Leningrado 1945, primo autunno dopo la fine della guerra.
In tutta la città è ancora vivo il ricordo drammatico dell’assedio, nei palazzi abbandonati le tracce tangibili dei danni subiti, nell’anima di una popolazione sfinita da lunghi anni di privazioni il tributo invisibile pagato da chi ha saputo resistere comunque all’invasore nazista, scrivendo il capitolo fondamentale da cui è iniziata la disfatta del Terzo Reich.
La giovane Iya Sergeevna lavora come infermiera all’ospedale militare della città, assistendo con abnegazione feriti e mutilati che, tra le mille difficoltà postbelliche, stanno gradualmente lasciando l’istituto per tornare alle loro case e alla speranza di un sereno futuro di pace.
La ragazza è segnata dalle troppe atrocità cui è stata esposta durante il conflitto, origine di un disturbo post traumatico che le procura brevi istanti paralizzanti caratterizzati da una totale assenza di sé, che possono indurre imprevedibili tragiche conseguenze.
Nel palazzo dove abita, condividendo spazi comuni con un’umanità che ancora stenta a ritrovare cicli di vita scanditi da una qualche regolarità, Iya accoglie l’amica Masha cui è molto legata, appena rientrata dal fronte dopo la conquista di Berlino da parte dell’Armata Rossa, e con l’intercessione del dottore Nikolay Ivanovich riesce a farla entrare nel personale di pulizia dell’ospedale.

Presentato al Festival di Cannes 2019 dove ha vinto il premio per la regia nella sezione Un Certain Regard, La ragazza d’autunno è l’opera seconda del russo Kantemir Balagov dopo l’esordio con Tesnota [vicinanza] che lo ha subito imposto all’attenzione internazionale; diplomatosi nel 2015 alla scuola di cinema di Alexander Sokurov, il giovane cineasta classe 1991 ha scritto la sceneggiatura con Alexander Terekhov traendo spunto da un saggio di Svjatlana Aleksievič edito nel 1985.

Nel volume La guerra non ha un volto di donna la scrittrice, premio Nobel per la letteratura 2015, ha raccolto testimonianze di donne impegnate sul campo che all’epoca del secondo conflitto mondiale erano giovani ventenni. Questo tema inesplorato sul versante femminile, ma ampiamente affrontato al maschile in tanto cinema, ha prodotto un racconto originale, straziante e sublime, sulla necessità di sopravvivere comunque, che commuove con momenti di verità al limite dell’insostenibile.

Straordinarie esordienti, Viktoria Miroshnichenko e Vasilisa Perelygina rispettivamente Iya e Masha, disegnano le figure sofferte di due giovani anime danneggiate e del loro intricato rapporto fatto di amore e dipendenza, ricatto e senso di colpa, dolorosamente complesso e minato dalla presenza di secondi fini, in cui un desiderio ossessivo di maternità è vissuto come unico mezzo capace di assicurare la sopravvivenza a un’interiorità devastata dalla brutalità degli uomini.

Candidata all’European Film Award per il ruolo di Iya, Viktoria Miroshnichenko con la sua fisicità dà corpo alla tenera goffaggine che non può sottrarsi all’attenzione degli altri a causa di una statura troppo alta, sottolineata nel titolo internazionale del film: Beanpole – spilungona. Memore della lezione cromatica di un capolavoro come La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock, evocato in alcuni eloquenti rimandi visivi, Kantemir Balagov utilizza il colore in modo espressionista.

La predominanza di verde e ocra nella raffinata fotografia firmata Ksenia Sereda, oltre a contribuire alla meticolosa ricostruzione di un’epoca – che ha utilizzato i tram di allora, usciti per l’occasione dal Museo dei Trasporti di San Pietroburgo – assume precisi significati; soprattutto il verde, in una tinta stesa sul muro come in una gonna fatta volteggiare in un turbine – come se il movimento rotatorio fosse capace di per sé di generare gioia – diventa espressione di un anelito di felicità.

La ragazza d’autunno di Kantemir Balagov è la conferma di un talento visivo capace di dare forma a opere di grande impatto, sarà nelle sale dal prossimo 9 gennaio distribuito da Movies Inspired.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Leningrado 1945: Iya infermiera all’ospedale militare
  3. Impegno sul campo, illusione e ipocrisia
  4. Non solo i corpi distrugge la guerra
  5. Straordinarie esordienti Viktoria Miroshnichenko e Vasilisa Perelygina sono Iya e Masha
  6. L’uso espressionista del colore con predominanza di verde e ocra
  7. Un’impeccabile ricostruzione d’epoca / Iya e il piccolo Pashka / Il regista Kantemir Balagov

© 2019 Non-Stop Production / AR Content

IN COPERTINA
Viktoria Miroshnichenko è Iya Sergeevna, la ragazza d’autunno
© 2019 Non-Stop Production / AR Content

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Dylda
  • Regia: Kantemir Balagov
  • Con: Viktoria Miroshnichenko, Vasilisa Perelygina, Andrey Bykov, Igor Shirokov, Konstantin Balakirev, Ksenia Kutepova, Olga Dragunova, Timofey Glazkov, Alyona Kuchkova, Veniamin Kac, Denis Kozinets, Alisa Oleynik, Dmitri Belkin, Lyudmila Motornaya, Anastasiya Khmelinina, Viktor Chuprov, Vladimir Verzhbitskiy, Vladimir Morozov
  • Sceneggiatura: Kantemir Balagov, Alexander Terekhov
  • Fotografia: Ksenia Sereda
  • Musica: Evgueni Galperine
  • Montaggio: Igor Litoninskiy
  • Scenografia: Sergey Ivanov
  • Costumi: Olga Smirnova
  • Produzione: Alexander Rodnyansky e Sergey Melkumov in associazione con Ellen Rodnianski e Michel Merkt per Non-Stop Production e AR Content
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Russia, 2019
  • Durata: 137′ minuti