Abbiamo il diritto di contrastare, irreversibilmente, la saggezza evolutiva di milioni di anni, al fine di soddisfare l’ambizione e la curiosità di alcuni scienziati? Questo mondo ci viene dato in prestito. Veniamo e andiamo; e dopo un po’ lasciamo terra, aria e acqua agli altri che verranno dopo di noi. La mia generazione, e forse la precedente, è stata la prima a impegnarsi, sotto la guida delle scienze esatte, in una distruttiva guerra coloniale contro la Natura. Il futuro ci maledirà per questo.
Erwin Chargaff, biochimico che ha contribuito a scoprire il DNA, Science Magazine, 4 giugno 1976

Alice Woodard è una madre separata che lavora, ingegnere e allevatrice di prodotti genetici per la Planthouse Biotechnologies, grande azienda impegnata a progettare, creare e commercializzare nuove specie vegetali.
Insieme alla sua équipe Alice ha creato un fiore dalle potenziali proprietà terapeutiche, studiato per risolvere patologie depressive, che se annaffiato con puntuale regolarità, tenuto a temperatura ideale e confortato quotidianamente con dolci parole, emana un profumo capace di dare la felicità; una nuova razza botanica che chiede solo amorevole cura, deliberatamente programmata sterile dalla sua creatrice, senza alcuna capacità di riproduzione attraverso semi, spore e germogli come avviene in natura.
Contro ogni protocollo aziendale Alice porta a casa un esemplare del fiore, chiamato Little Joe in onore di suo figlio Joe – in fondo la pianta è il suo ‘secondo genito’ – per farne dono al ragazzo e, mentre tra i suoi collaboratori e persino nel cane di una collega, mascotte di tutta la squadra in azienda, s’iniziano a notare comportamenti in netto contrasto con le loro personalità, sorge in lei il sospetto che il profumo di Little Joe possa sviluppare capacità manipolatorie sul cervello umano.

Ispirata anche da La piccola bottega degli orrori, la viennese Jessica Hausner ha scritto insieme a Géraldine Bajard il film Little Joe restando in equilibrio su territori ambigui cui lo spettatore, secondo la propria sensibilità, è chiamato a dare valore e significanza; meccanismo collaudato che le due sceneggiatrici avevano già messo in campo per Lourdes in relazione al miracolo, che a Venezia 66 fu premiato dall’Organizzazione Cattolica e dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

Little Joe riesce a creare suspense e tensione oscillando continuamente tra paranoia e razionalità, ma senza mai scegliere una precisa versione dei fatti, anche grazie a un utilizzo originale della colonna sonora – dall’album Watermill del compositore giapponese Teiji Ito (Tokyo, 22 gennaio 1935 – Haiti, 16 agosto 1982) – popolata di rumori, percussioni e sferragliamenti, ma anche l’abbaiare di cani, che in certi casi sembrano suggerire reazioni interiori dei personaggi, invisibili alla macchina da presa.

Ottima anche la scelta del cast che gioca con l’idea che il pubblico, anche quando non riconosce specificatamente un attore, inconsciamente mantiene di un volto mutuato da ruoli precedenti in altri film; ecco istintivamente associata diffidenza a David Wilmot (Karl) per i molti cattivi cui ha dato corpo, oppure fiducia in Ben Whishaw (Chris) per la sensibilità incarnata altrove. Nel ruolo di Alice l’inglese Emily Beecham ha vinto il premio per la miglior attrice al Festival di Cannes 2019.

Nella realtà contemporanea, in cui esistono già esseri viventi prodotti da ingegneria genetica, il film di Jessica Hausner rappresenta anche un monito e un invito alla riflessione; l’accelerato progresso scientifico ci pone sempre davanti a nuove tecnologie di cui non conosciamo eventuali effetti collaterali, manifesti solo a lungo termine, e la comunità scientifica stessa si divide tra chi ritiene di avere tutto sotto controllo e chi cautamente vorrebbe tempi di sperimentazione più lunghi.

