La scrittrice inglese Daphne Du Maurier (1907 – 1989) è nota per opere piene di ambiguità e mistero, racconti di relazioni complesse in cui il passato esercita un forte potere sul presente, che si avventurano nell’oscurità dei meandri più reconditi della psiche umana.
Nata in una famiglia di artisti, figlia di celebri attori teatrali e nipote di un noto vignettista umoristico, la scrittrice è cresciuta in un’atmosfera creativa con amici di famiglia del calibro di James Barrie, l’autore di Peter Pan, e dai suoi romanzi il Cinema ha tratto titoli importanti come Rebecca – la prima moglie e Gli uccelli di Alfred Hitchcock o A Venezia… un dicembre rosso shocking di Nicolas Roeg.
Adesso dal suo Mia cugina Rachel pubblicato nel 1951 – che l’anno successivo ebbe subito una prima trasposizione cinematografica diretta da Henry Koster con Olivia De Havilland, lanciando la carriera di un giovane Richard Burton – il regista Roger Michell ha realizzato una nuova versione, curando personalmente l’adattamento, che amplifica l’atmosfera cupa e porta sullo schermo tutta l’ambiguità del testo originale, ancora così moderno.

Ambientata all’inizio dell’Ottocento in una Cornovaglia rurale non ancora stravolta dall’imminente rivoluzione industriale, la storia vede protagonista il giovane Philip Ashley, orfano adottato dal cugino Ambrose che l’ha tirato su come un figlio dall’età di quattro anni, lasciandolo poi da solo nei suoi possedimenti quando motivi di salute l’hanno costretto a trasferirsi in Italia, in cerca di un clima più mite. Il ragazzo si precipita a Firenze allarmato da una lettera in cui il padre adottivo si dice prigioniero della sconosciuta Rachel che ha appena sposato, ma al suo arrivo Ambrose è morto e la vedova partita. Tornato a casa Philip sarà sorpreso dall’arrivo imprevisto della donna, che innesca in lui tensioni inattese e controverse emozioni fin lì sconosciute.

Vero e proprio duello emotivo e psicologico, Rachel è un thriller alimentato dal sospetto e dal convivere di contraddizioni inconciliabili. Il divo in ascesa Sam Claflin presta il suo volto a Philip, impulsivo e romantico, ingenuo e inesperto con le donne, ma capace di coltivare un’immane rancore.
Rachel Weisz incarna tutta l’ambiguità della sua omonima, fragile vedova disorientata dalla somiglianza del ragazzo col defunto, ma anche donna emancipata del tutto aliena al mondo pastorale in cui si ritrova. Spesso sono le profonde diversità a rendere figure estranee affascinanti, le stesse che possono generare diffidenza creando idee, forse errate, che hanno bisogno continuo di prove per essere confutate o confermate.

Innocenza e anticonformismo s’intrecciano in Rachel, creando un’atmosfera di mistero che tiene alta la tensione – ancor più perché trattenuta e repressa sotto l’apparenza delle cose – fino al finale. Determinante per l’efficacia di un alternarsi continuo tra dubbio e certezza, il cast ben assortito di ottimi attori reclutati nei ruoli secondari: Iain Glen è mister Kendall, tutore di Philip fino al compimento della maggior età, preoccupato per quelli che gli appaiono colpi di testa del giovane; Holliday Granger è sua figlia, amica d’infanzia di Philip e segretamente innamorata da sempre di lui; Pierfrancesco Favino, con un’avviata carriera internazionale parallela alla prevalente nel cinema italiano, è l’ambiguo avvocato Rainaldi: affidabile collaboratore o complice di complotti?

Affascinante l’ambientazione che ha utilizzato solo luoghi reali, senza ricorrere a teatri di posa. Per la grande casa nella tenuta degli Ashley, luogo principale dell’intera vicenda, è stata adottata la West Horsley Place, una dimora storica nel Surrey, sud-est dell’Inghilterra, costruita tra il XVI e il XVIII secolo; appena acquistata da privati che dovevano procedere a lavori di ristrutturazione, la produzione ha avuto la più ampia libertà di sconvolgere gli interni per riprodurre lo squallore iniziale, di una casa trasandata piena di cani, e l’eleganza del tocco femminile dettato dalla presenza di Rachel. La Newington House vicino a Oxford è diventata la residenza dei Kendall e il Devon, con le sue baie sabbiose e le ripide scogliere, ha completato il quadro con le sue bellezze naturali.

Elegante nella messa in scena, con i costumi di Dinah Collin e la fotografia di Mike Ely, Rachel sarà distribuito nelle sale italiane il prossimo 15 marzo da 20th Century Fox.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Seduzione calcolata o ingenua incoscienza?
  3. Ambrose e il piccolo Philip / Viaggio a Firenze / Una presenza femminile
  4. Rachel Weisz è Rachel / Sam Claflin è Philip
  5. Ian Glen è mister Kendall / Holliday Grainger è Louise / Pierfrancesco Favino è Rainaldi
  6. Il casale trascurato / La cena di natale / Complici amanti o letali antagonisti?

© 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation / TSG Entertainment Finance LLC

IN COPERTINA
Philip e Rachel: l’impossibilità a scandagliare I pensieri dell’altro
© 2017 Twentieth Century Fox Film Corporation / TSG Entertainment Finance LLC

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: My cousin Rachel
  • Regia: Roger Michell
  • Con: Rachel Weisz , Sam Claflin, Holliday Grainger, Iain Glen, Pierfrancesco Favino, Simon Russell Beale, Tim Barlow, Bobby Scott Freeman, Tristram Davies, Andrew Havill, Vicki Pepperdine, Poppy Lee Friar, Katherine Pearce, Roy Sampson, Adam Loxley, Andrew Knott, Alexander Arnold, Carl Mccrystal, Dorian Lough, Tobias Beer, Harrie Hayes, Chris Gallarus, Neill Maccoll, Wilf Walters, Margaret Michell, Corin Chatwin, Sparrow Michell, Austin Taylor, Louis Suc
  • Soggetto: Daphne du Maurier dal romanzo Mia cugina Rachel
  • Sceneggiatura: Roger Michell
  • Fotografia: Mike Ely
  • Musica: Rael Jones
  • Montaggio: Kristina Hetherington
  • Scenografia: Alice Normington
  • Costumi: Dinah Collin
  • Produzione: Kevin Loader in coproduzione con Anita Overland per Fox Searchlight Pictures e Free Range Films
  • Genere: thriller
  • Origine: Regno Unito / USA, 2017
  • Durata: 106' minuti