“Sulle cause e i motivi che portarono alla fine si sarebbero potuti scrivere interi capitoli nei libri di storia. Ma dopo la fine nessun libro venne scritto più.”
Con queste parole si apre La terra dei figli il nuovo film di Claudio Cupellini ispirato al romanzo a fumetti omonimo creato da Gipi e ambientato in un mondo stravolto dall’apocalisse.
Padre e figlio vivono su una palafitta nella laguna con un rapporto improntato all’ostilità, atto a riprodurre tra le mura domestiche della loro povera baracca il clima di pericolo e diffidenza che regola ormai i contatti umani, vincolati a rapporti di forza aggressivi indotti da un’egoistica sopravvivenza che non lascia spazio ad altro.
In un mondo senza più la benché minima struttura sociale, senza valori condivisi e in cui la bestialità umana ha preso il sopravvento, alla morte del padre il ragazzo eredita il diario custodito gelosamente dal genitore, proibendo sempre al figlio ogni accesso. Nasce così per il giovane l’esigenza di trovare qualcuno capace di leggere quelle parole, il bisogno di scoprire i ricordi di un mondo che non c’è più e che lui, nato dopo il periodo dei veleni, non ha mai conosciuto. La strega a custodia della chiusa, confine sicuro e argine all’ignoto minaccioso resto del mondo, è costretta ad aprire i cancelli per dare inizio al viaggio in un mondo distrutto, fatto di fango e dolore, in cerca di un interprete che possa svelare i segreti che il padre ha affidato ai segni vergati su quelle pagine preziose.

Dalla pubblicazione del romanzo a fumetti nel 2016 a oggi, che la trasposizione cinematografica ha raggiunto le sale, sembra passata un’eternità e La terra dei figli si colora di paure contemporanee, del timore che il ritorno alla vita senza restrizioni precedente la pandemia sia un miraggio lontano o addirittura impossibile. Perciò raccontare un mondo così cupo è un atto di coraggio, perché anche davanti all’evidente emergenza climatica i più preferiscono continuare a ballare come a bordo del Titanic.

Girato interamente in esterni in prevalenza sul delta del Po, il film fa dell’ambientazione un vero e proprio personaggio e con nebbie e colori spenti, nonostante l’apparente contraddizione, trasforma i suoi ampi spazi in concreta espressione di panorami intimi interiori. Tra paura e smarrimento che l’avventurarsi in un mondo così ostile produce, in quell’umanità rabbiosa e dolente spicca inconsapevole – e quindi innocente – lo sguardo di Leon De La Vallée straordinario esordiente nel ruolo del figlio protagonista.

La terra dei figli di Claudio Cupellini è una visione crudele e impietosa, con un sapiente utilizzo dei silenzi sempre più raro nel cinema contemporaneo, che utilizza archetipi immortali per indurre riflessioni profonde. Un’opera vibrante di cui si auspica la visione sullo schermo più grande che c’è.



Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Il minaccioso mondo dopo la fine
  3. Figure distrutte dall’apocalisse che ne ha soppresso l’umanità
  4. Leon De La Vallée è figlio

© 2021 Indigo Film / Wy Productions

IN COPERTINA
L’esordiente Leon De La Vallée è il figlio protagonista
© 2021 Indigo Film / Wy Productions

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: La terra dei figli
  • Regia: Claudio Cupellini
  • Con: Leon De La Vallée, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Fabrizio Ferracane, Maurizio Donadoni, Franco Ravera, Alessandro Tedeschi, Valerio Mastandrea, Valeria Golino, Camillo Acanfora, Michelangelo Dalisi, Pippo Delbono
  • Soggetto e sceneggiatura: Filippo Gravino, Guido Iuculano, Claudio Cupellini liberamente tratto dal romanzo a fumetti omonimo di Gipi
  • Fotografia: Gergely Poharnok
  • Musica: Motta
  • Montaggio: Giuseppe Trepiccione
  • Scenografia: Daniele Frabetti
  • Costumi: Mariano Tufano
  • Produzione: Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori e Viola Prestieri in coproduzione con Wassim Béji per Indigo Film con Rai Cinema in collaborazione con Wy Productions con il sostegno della Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo
  • Genere: Distopico
  • Origine: Italia / Francia, 2021
  • Durata: 120′ minuti