
La cineasta catalana Carla Simón con Romería – il mare dei ricordi, presentato in concorso al 78° Festival di Cannes, chiude la trilogia profondamente autobiografica iniziata con il suo film d’esordio Estate 1993 e proseguita poi con Alcárras – l’ultimo raccolto, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino.
La sequenza di apertura, girata da una telecamera amatoriale con le imperfezioni tipiche dei video familiari, anche nella forma esprime la natura intima e personale della storia che si va a narrare, specchio e ricordo però di un’intera generazione perduta, che si è trovata negli anni ottanta a vivere la movida, il periodo di anarchica libertà esploso per reazione alla fine della dittatura franchista, che nel passaggio alla democrazia ha portato con sé anche tossicodipendenza e aids, travolgendo giovani vulnerabili, senza la capacità di opporre resistenza al pericolo dell’autodistruzione.
Settembre 1983, Marina è una diciottenne di Barcellona rimasta orfana di entrambi i genitori quando era ancora molto piccola, in procinto di iscriversi alla facoltà di Cinema si reca all’ufficio anagrafe della città di Vigo, in Galizia, per avere il certificato di morte del padre Alfonso ‘Fon’ Piñeiro, necessario per fare domanda di accesso a una borsa di studio. Scopre così che sui documenti non v’è traccia della paternità del genitore, che risulta morto senza figli, ed è costretta a contattare la famiglia paterna, con cui non ha mai avuto alcuna relazione; in particolare i nonni ancora viventi attraverso un riconoscimento legale davanti a un notaio possono farla entrare a far parte legalmente della famiglia, ottenendo così i documenti di cui ha bisogno. È l’inizio di un viaggio nella memoria, il risveglio di un desiderio che vuole ricostruire la storia d’amore tra i suoi genitori, e con essa la sua identità, tra omissioni e verità taciute, alla ricerca delle sue origini.

Scritto dalla regista stessa – traendo spunto dal diario di suo padre Neus Pipó Simón – il racconto è strutturato, da un punto di vista temporale, in cinque giorni a cui sono collegate altrettante riflessioni sul destino e sul proprio percorso, come ad esempio “che tipo sarei se fossi cresciuta con la famiglia di mio padre?” oppure “condividere lo stesso sangue rende parte della stessa famiglia?”. Domande legittime che sorgono spontanee abitando, in cerca di tracce residue, gli spazi in cui sono vissuti i suoi genitori.

Memoria impossibile da ricostruire nella polifonia di testimonianze, spesso in contraddizione, di chi ha conosciuto chi non c’è più, che rende difficile strutturare un ritratto coerente di persone vere; mentre Marina compie le sue ricognizioni incontrando sì amici e parenti, ma anche seguendo i racconti sulle pagine del diario di sua madre negli anni subito precedenti la sua nascita. Il film racconta con sincerità i conflitti presenti in ogni nucleo familiare, con i rapporti di forza, tra affetti, tensioni e caratteri dominanti.

Dopo i lunghi anni di oppressione del regime fascista conservatore, la libertà ritrovata ha prodotto nella gioventù spagnola degli anni ’80 il maggior numero di morti di aids di tutta Europa, creando un tabù con cui ancora la Spagna ha difficoltà a fare i conti. Romaría – il mare dei ricordi di Carla Simón vuole indagare quel rimosso della memoria collettiva senza reticenze; sarà nelle sale italiane dal prossimo 11 giugno distribuito da I Wonder Pictures.