In questi tempi di pandemia poi il film si colora di nuove inquietudini, dato che nessuno sarà mai in grado di escludere con assoluta certezza che la virulenza del Covid 19, forse mutato davvero da un pipistrello, sia stata costruita in laboratorio. Jessica Hausner e il suo operatore Martin Gschlacht in Little Joe portano lo sguardo a espandersi verso prospettive diverse, con la macchina da presa che superando spesso i personaggi finisce a filmare lo sfondo nella perenne ricerca di un oltre.

Gravido di sospetti deliberatamente seminati lungo il percorso narrativo, Little Joe è costruito ad arte per mettere sempre in discussione l’integrità di ogni personaggio, alimentando – se inclini a credere al complotto – l’idea di una complicità diffusa; la suggestione di un’entità estranea che in qualche modo prende possesso degli individui cambiandoli è la stessa del classico L’invasione degli ultracorpi, ma la metafora della minaccia comunista di allora è sostituita dal pericolo del qualunquismo.

Dopo il successo riscosso al Festival di Cannes 2019 dove Little Joe di Jessica Hausner ha esordito in concorso, finalmente sarà disponibile al pubblico italiano dal prossimo 20 agosto distribuito nelle sale da Movie Inspired.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Una nuova specie di fiore con proprietà terapeutiche: Little Joe
  3. Sospetti di complotto
  4. Tra paranoia e razionalità, angoscia e plausibili spiegazioni
  5. David Wilmot è Karl / Ben Whishaw è Chris / Emily Beecham è Alice
  6. Nuove tecnologie e nuove paure, chi dissente deve spesso subire attacchi personali
  7. La macchina da presa che va esplorando un oltre.
  8. Responsabilità / La Planthouse Biotechnologies / Jessica Hausner al lavoro sul set – foto © Christa Amadea

© 2019 Coop99 Filmproduktion Gmbh / Essential Filmproduktion Gmbh / British Broadcasting Corporation / The British Film Institute

IN COPERTINA
Emily Beecham e Ben Whishaw sono Alice e il suo collaboratore Chris
© 2019 Coop99 Filmproduktion Gmbh / Essential Filmproduktion Gmbh / British Broadcasting Corporation / The British Film Institute

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Little Joe
  • Regia: Jessica Hausner
  • Con: Emily Beecham, Ben Whishaw, Kerry Fox, Kit Connor, David Wilmot, Phénix Brossard, Sebastian Hülk, Lindsay Duncan, Leanne Best, Andrew Rajan, Goran Kostic, Yana Yanezic, Jessie-Mae Alonzo, Phoebe Austin, Jason Cloud, Craig McGrath, Neil Menage, Marie Noel Ntwa Ydjumbwiths, Goran Kostic, Yana Yanezic, Janine Duvitski, Neil Menage, Karik Samuel, Quinton Arigi
  • Sceneggiatura: Jessica Hausner, Géraldine Bajard
  • Fotografia: Martin Gschlacht
  • Musica: Teiji Ito
  • Montaggio: Karina Ressler
  • Scenografia: Katharina Wöppermann
  • Costumi: Tanja Hausner
  • Produzione: Bruno Wagner, Bertrand Faivre, Philippe Bober, Martin Gschlacht, Jessica Hausner e Gerardine O’Flynn per Coop99, The Bureau e Essential Film con British Broadcasting Corporation Film e The British Institute con il supporto di Eurimages, Austrian Film Institute, FISA – Film Industry Support Austria, BFI, ORF (Film / Television Agreement), Filmfonds Wien e Bayerischer Rundfunk con Coproduction Office, Land Niederösterreich, Medienboard Berlin-Brandenburg e Arte
  • Genere: Thriller
  • Origine: Austria / Regno Unito / Germania, 2019
  • Durata: 105′ minuti