La parola italiana ‘manifesto’ nell’accezione di ‘scritto che rende noti i principi ispiratori e il programma di un movimento politico, artistico o culturale’ è diventata internazionalmente diffusa e ormai di uso comune, adesso è anche il titolo del primo lungometraggio del bavarese Julian Rosefeldt.
Il progetto è nato come imponente installazione su tredici schermi e si è concretizzato solo dopo cinque anni di attesa, quando finalmente l’attrice australiana Cate Blanchett, la sola e unica scelta possibile per il videoartista tedesco, ha accettato nel 2015 di farne parte.
Dopo vari allestimenti nelle gallerie d’arte contemporanea più importanti del mondo, da Berlino agli Stati Uniti fino all’Australia dove ha esordito all’Australian Center for Moving Image di Melbourne, le tredici proiezioni originali sono state rielaborate dall’autore nei novanta minuti del film, inaugurando così questo nuovo canale di diffusione cinematografico che certo garantisce maggiore visibilità, quindi longevità, all’opera stessa.
Presente nella selezione delle più importanti manifestazioni cinematografiche, dal Sundance Film di Park City nello Utah al Festival di Cannes, il lungometraggio Manifesto sarà in programmazione anche sugli schermi italiani distribuito da I wonder pictures, ma solo per tre giorni – dal 23 al 25 ottobre – seguendo la nuova moda [discutibile] d’inseguire l’evento riducendone la disponibilità in sala.

Il lavoro straordinario e per certi versi monumentale che Julian Rosefeldt ha fatto è stato quello di andarsi a studiare una quantità eterogenea di manifesti dei più disparati ambiti culturali del XX secolo – da quello del partito comunista scritto da Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848 a quello cinematografico del Dogma di Lars von Trier datato 1995, da quello dell’architettura futurista di Antonio Sant’Elia del 1914 a quello del movimento artistico Fluxus del 1963 – selezionandone poi dei frammenti che uniti insieme sono andati a costituire il tessuto testuale stesso del suo Manifesto.

Cate Blanchett che già in passato ha dato prova del suo trasformismo – indimenticabile l’interpretazione mimetica nel ruolo di Bob Dylan per Io non sono qui di Todd Haynes – con eclettismo straordinario riveste tredici ruoli diversi recitando come monologhi i brani dei manifesti, associati a contesti diversi senza una narrazione tradizionale. Le idee dei movimenti culturali del secolo scorso messe a confronto con la nostra travagliata contemporaneità creano un corto circuito capace di amplificarne la potenza, con associazioni tra testo e contesto che generano, in diversi momenti, inattesi effetti ironici molto divertenti.

Ecco allora l’attrice doppio premio Oscar recitare il manifesto Dadaista come orazione funebre nel ruolo di una vedova affranta davanti al feretro del consorte; insegnante di scuola affidare un compito ai suoi piccoli alunni citando con serietà assoluta Jim Jarmusch, Werner Herzog e Lars von Trier; ma soprattutto, il momento forse più esilarante del film, è l’enunciazione del manifesto della Pop Art trasformato nella preghiera del Ringraziamento di una madre conservatrice, a tavola con tutta la famiglia davanti al tradizionale tacchino farcito della festa. La prova di Cate Blanchett è superlativa, con sfoggio anche di un perfetto accento russo nell’interpretazione di una coreografa.

Girato in soli undici giorni interamente a Berlino dove Julian Rosefeldt vive e lavora, Manifesto più che un semplice film è una colta riflessione sociale, che non richiede conoscenze specifiche del materiale tratto dai vari manifesti perché la visione, spesso cupa a causa di una colonna sonora intimidatoria, risulta leggera e divertente contro ogni aspettativa, vista l’origine alta e altra del materiale di base.
L’Arte vuole verità non sincerità‘, così soffiando via dal testo tutta la polvere del tempo Manifesto ritrova la spinta propulsiva che ha generato gli scritti originali, riscoprendone l’attualità e ponendola in relazione, anche politica, col presente.

La passione e i sentimenti innovativi che hanno animato poeti, pittori, filosofi, cineasti e scrittori a produrre queste dichiarazioni d’intenti rivoluzionarie, riemergono in un’opera unica e intelligente tutta da scoprire.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Cate Blanchett: punk tatuata e operaia in un inceneritore
  3. Cate Blanchett: scienziata e giornalista del tg
  4. Cate Blanchett insegnante e i suoi piccoli allievi
  5. Cate Blanchett: vedova addolorata e madre di famiglia il giorno del Ringraziamento
  6. Cate Blanchett: sudicio senzatetto e coreografa russa

© 2016 Julian Rosefeldt / VG Bild-Kunst

IN COPERTINA:
Cate Blanchett burattinaia con la marionetta di se stessa
© 2016 Julian Rosefeldt / VG Bild-Kunst

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Manifesto
  • Regia: Julian Rosefeldt
  • Con: Cate Blanchett, Erika Bauer, Ruby Bustamante, Carl Dietrich, Marie Borkowski Foedrowitz, Ea-Ja Kim, Marina Michael, Hannelore Ohlendorf, Ottokar Sachse, Ralf Tempel, Jimmy Trash, Andrew Upton
  • Sceneggiatura: Julian Rosefeldt
  • Fotografia: Christoph Krauss
  • Montaggio: Bobby Good
  • Scenografia: Erwin Prib
  • Costumi: Bina Daigeler
  • Produzione: Julian Rosefeldt e Cornelia Ackers per The ACMI - Australian Centre for the Moving Image di Melbourne, The Art Gallery of New South Wales di Sydney, The Nationalgalerie - Staatliche Museen zu Berlin di Berlino, The Sprengel Museum di Hannover, The Burger Collection di Hong Kong e il festival The Ruhrtriennale con il supporto di Medienboard Berlin-Brandenburgand in cooperazione con the Bayerischer Rundfunk.
  • Genere: Sperimentale
  • Origine: Germania, 2017
  • Durata: 95' minuti