“Il mio passato è un fiume avvelenato da cui ho avuto la fortuna di poter fuggire,
e dal quale mi sento immediatamente minacciato, anni dopo gli eventi narrati.
”
William S. Burroughs

Presentato in concorso all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, Queer di Luca Guadagnino è la prima trasposizione cinematografica del tormentato romanzo breve di William S. Burroughs.
Tormentato perché già nell’introduzione, un paio di pagine prima delle parole citate qui sopra, l’autore s’interrogava sull’origine del testo – “Perché dovevo fare una cronaca così precisa di quei ricordi estremamente dolorosi, spiacevoli, laceranti?” – a testimonianza di una valenza autobiografica fortissima insita nel racconto, scritto tra il 1951 e il 1953, ma pubblicato infine più di trent’anni dopo soltanto nel 1985.
Pur non raccontandolo nel romanzo, il libro scaturisce dal dramma che ha spezzato in due la vita di Burroughs, quando per un macabro gioco sotto effetto di droghe – la dinamica dei fatti non è mai stata definitivamente accertata – ha ucciso sua moglie Joan con un colpo di pistola, coltivando dentro di sé il rimorso per l’insensata tragedia cha ha accompagnato tutto il resto della sua lunga esistenza fino alla fine dei suoi giorni.
Diviso in due parti distinte, che il film trasforma in tre capitoli con un epilogo, Queer racconta più che altro una situazione sociologica, a Città del Messico negli anni Cinquanta del Novecento, con una nutrita colonia di cittadini degli Stati Uniti che per vari motivi, più o meno equivoci o legati a pendenze giudiziarie, non possono fare ritorno in patria; in questo gruppo campione di varia umanità si muove il protagonista Lee, dedito all’uso di stupefacenti e divorato dal desiderio, che non è banalmente solo carnale, per il vigore dei ragazzi che consuma con lo sguardo, fino all’incontro col giovane Eugene ‘Gene’ Allerton, un enigma come tutti coloro che preferiscono tacere evitando di esporsi, incuranti del pensiero altrui nei loro riguardi.

Luca Guadagnino, che ha letto il romanzo a diciassette anni, ha avuto una fascinazione per questa storia d’amore complessa e controversa, fatta di rapporti economici e di un instabile altalenare tra piacere e repulsione, coltivando a lungo il desiderio di trarne un film; il risultato è un’opera notevole soprattutto sul piano visivo perché, ispirato ai film della coppia Michael Powell & Emeric Pressburger, ha creato la magica atmosfera del mondo di Queer interamente in studio, grazie agli artisti e alle maestranze di Cinecittà.

Con un’innegabile impronta visiva che pare rimandare alla luce nelle tele di Edward Hopper, il film è ricco di inevitabili assonanze col Cinema di David Lynch e David Cronenberg, soprattutto nella parte in fondo che tenta di dare finale a un romanzo incompiuto; nelle splendide immagini relative agli effetti dell’erba sciamanica yage sui corpi dei protagonisti, alla ricerca di una connessione telepatica che già ha attirato l’interesse dei servizi segreti statunitensi e sovietici, sembra citare non a caso Il demone sotto la pelle di Cronenberg.

L’ottima interpretazione di Daniel Craig, nel ruolo centrale di un uomo vittima delle sue dipendenze – droga, ma anche alcolici e sentimenti – senza alcun amor proprio residuo, prende distanza definitiva dall’agente 007 e apre una fase nuova della sua carriera. Al suo fianco l’atletico Drew Starkey è il giovane Allerton, un irriconoscibile Jason Schwartzman è il compagno di bevute Joe Guidry, mentre Lesley Manville è la dottoressa Cotter a cui lo sceneggiatore Justin Kuritzkes ha cambiato genere rispetto al romanzo.

A tratti cupo come un incubo per i riferimenti al fatale colpo di pistola, Queer sfoggia una colonna sonora dissonante sul piano cronologico con musica contemporanea, firmata da Trent Reznor e Atticus Ross che insieme a Caetano Veloso cantano anche una canzone le cui parole erano scritte sul diario di Burroughs alla data che ha preceduto di tre giorni la sua morte. L’anelito dei personaggi al disincarnarsi dà forma al conflitto umiliante di ogni uomo, tra la spinta alla spiritualità e la tirannia imperante della propria carnalità.

Queer di Luca Guadagnino è la plastica ulteriore dimostrazione di un intento del cineasta siciliano che attraversa tutta la sua filmografia più recente, andando indietro a Bones and all e oltre, quello di cercare la fragilità dell’uomo anche nell’oscurità. Adesso finalmente, il film sarà nelle sale italiane dal prossimo 17 aprile distribuito da Lucky Red.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’incontro tra Lee e Allerton
  3. La splendida ambientazione costruita a Cinecittà
  4. Una fusione plastica carnale come desiderio d’intesa intellettuale
  5. Daniel Craig è protagonista Lee / Drew Starkey è il giovane Allerton
  6. Lesley Manville è la dottoressa Cotter / Il desiderio di contatto epidermico
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    courtesy Ufficio stampa Lucky Red
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    © 2024 The Apartment Srl / Fremantle Media North America Inc. / Frenesy Film Company Srl

IN COPERTINA

Daniel Craig è il protagonista Lee, alter ego di William Burroughs
© 2024 The Apartment Srl / Fremantle Media North America Inc. / Frenesy Film Company Srl

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Queer
  • Regia: Luca Guadagnino
  • Con: Daniel Craig, Drew Starkey, Jason Schwartzman, Henrique Zaga, Drew Droege, Andra Ursuta, Ariel Schulman, Andres Duprat, Omar Apollo, David Lowery, Lisandro Alonso, Michaël Borremans, Michael Kent, Colin Bates, Ronia Ava, Lesley Manville, Daan De Wit, Simon Rizzoni, La Bruja de Texcoco, Silverio Castro, Amir Antonio Samande Chavez, Andrea Montserrat Rios Hernandez, Claudio Cardenas, Gilberto Barraza, Jean Carlos Gonzales Flores, Lorenzo Pozzan, Juan Domingo Sandoval Puga, Mery Patricia Atencio Huaranca
  • Soggetto: William S. Burroughs dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Justin Kuritzkes
  • Fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
  • Musica: Trent Reznor & Atticus Ross
  • Montaggio: Marco Costa
  • Scenografia: Stefano Baisi
  • Costumi: Jonathan W. Anderson
  • Produzione: Lorenzo Mieli e Luca Guadagnino per Fremantle, Fremantle North America, The Apartment – società del gruppo Fremantle e Frenesy Film Company in collaborazione con Cinecittà e Frame by Frame
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia / USA, 2024
  • Durata: 136′ minuti