
Commedia delicata piena di poesia, capace di far ridere, commuovere e riflettere allo stesso tempo, Rental family – Nelle vite degli altri è il secondo lungometraggio diretto da Hikari – pseudonimo della cineasta giapponese Mitsuyo Miyazaki – che dopo l’esordio al Toronto International Film Festival e la prima italiana all’ultima Festa del Cinema di Roma, sarà sugli schermi italiani il prossimo19 febbraio distribuito da Walt Disney Company Italia.
Phillip Vandarpleog è un attore statunitense che dopo essere arrivato in Giappone per fare lo spot di un dentifricio, è rimasto a vivere a Tokyo affascinato dalla cultura del Sol Levante. Da sette anni ormai sta cercando, senza troppo successo, di ottenere ruoli di rilievo che possano dargli un po’ di stabilità, partecipando a tutti i provini che la sua agenzia riesce a procurargli e accettando anche il più piccolo ingaggio disponibile. Abita solo in un piccolissimo appartamento, disperso nella metropoli, passando le serate davanti alla finestra nel tentativo di tamponare la sua solitudine, guardando nelle case degli altri lo scorrere quotidiano di vite sconosciute.
Un giorno Phillip è contattato per una parte e gli viene dato direttamente l’indirizzo del set dove recarsi – unica indicazione sul ruolo, deve interpretare un “americano triste” – ritrovandosi, del tutto impreparato, coinvolto in una celebrazione funebre; una situazione surreale che gli dà l’occasione di conoscere il signor Shinji Tada e la sua agenzia molto particolare.
Nella società nipponica contemporanea è molto stigmatizzato il ricorso all’analisi e al supporto di terapeuti psicologici, perciò le persone che sentono di aver bisogno di aiuto sul piano emotivo, per le più svariate situazioni, sono portate a inventarsi altre strade, incomprensibili per gaijin – stranieri estranei al Giappone – come Phillip.

Con uno splendido Brendan Fraser protagonista, capace di esprimere la preziosa empatia di un uomo che crea commoventi legami con gli altri, il film riflette sul sottile confine tra verità e finzione – in fondo l’essenza stessa della recitazione – quando un sentimento simulato riesce a dare brividi d’emozione reali e sinceri, in un ‘mestiere’ singolare narrato anche in Family romance (2019) di Werner Herzog, il documentario che per primo rivelò all’Occidente l’uso nipponico di ricorrere ad attori per sostenere ruoli veri nella propria vita.

La regista Hikari, che ha scritto il film insieme a Stephen Blahut, nel documentarsi sul fenomeno ha scoperto che esistono trecento agenzie oggi in attività su tutto il Giappone, specializzate nel fornire personale disponibile a interpretare ogni familiare o amico, secondo le esigenze del cliente. Takehiro Hira che ha il ruolo di Shinji Tada, proprietario dell’agenzia nel film, è rimasto colpito durante la preparazione dalla storia di un’anziana signora che, per sentirsi meno sola, ‘ingaggiava’ qualcuno che andasse a dormire nella sua grande casa, fingendosi un figlio convivente.

Nello scandagliare situazioni diverse, il film si apre a riflessioni esistenziali per ogni stagione della vita, a tratti rischiando di sfiorare la retorica, ma riuscendo a evitare una caduta nella melassa con un colpo di scena inatteso e una buona dose di poesia. Due le linee narrative predominanti: quella del grande attore cinematografico ritiratosi dalle scene interpretato dal veterano Akira Emoto, con più di cinquant’anni di carriera alle spalle, e l’altra che vede una giovanissima Shannon Mahina Gorman, undicenne esordiente, nei panni della piccola Mia senza un padre.

Figura artistica poliedrica, Hikari dopo un breve periodo da attrice e una consolidata attività di fotografa, insieme a quelle di ballerina e pittrice, ha costruito il suo stile visivo con un’attenzione particolare all’uso dei colori, qui plastica rappresentazione dei sentimenti di Phillip, che mutano dal blu dominante della solitudine a successivi toni più brillanti. Rental family – Nelle vite degli altri è il suo secondo lungometraggio, una carezza al cuore unita alla secolare bellezza del Giappone.