
Terzo lungometraggio diretto a quattro mani dal regista Mehdi Idir con il sodale Grand Corps Malade, cantautore francese – all’anagrafe Fabien Marsaud – per cui ha realizzato molti videoclip, Monsieur Aznavour è sì un film biografico sul grande artista francese, simbolo stesso della canzone d’autore d’oltralpe (con mille e duecento brani, di cui almeno mille scritti da lui stesso e in gran parte da solo) ma anche una storia formidabile di tenacia esemplare.
Nato a Parigi nel 1924, figlio di immigrati apolidi sfuggiti al genocidio armeno, Shahnourh Varinag Aznavourian – in arte Charles Aznavour – ha iniziato giovanissimo a calcare le scene, impiegando però oltre vent’anni ad arrivare al successo. Grazie all’accesso privilegiato agli archivi privati dell’artista, che i due cineasti hanno conosciuto e frequentato coinvolgendolo nelle fasi iniziali del progetto, il film si concentra soprattutto sugli anni degli inizi vissuti in povertà, restituendo il ritratto di un uomo determinato che nonostante avesse tutto contro – il razzismo di una critica che si accaniva considerandolo straniero, la bassa statura, una voce velata estranea a ogni canone vocale dell’epoca – ha continuato a insistere rischiando personalmente ogni suo avere, frutto degli anni di lavoro in Canada e al seguito di Edith Piaf, per finanziare il suo primo tour da solista che si chiuse poi all’Olympia di Parigi, dove ebbe finalmente la sua consacrazione. Divisa in cinque parti, la struttura narrativa costruisce il ritratto dell’essere umano dietro l’immagine pubblica e, implicitamente nel confronto con l’amico Pierre Roche con cui a lungo ha diviso la scena agli inizi, rivela il prezzo personale pagato coi sacrifici, suoi e dei familiari a cui ha inevitabilmente tolto tempo e attenzione, per riuscire ad affermarsi. Da questo lato la perdita del figlio Patrick, morto a venticinque anni, fu per tutta la sua vita fonte di un dolore profondo, evento funesto di cui non voleva nemmeno parlare.

La prova gigantesca di Tahar Rahim riesce nell’improbo compito di offrire un’interpretazione credibile anche per chi, come il sottoscritto, ha ben presente l’originale, incarnando un uomo che, senza schierarsi mai politicamente, ha usato la sua visibilità per dare rilievo a importanti istanze umane, prima che sociali. Nel 1972 con il brano Comme ils disent [Come si dice] da lui scritto, ma anche interpretato senza timori, fu tra i primi a parlare di omosessualità senza scherno o disprezzo, ponendo l’accento su sentimenti e vulnerabilità; quella relativa a questo brano è forse la sequenza più toccante del film.

A un certo punto della sua straordinaria carriera artistica, durata settant’anni, Aznavour scoprì gusto e piacere di mettere in poesia le sue emozioni in prima persona, perciò le canzoni nel film scandiscono il ritmo della sua vita come parte integrante della storia e i due registi, facendo tesoro dell’esperienza nella produzione di video musicali, sono riusciti a trovare ogni volta un linguaggio visivo originale e diverso per dare forma a ogni brano che accompagna lo scorrere della sua vita, inserendolo in maniera organica nel flusso complessivo della narrazione.

Infaticabile e sempre in attività Charles Aznavour ha avuto anche una carriera da attore partecipando ad almeno cinquanta titoli, ma per esigenze di sintesi nel film è presente soltanto un riferimento a Tirate sul pianista (1960) di François Truffaut, la sua prova più famosa probabilmente. Il grande cantante aveva però anche la passione di filmare in modo amatoriale i suoi viaggi nel mondo; la prima cinepresa fu un regalo personale dell’amica Edith Piaf e buona parte delle riprese prodotte sono di recente confluite nel documentario Le Regard de Charles, disponibile in Italia su RaiPlay sotto il titolo Aznavour by Charles.

Pur nella sua struttura cronologica tradizionale Monsieur Aznavour di Mehdi Idir e Grand Corps Malade si eleva rispetto agli orribili film – soprattutto statunitensi – realizzati negli ultimi anni su altre biografie d’artista musicali, tracciando il ritratto di un uomo solare, curioso della vita, figura autoriale unica che ancora si staglia imponente sulla tristezza dell’omologazione contemporanea. Il film è adesso nelle sale distribuito da Movies Inspired.