Il 3 Aprile 2016 diventa di pubblico dominio il fascicolo contenente più di undicimila documenti riservati, usciti dallo studio legale panamense Mossack Fonseca, che rivelano nomi di ricchi individui e società – con l’identità di prestanome e reali proprietari – da tutto il mondo, che nel Paese centroamericano hanno nascosto ingenti quantità di denaro per sottrarle al fisco.
La scoperta di un’economia mondiale segreta illegale, che fonda il suo prosperare sull’esistenza dei paradisi fiscali utilizzati anche dalla criminalità per riciclare guadagni da attività illecite, non è certo una novità, ma l’enorme quantità di documenti rivelati e l’estesa copertura temporale delle informazioni – utile a tracciare una storia di queste operazioni finanziarie dalla fine degli anni ’70 a oggi – hanno reso epocale la portata di questo scandalo, ormai universalmente noto come ‘Panama papers’. Il giornalista investigativo vincitore di due premi Pulitzer Jake Bernstein, mentre scriveva il suo libro Secrecy World – inside the Panama papers investigation of illicit money networks and the global elite, ha affiancato in veste di consulente lo sceneggiatore Scott Z. Burns e il regista Steven Soderbergh, per la quarta volta insieme su un progetto comune, nella realizzazione di The laundromat adesso disponibile nel catalogo Netflix sotto il titolo di Panama papers.

Per trattare un argomento tanto complesso, apparentemente alieno alla vita quotidiana dei più, con l’obiettivo di far recepire al pubblico la maggior quantità di informazioni possibile, ma soprattutto per rendere evidente il fatto che queste operazioni finanziarie occulte danneggiano tutti noi come collettività e possono in certi casi arrivare a condizionare anche le nostre vite individuali, Burns & Soderbergh hanno scelto di utilizzare l’ironia realizzando, con argomenti molto seri, una commedia estremamente divertente.

Ispirato a un modello prestigioso come Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick, Panama papers adotta toni caustici per raccontare il dilagare di corruzione e avidità in tutto il globo, con gli avvocati titolari dello studio da cui sono trapelate le rivelazioni – Jürgen Mossack e Ramón Fonseca, rispettivamente interpretati con stile da Gary Oldman e Antonio Banderas – a fare da guida in questo viaggio. Intrecciate tra un inizio esilarante e un finale con colpo di scena, varie storie si intersecano per raccontare il flusso del denaro.

Meryl Streep nel ruolo di Ellen Martin, una vedova che non si arrende alla truffa e lotta caparbiamente per ottenere risarcimento e giustizia, incarna molte persone reali che nel lutto trovano la determinazione necessaria a combattere un sistema fraudolento. Il film di Steven Soderbergh apertamente punta il dito contro gli Stati Uniti d’America, il più grande paradiso fiscale del mondo, invocando la necessità politica di cambiare le regole, perché la crescente disparità tra pochi ricchi e masse in povertà non è modello sostenibile.

Realizzato molto velocemente in soli tredici giorni di riprese, nonostante la storia attraversi gli oceani da una parte all’altra del globo spingendosi fino in Cina, Panama papers paradossalmente contrappone una recitazione realistica per un personaggio immaginario come Ellen Martin a quella caricaturale e sopra le righe dei due legali realmente esistenti, che continuamente si rivolgono a noi attraverso la macchina da presa parlando di mucche & banane, creando momenti davvero esilaranti.

Presentato in concorso alla 76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, il film è un’ottima commedia che con l’arma dell’intrattenimento crea consapevolezza su situazioni che vorrebbero restare nell’ombra; la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, uccisa due anni fa con un’auto imbottita di esplosivo, indagava proprio sulle informazioni scaturite dai Panama papers, il suo sacrificio per il diritto all’informazione collettivo non deve essere dimenticato.

Perciò dato lo specifico valore ‘divulgativo’ del film, anche se la visione su grande schermo resta quella preferibile, diventano molto utili la diffusione globale e l’ampia visibilità che Netflix può offrire a livello planetario.

Didascalie immagini

  1. Locandina originale
  2. Il vero protagonista di questa brutta storia: il denaro
  3. Tra l’esilarante inizio preistorico e il colpo di scena finale, Ellen Martin è il cuore emozionale del film
  4. Gary Oldman e Antonio Banderas sono gli avvocati Jürgen Mossack e Ramón Fonseca
  5. Meryl Streep è Ellen Martin, James Cromwell suo marito Joe
  6. L’episodio cinese con Matthias Schoenaerts girato come un thriller
  7. Jeffrey Wright è Malchus Irvin Boncamper / Nonso Anozie è Charles / Sharon Stone è Hannah

© 2019 Netflix

IN COPERTINA
Jürgen Mossack e Ramón Fonseca come due Virgilio moderni sono guide in questo inferno finanziario
© 2019 Netlix

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The laundromat
  • Regia: Steven Soderbergh
  • Con: Meryl Streep, Gary Oldman, Antonio Banderas, Jeffrey Wright, Melissa Rauch, Jeff Michalski, Jane Morris, Robert Patrick, David Schwimmer, Cristela Alonzo, Larry Clarke, Will Forte, Chris Parnell, Nonso Anozie. Larry Wilmore, Jessica Allain, Nikki Amuka-Bird, Matthias Schoenaerts, Rosalind Chao, Kunjue Li, Ming Lo, James Cromwell, Sharon Stone
  • Soggetto: Jake Bernstein dal suo libro Secrecy world
  • Sceneggiatura: Scott Z. Burns
  • Fotografia: Peter Andrews
  • Musica: David Holmes
  • Montaggio: Mary Ann Bernard
  • Scenografia: Howard Cummings
  • Costumi: Ellen Mirojnick
  • Produzione: Lawrence Grey, Gregory Jacobs, Michael Sugar e Scott Z. Burns per Grey Matter, Sugar23, Anonymous Content e Topics Studios con Netflix
  • Genere: Commedia
  • Origine: USA, 2019
  • Durata: 95′ minuti