
“Nessun’altra terra!” recita il titolo del miglior documentario europeo 2024, fresco vincitore dell’EFA che già all’esordio al 74° Festival Internazionale del Cinema di Berlino aveva vinto il Premio al Miglior Documentario e quello assegnato dal pubblico per la stessa categoria.
Comprensibile riscontro, perché è impossibile assistere alla proiezione di No other land senza essere travolti da un forte sentimento d’indignazione, per la crudeltà gratuita e l’arroganza dei soldati che si accaniscono a impedire semplicemente lo scorrere della vita di comunità civili inermi, vittime degli intenti predatori dello Stato di Israele e dei suoi coloni.
In un arco temporale che va dall’estate 2019 al 23 ottobre 2023 – quando era iniziata da due settimane l’azione genocida ancora in corso, che assume sempre più gli aspetti di premeditata “soluzione finale” ai danni del popolo palestinese – il film segue il pacifico attivismo di Basel Adra per difendere la sua comunità di Masafer Yatta, una ventina di piccoli villaggi in una zona remota della Cisgiordania meridionale, e l’incontro con Yuval Abraham, giornalista israeliano attivo per contrastare un’azione portata avanti dalle istituzioni sioniste anche a suo nome, come cittadino di Israele. Un’amicizia tra due giovani coetanei leale e sincera, consolidata da una lotta comune per la giustizia e il diritto di un popolo a vivere in serenità sulla terra dei propri avi, ma condizionata inevitabilmente da una profonda disparità; mentre Basel non ha diritto di voto, vive in uno Stato fantasma economicamente distrutto senza poter uscire dai confini, nonostante gli studi in giurisprudenza può aspirare solo a una manovalanza edile in Israele, in contrapposizione Yuval ha la più completa libertà di movimento e ogni diritto garantito dalla sua appartenenza allo Stato ebraico.

La regia di No other land è firmata dagli stessi Basel e Yuval – insieme ai sodali Rachel Szor e Hamdan Ballal – che vediamo anche davanti alla macchina da presa, il film mette a nudo tutta l’ipocrisia insita nelle azioni di un potere che vuole salvare le apparenze, costruendo l’immagine di una legalità che non sussiste. Nel 2019 la Corte Suprema di Israele, dopo ventidue anni impiegati per deliberare, ha dichiarato Massafer Yatta zona militare e i villaggi, già sulle carte del XIX secolo, illegali e abusivi.

La propaganda ha iniziato la mistificazione della realtà costruendo l’immagine di arabi fuorilegge che ostinatamente costruiscono insediamenti all’interno di una zona di addestramento militare, mentre alcuni intervistati sono eredi di famiglie stanziate in quei luoghi dal 1830. La parvenza di una legalità da ripristinare può forse giustificare l’approccio dei soldati che procedono a demolire le povere case, ma non certo l’accanimento e la crudeltà di una distruzione solamente fine a sé stessa.

Ogni volta le ruspe si presentano sotto scorta armata a demolire non solo abitazioni, ma anche la scuola elementare o perfino un ovile e un pollaio, nell’evidente intento di sradicare la comunità locale spingendo le famiglie ad andarsene, mentre la maggior parte trova riparo nelle grotte a condizioni difficili, per una resistenza che è la scelta più ardua. Esposti alla violenza dei soldati, ma anche di coloni ebrei, invasori e armati, a cui sono state costruite nuove casette a schiera poco distante.

Ascoltiamo il racconto di Basel su alcuni suoi ricordi d’infanzia come l’arresto del padre Nasser, attivista prima di lui, e assistiamo alle vicende di persone come Harun Abu Aram, paralizzato dai proiettili dell’esercito che gli hanno lesionato la spina dorsale. Un imperversare impunemente in questa zona che va avanti da decenni, con una prova di forza impari che concede ai coloni di Israele potere assoluto sul destino dei palestinesi, una forma di terrorismo psicologico senza fine.

Al di fuori del documentario, l’uccisione del piccolo Mohammed al-Tamimi di appena due anni, a cui un soldato israeliano ha sparato alla testa il 1° giugno 2023 al villaggio di Nabi Saleh, senza che alcuna indagine sia stata avviata per accertare i fatti, è uno di quegli episodi che dimostra sul campo lo scarso valore dato alle vite degli arabi dalle forze d’occupazione; No other land di Basel Adra, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Yuval Abraham è un’opera necessaria a fare informazione su un crimine contemporaneo e sarà nelle sale italiane dal prossimo 16 gennaio distribuito da Wanted Cinema.
