Sona passati quarant’anni da quel fatale 10 giugno 1982 che ha visto spegnersi la vita di Rainer Werner Fassbinder, un artista che nell’urgenza del suo slancio espressivo ha bruciato la sua breve esistenza nella realizzazione di opere – quarantuno titoli, tra grande e piccolo schermo, in appena tredici anni di attività – destinate a lasciare segni indelebili nella Settima Arte. Diventato inevitabilmente testamento spirituale, l’ultimo film Querelle de Brest esordì in concorso alla 39ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia poco più di due mesi dopo la prematura scomparsa del cineasta, scatenando feroci polemiche culminate in una dichiarazione ufficiale del presidente della giuria Marcel Carné: “Voglio aggiungere alcune parole a titolo personale. Come Presidente della Giuria non sono riuscito a convincere i miei colleghi a premiare il film Querelle di Rainer Werner Fassbinder. Sono stato il solo a difenderlo. Tuttavia, continuo a credere che l’ultima opera di Fassbinder, che lo si voglia o no, che la si deplori o no, avrà un giorno il suo posto nella storia del cinema.”
Tratto con ampia libertà dall’omonimo romanzo di Jean Genet, l’opera postuma di Fassbinder conserva ancora oggi in gran parte inalterata la sua carica eversiva, che nell’adozione di un linguaggio estremamente esplicito offrì il fianco all’ottusità della censura istituzionale italiana, che ebbe gioco facile nel manomettere il film; per consentire l’uscita nelle sale della penisola fu imposto un divieto ai minori di diciotto anni, ma soprattutto tagli per un totale di quasi due minuti al fine di asportare due sequenze ritenute troppo scabrose. Distribuito in Italia con questa insensata menomazione, che comunque non ebbe modo di alterare il senso generale di un film denso e indigesto, oggi grazie all’edizione proposta anni dopo in videocassetta e dvd è possibile anche per il pubblico italiano avere accesso alla visione dell’edizione integrale.

Il racconto nel susseguirsi degli eventi è quasi flebile pretesto, il panorama interiore di figure in gran parte contraddittorie costituisce lo spessore di una storia che è gioco di contrapposizione tra apparenze e convenzioni, tra pulsioni e repressioni, da cui nasce la tensione erotica palpabile tra i personaggi. Fassbinder dichiarò l’impossibilità di immaginare l’universo letterario creato da Genet in un contesto reale, perciò scelse di costruire un mondo fittizio negli studi CCC di Berlino.

La scelta di questa atmosfera innaturale, col sublime uso delle luci a evocare i melodrammi di quel Douglas Sirk tanto amato da Fassbinder, sembra rispondere in toto ai canoni della pittura metafisica di Giorgio De Chirico, con l’assenza di scansione temporale che congela ogni azione nella luce arancione di un eterno tramonto e la presenza di oggetti moderni, come il videogioco nel bar, che hanno la stessa valenza straniante delle locomotive nelle tele del pittore italiano.

La sacra rappresentazione di una Passione inaspettatamente divide in due il film che è un ritratto metaforico della società moderna, dove la sessualità è motore nascosto che mette in luce i conflitti in movimento sotto le apparenze. Brad Davis, allora all’apice del successo ottenuto con Fuga di mezzanotte di Alan Parker, incarna la sensualità di Querelle, oggetto del desiderio per antonomasia, dandogli quella vulnerabilità voluta da Fassbinder del tutto estranea al romanzo.

Querelle de Brest porta sullo schermo spiriti irrequieti, smarriti e spesso in cerca di sé stessi, per cui la scoperta della propria essenza più profonda, corredata dalla sua completa accettazione, è il fine più alto dell’intera esistenza. Franco Nero nei panni del tenente Seblon, superiore di Querelle, e Jean Moreau in quelli di Lysiane, un’ombra nelle pagine originali diventata sullo schermo emblema della femminilità stessa, incarnano anche il Cinema di cui furono protagonisti.

L’avvilupparsi di Eros e Thanatos presente in maniera reiterata in tutta l’opera di Rainer Werner Fassbinder, in particolare in Querelle de Brest è mezzo per mettere a nudo la menzogna di una pretesa sessualità immune alle emozioni, un mito impossibile che soccombe all’incapacità di dominare i sentimenti quando la carnalità dei corpi smuove parti ancestrali dell’anima, talmente remote, profonde e irraggiungibili, da risultare ai più sconosciute. Perciò anche più vere e sincere.

In occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa del più grande cineasta tedesco, Viggo Distribuzione porta nelle sale l’inedito documentario Fassbinder di Annekatrin Hendel, insieme alla riproposizione di cinque suoi titoli: L’amore è più freddo della morte, Le lacrime amare di Petra von Kant, La paura mangia l’anima, Effi Briest e Il matrimonio di Maria Braun. Nuova importante occasione per (ri)scoprire l’attualità di un autore capitale e imprescindibile.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’universo di Jean Genet nella visione di Rainer Werner Fassbinder
  3. Passioni e repressioni nascoste sotto il velo delle apparenze
  4. L’atmosfera metafisica di un’eternità senza tempo
  5. La Passione al centro del film / Brad Davis è Querelle
  6. Franco Nero è il tenente Seblon / Jeanne Moreau è la Donna in ogni sua personificazione / Il regista Rainer Werner Fassbinder sul set tra i suoi attori
  7. L’inestricabile connubio di Eros e Thanatos, amore e morte
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    © 1982 Planet Film Munich / Gaumont Paris

IN COPERTINA

Brad Davis è il marinaio Querelle
© 1982 Planet Film Munich / Gaumont Paris

courtesy Ufficio stampa Fondazione Rainer Werner Fassbinder

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Querelle
  • Regia: Rainer Werner Fassbinder
  • Con: Brad Davis, Franco Nero, Jeanne Moreau, Laurent Malet, Hanno Pöschl, Günther Kaufmann, Burkhard Driest, Roger Fritz, Dieter Schidor, Nadja Brunckhorst, Michael McLernon, Karl Scheydt, Gilles Govois, Werner Asam, Axel Bauer, Vitus Zeplichal, Karl-Heinz von Hassel, Isolde Barth, Robert V. Ackeren, Wolf Gremm, Frank Ripploh, Volker Spengler, Harry Baer, Y Sa Lo
  • Soggetto: Jean Genet dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Rainer Werner Fassbinder, Burkhard Driest
  • Fotografia: Xaver Schwarzenbergen, Josef Vavra
  • Musica: Peer Raben
  • Montaggio: Juliane Lorenz, Franz Walsch (RWF)
  • Scenografia: Rolf Zehetbauer
  • Costumi: Barbara Baum, Monika Jacobs
  • Produzione: Dieter Schidor in collaborazione con Sam Waynberg per Planet-Film (Monaco) in coproduzione con Albatros (Monaco) e Gaumont (Parigi)
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Repubblica Federale Tedesca / Francia, 1982
  • Durata: 108′ minuti