
Mistico e misterioso, L’uovo dell’Angelo di Mamoru Oshii è un enigma affascinante, considerato da più parti il capitolo zero dell’opera da artista indipendente del cineasta giapponese, l’inizio del percorso autoriale che, dopo gli esordi alla Tatsunoko Production e l’apporto fondamentale a una serie storica come Lamù la ragazza dello spazio – di cui ha firmato anche due lungometraggi – è approdato alla creazione di un oggetto di culto universale come Ghost in the Shell.
Realizzato nel 1985 e distribuito allora senza troppo clamore, il film agli esordi ottenne un prevedibile insuccesso sul piano commerciale, dovuto alla natura esoterica e filosofica del progetto che certo non risulta particolarmente accattivante dal punto di vista dell’intrattenimento; nel corso degli anni però si è conquistato una devozione da parte di un gruppo sempre più consistente di appassionati.
Un panorama apocalittico prevalentemente notturno, ambienti deserti e sconfinati in cui gli unici movimenti sono di natura bellica, con gigantesche macchine da guerra in marcia nell’oscurità e pattuglie di soldati tutti uguali, impegnati a dare la caccia a ombre volanti in forma di pesci. Due personaggi senza nome o identità vagano in un’atmosfera di oscura desolazione: una bambina dai lunghi capelli chiari, senza un passato o una destinazione, custode di un uovo bianco misterioso, incontra sul suo cammino un giovane che porta con sé una grande croce pesante, forse una spada, raccontando di un diluvio universale che non si sa se già avvenuto o di là da venire.
Più che una narrazione tradizionale L’uovo dell’Angelo è un’opera che vive di atmosfere e suggestioni, stracolma di rimandi biblici alle Sacre Scritture, con un’ambientazione sospesa in panorami d’antico sapore europeo; gotiche cattedrali buie e in rovina, a tratti, fanno capolino sullo sfondo.

Portatore di molteplici significati metaforici, il film suggerisce verità esoteriche con immagini cariche di valori reconditi; ad esempio, la visione di un oggetto che rappresenta la Coscienza Universale, in alto nel cielo nella sequenza iniziale, trova conferma sul finale di come ogni essere sia frammento puro della sua essenza. La cupezza di un racconto ambientato in luoghi bui e distrutti trova riscatto nella dolce consapevolezza della transitorietà di questo mondo, che per quanto appaia reale, sarà sempre destinato alla polvere.

Mamoru Oshii ne ha scritto la sceneggiatura e curato la regia, ma autore alla pari del lungometraggio, per la parte visiva e coautore del soggetto, è da annoverare anche il veterano Yoshitaka Amano entrato nella storia dell’animazione giapponese per iconiche serie oggi considerate dei classici, in cui ha lavorato al disegno dei personaggi creando eroi immortali come la squadra dei Gatchaman, Tekkaman, Kyashan e Hurricane Polimar, ma anche Yattaman e Calendar Men, ormai patrimonio collettivo irrinunciabile per diverse generazioni.

L’incontro artistico tra questi due giganti del panorama dell’animazione nipponica, insieme al restauro in 4k presentato in anteprima all’ultimo Festival di Cannes nel quarantennale del film, è motivo sufficiente a definire l’eccezionalità di questa occasione di poter vedere sul grande schermo L’uovo dell’angelo, fin qui inedito in Italia, che sarà nelle sale solo dal 4 al 10 dicembre distribuito da Lucky Red.