
Vincitore del Premio del Pubblico al 49° Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy, il lungometraggio La piccola Amélie di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han è la trasposizione animata del libro, fortemente autobiografico, Metafisica dei tubi della scrittrice belga Amélie Nothomb.
Nella prima infanzia la visione del mondo di ogni bambino è quella di considerarsi il centro stesso dell’universo attorno a cui ruota tutto il resto; per la piccola Amélie questo è tanto più vero, al punto che lei stessa crede di essere Dio, consolidata in quest’idea dalle attenzioni esclusive che riceve dai genitori e dai fratelli maggiori Juliette e André. Un giorno però, all’età di tre anni, un evento di portata colossale le risveglia i sensi spingendola a conoscere la realtà al di fuori di sé: il 13 agosto 1969 la nonna paterna le fa assaggiare per la prima volta del cioccolato bianco. È la scoperta del piacere, che fa da detonatore alla spinta vitale della bambina verso gioia e bellezza del creato.
La famiglia di Amélie vive a Kobe, in Giappone, per gli impegni diplomatici del padre e lei, attraverso lo stretto rapporto con la sua tata nipponica Nishio-san, entra in contatto con una cultura millenaria destinata a lasciare un’impronta indelebile nella sua anima. Celebrazioni rituali molto intense per una bimba tanto piccola, in quella stagione primordiale della vita in cui si è estremamente ricettivi verso ogni tipo di sollecitazione, diventano formative; è il caso dell’Obon, la festa con cui in Giappone da oltre cinquecento anni si rende omaggio agli spiriti degli antenati accendendo piccole lanterne, che vengono lasciate navigare nel flusso dei corsi d’acqua, creando magia e una percezione dell’invisibile destinata a restare per sempre. Dal miscelarsi della cultura originale europea con queste tradizioni millenarie scaturisce l’originale approccio a misteri profondi e insondabili, come vita e morte.

Specializzati nella sceneggiatura e nella cura degli storyboard – tecnica nata per i cartoni animati poi largamente usata anche nel cinema tutto, che prevede il disegno preliminare dell’intero film, inquadratura per inquadratura – i registi Maïlys Vallade e Liane-Cho Han si sono conosciuti al lavoro su una sequenza de Il piccolo principe di Mark Osborne e hanno fatto subito squadra; dopo tante collaborazioni a film come Sasha e il polo nord di Rémi Chayé, adesso con La piccola Amélie fanno il loro esordio insieme alla regia di un lungometraggio.

Per creare un cartone animato destinato all’infanzia il film non poteva avere la stessa durezza del romanzo, nell’evocare le cicatrici ancora aperte della Seconda Guerra Mondiale, così gli autori hanno fatto la scelta, efficace e raffinata insieme, di associare i ricordi di Nishio-san al suo lavoro in cucina con una sequenza esemplare: i pezzetti di verdura che cadendo in pentola diventano metafora dei bombardamenti sulla città, il bollire sul fuoco e il fumo che sale evocano le esplosioni, il riso la condizione di sopravvissuta sotto le macerie delle case distrutte.

Nell’intento di avere sempre uno sguardo ad altezza di bambino in età prescolare, il film affronta la sfida di mischiare costantemente il piano della realtà con quello dell’immaginazione colorando il mondo di Amélie, ottenendo immagini che, anche quando fa capolino il senso di morte, sono un brillantissimo inno alla vita pieno di colori. Colori che nella progettazione visiva di base sono stati associati ai singoli personaggi, come il giallo splendente della tata, il rosso del fratellino André o il viola della dura padrona di casa Kashima-san.

Il film è frutto di un lungo lavoro preparatorio spesso invisibile sullo schermo – è stata fatta ad esempio una progettazione dell’orientamento della casa alla luce, che muta nelle quattro stagioni, ispirandosi alle regole del Libro d’ombra di Jun’ichirō Tanizaki – che non è mai fine a sé stesso, ma accompagna il cambiamento della piccola protagonista nel percorso dalla felicità istintiva totalizzante della prima infanzia alla presa di coscienza, precoce e inarrestabile, dell’effimera caducità delle cose, tutte inevitabilmente destinate al cambiamento.

Dopo aver esordito sugli schermi al 78° Festival di Cannes e aver avuto l’anteprima italiana alla 20ª Festa del Cinema di Roma, adesso La piccola Amélie di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han sarà sugli schermi italiani dal 1° gennaio distribuito da Lucky Red.