo temi universali; lo dimostrano le nove candidature agli EFA con sei statuette assegnate, le otto ai Golden Globe con quello assegnato al non protagonista Stellan Skarsgård, oltre alle nove candidature per i prossimi Oscar che lo pongono in primo piano. Adesso è nelle sale distribuito da Teodora Film con Lucky Red.