
Vincitore del Premio del Pubblico al Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy 2023, Scirocco e il regno dei venti è il primo lungometraggio firmato in solitaria da Benoît Chieux – dopo l’inedito Tante Hilda! (2013) diretto insieme a Jacques-Rémy Girerd – arrivato adesso sugli schermi italiani distribuito da Trent Film.
La mamma di Carmen, otto anni, e Juliette, appena compiuti cinque, deve allenare una squadra ai campionati regionali di calcio e porta le figlie a passare il fine settimana a casa dell’amica Agnès, una scrittrice che però ha dimenticato completamente l’impegno preso e dopo aver passato l’intera notte lavorando al suo ultimo romanzo, adesso ha solo un disperato bisogno di dormire. Se Carmen cerca diligentemente di non fare rumori molesti per non disturbarne il riposo, Juliette non riesce a tenere a freno la noia e, con l’egocentrica incuranza tipica della sua età, cerca ogni espediente per attirare l’attenzione. …finché da uno dei libri avventurosi scritti da Agnès salta fuori inatteso un magico giocattolo di legno. Resosi conto di esser finito in una realtà a lui sconosciuta, il piccolo esserino disegna sul pavimento della stanza una campana col gesso e saltandoci sopra, com’è uso nel gioco, giunge nella casella più in alto e scompare in un’altra dimensione, seguito da un’entusiasta Juliette e da una preoccupata Carmen che si è lanciata dietro alla sorellina minore nel tentativo di trattenerla. Trasportate in un colorato mondo fantastico le due bambine si ritrovano del tutto inspiegabilmente trasformate in gatti, ben presto separate dagli eventi e con il giocattolo guasto che non è più capace di farle ritornare indietro. Sarà la famosa cantante Selma, una diva adorata da quelle parti, a mettersi in viaggio con loro per raggiungere il temibile Scirocco, il mago creatore di tempeste con poteri di dominio assoluto su quell’universo, probabilmente l’unico a poterle aiutare.

Scritto da Alain Gagnol assemblando idee del regista, il film è un’avventura caleidoscopica piena di personaggi di forma inedita e originale con trovate piene di poesia, come il regno nell’alto del cielo dove il vento porta tutte le parole sussurrate del mondo; un’opera delicata rivolta all’infanzia, ma capace di aprire il cuore con sentimenti universali anche al pubblico più maturo, con valori come il sacrificio altruistico della rinuncia per il bene degli altri o esempi meno ordinari di elaborazione del lutto.

La bellezza dell’animazione tradizionale si sposa a ritmi rallentati più sani, una rarità, delle concitate animazioni digitali che vanno per la maggiore, con evidenti debiti visivi alle opere dei sensei Hayao Miyazaki e Isao Takahata, ma anche con rimandi agli anime di Osamu Tezuka e agli esseri fantastici che popolano le tele di Hieronymus Bosch. Un mondo di fantasia con le sue regole magiche insondabili, per una storia venata di dolce malinconia in un’atmosfera sospesa che è dono prezioso in questi tempi tanto efferati.

Benoît Chieux nutriva il desiderio di rappresentare l’invisibile e i venti si prestano perfettamente a interpretare quest’idea. Il vento che è anche soffio vitale e quindi respiro, diventa essenza della vita stessa. La scelta di ridurre al minimo le ombre, disegnando gli sfondi di panorami sconfinati come i personaggi stessi della storia ha permesso di animare anche i luoghi, insieme alle forze della natura e agli agenti atmosferici che ne sono espressione, come vere e proprie entità viventi con un risultato davvero affascinante.

A questo evocare il soffio vitale contribuisce anche la colonna sonora originale di Pablo Pico, in particolare con una canzone che è quasi respiro, reso vivo dalle improvvisazioni vocali della cantante Celia Kameni che ha dato il proprio canto all’esibizione in concerto del magico personaggio di Selma; un brano diviso in due parti, come a simboleggiare le fasi di inspirazione ed espirazione. Scirocco e il regno dei venti di Benoît Chieux celebra il potere della fantasia in modo magico e creativo.