
A un anno dalla presentazione in concorso nella sezione Orizzonti dell’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, L’attachement di Carine Tardieu arriva finalmente sugli schermi italiani distribuito da No.Mad Entertainment. Ottima la scelta di mantenere il titolo originale francese, perché certamente la traduzione letterale con la parola ‘attaccamento’ si carica in italiano di significati estranei, che toglierebbero poesia, ma al posto de la tenerezza come sottotitolo sarebbe stato certo più appropriato l’affetto.
Liberamente tratto dal romanzo L’intimité di Alice Ferney, il film pone al centro il personaggio di Sandra, secondario nel testo originale, una donna indipendente proprietaria di una piccola libreria femminista che ha scelto di non avere un uomo al fianco preferendo relazioni indefinite, ma soprattutto ha deciso di non avere figli. Un sabato mattina i suoi vicini di casa sono costretti ad affidarle il piccolo Elliott, un bimbo di cinque anni e mezzo, perché alla madre Cécile si sono rotte le acque – sta per dare alla luce la sorellina Lucille – e suo marito Alex deve portarla urgentemente in clinica, mentre l’amica che si era resa disponibile a tenere con sé il bambino in vista del parto, è al momento irraggiungibile. Sandra non ha modo di sottrarsi, ma quella giornata come tante altre è destinata a segnarla per sempre, imprimendo un cambiamento irreversibile al suo modo di relazionarsi col mondo. A disagio davanti alla spiazzante sincerità di Elliott, con cui subito s’instaura naturalmente un rapporto affettivo che non aveva cercato, Sandra, che per natura ha un temperamento poco incline a esternare le emozioni, sarà messa in crisi da questo incontro e ogni sua certezza, dalle scelte fatte sul piano esistenziale alla consolidata pacifica accettazione della propria solitudine, andrà in frantumi rimettendo in discussione ogni cosa, tra l’impossibilità di negare i suoi sentimenti e il timore di rischiare il sacrificio della propria libertà.

Una magnifica Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo di Sandra regala un ritratto per lei inedito, molto spesso interprete di personaggi esuberanti più affini al suo essere, con un incedere improntato alla sottrazione senza esplosioni emotive, nel raccontare una donna riservata e discreta. Lo stesso può dirsi di Pio Marmaï, impegnato nel ruolo di Alex a incarnare un’insolita – per lui – fragilità, con Vimala Pons, che già avevamo apprezzato in Vincent deve morire di Stéphan Castang, a conferire una straordinaria intensità al personaggio di Emilia.

Esordiente assoluto il piccolo César Botti è sorprendente nel ruolo di Elliott, tassello centrale di un racconto che scandaglia la complessità dei sentimenti, con la raffinata sensibilità che solo uno sguardo femminile può dare, perché spesso certe dinamiche agli occhi di un uomo sono invisibili. Il film schiva e disinnesca ogni rischio di scadere nel patetico o nel convenzionale, raccontando l’affetto che s’impone e non offre alcuna alternativa che essere ricambiato, perché al di là di condizionamenti o pressioni sociali i sentimenti sono indomabili.

L’attachement – la tenerezza a tratti ha i toni della commedia, in particolare quando decostruisce certi eccessi oltranzisti del femminismo odierno dando voce a una pluralità di opinioni, che senza voler imporre una visione sulle altre rispecchia in fondo il sentire della regista che sull’argomento, con grande intelligenza, ha dichiarato: “Sono femminista per necessità ovviamente, ma non ho nulla dell’attivista.” Perché è doveroso perseguire parità di diritti, ma per contro in molti casi, oggi assistiamo a una criminalizzazione del maschio.

Con il tempo scandito dalla crescita della piccola Lucille, L’attachement – la tenerezza di Carine Tardieu è una riflessione sulla libertà femminile in mezzo a convenzioni che impongono spesso alle donne di dover giustificare scelte non conformi, punteggiato da commoventi momenti di intensa profondità, un’Emozione Visiva da non perdere, a tratti struggente.