Noi siamo già l’oblio che saremo / la polvere elementare che ci ignora, / e che fu il rosso Adamo, che è ora / ogni uomo, e che non vedremo.
Noi siamo già nella tomba i due termini, / principio e fine. Il feretro, / l’oscena corruzione e il sudario, / le nenie della morte e i suoi rituali.
Non sono l’insensato che s’afferra / al magico suono del suo stesso nome; / penso con speranza a quell’uomo / che non saprà che c’ero, sulla terra. / Sotto l’indifferente blu del cielo / questa meditazione è un sollievo.
Con queste parole, forse attribuibili a Jorge Luis Borges ritrovate trascritte a mano su un pezzetto di carta nella tasca dell’ultimo abito, si chiude il bellissimo film di Fernando Trueba che dai primi versi trae il titolo originale El olvido que seremos, ribattezzato in Italia con un anonimo e incolore La nostra storia. Senza alcuna casualità è un porre l’accento sull’eredità morale che ogni uomo è chiamato a lasciare per quelli che verranno al mondo dopo di lui – anche se ignoreranno il suo nome, il suo volto, le sue azioni e anche la sua storia – in termini di valori universali, così esemplare nella parabola umana straordinaria di un uomo qualunque, che il film è chiamato a perpetuare.



Héctor Abad Gómez era un medico dedito alla salute pubblica, che già all’inizio degli anni ’70 dava estrema importanza alle condizioni igieniche in cui viveva la popolazione della sua città – Medellín, in Colombia – avviando programmi internazionali con nomi come Future for children per sensibilizzare le autorità sulla necessità di costruire una rete fognaria che eliminasse le epidemie di tifo, fedele all’idea delle cinque A necessarie a vivere bene e in salute: aria, acqua, alimenti, abiti e affetto.

La figura privata – rievocata dal figlio Héctor Abad Faciolince nel libro da cui è tratto il film – di un uomo che non aveva paura di andare contro stereotipi e pensiero comune, esprimendo apertamente affetto per i suoi figli ad esempio, in pieno contrasto col modello virile consolidato; un conflitto reso anche in termini cinematografici ponendo a confronto il violento Scarface di Brian De Palma e la commozione del protagonista davanti alla ricerca della bellezza in Morte a Venezia di Luchino Visconti.

Con La nostra storia il regista spagnolo premio Oscar per Belle Époque, che proprio ritirando l’ambita statuetta si professò ateo ringraziando come sola divinità Billy Wilder, infrange l’insegnamento che il Maestro aveva espresso dicendogli: ‘Fernando, la virtù non è fotogenica!‘ e costruisce l’intero film su due binari temporali paralleli, col bianco e nero degli anni ’80 in contrasto con i colori vivi e brillanti dell’infanzia del figlio del medico, vero punto di vista di una vicenda che abbraccia un arco di vent’anni.

Scritto per lo schermo da David Trueba, fratello minore del regista Fernando, l’intero film ha il suo asse portante nella grande interpretazione di Javier Cámara – che lo sceneggiatore aveva diretto nel suo La vita è facile ad occhi chiusi e che con il ‘Trueba maggiore’ aveva già lavorato nel precedente La reina de España – straordinario nel rendere la chiarezza delle idee di un uomo votato al bene, incapace anche davanti a minacce e paura di recedere dal suo impegno a favore della collettività.

La nostra storia è un film bellissimo, che tocca il cuore anche per la semplicità delle idee coltivate da Héctor Abad Gómez: ‘Si quieres que tu hijo sea bueno hazlo feliz, si quieres que sea mejor hazlo más feliz.
[Se vuoi che tuo figlio sia buono fallo felice, se lo vuoi migliore fallo più felice.]

Dettagli

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Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Anni duri e violenti in Colombia
  3. L’impegno nelle favelas di Medellín
  4. Un uomo libero e incurante degli stereotipi altrui
  5. Il figlio Héctor Abad Faciolince, punto di vista narrativo
  6. Uno straordinario Javier Cámara è Héctor Abad Gómez

© 2020 Dago García Producciónes

IN COPERTINA
Héctor Abad Gómez: l’importanza di esprimere l’affetto paterno
© 2020 Dago García Producciónes

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: El olvido que seremos
  • Regia: Fernando Trueba
  • Con: Javier Cámara, Nicolás Reyes Cano, Juan Pablo Urrego, Patricia Tamayo, María Teresa Barreto, Laura Londoño, Elizabeth Minotta, Kami Zea, Luciana Echeverry, Camila Zárate, Whit Stillman, Luz Myriam Guarin, Aida Morales, Gustavo Angarita, Kepa Amuchastegui, Gianina Arana, Adriana Ospina, Alberto Rodriguez, John Camilo Pinzón, Juan Manuel Aristizabal, Jesús Orlando Cadavid, Maria de las Marcedes Hernandez, María Ester Murillo, John Alexander Gutiérrez, Juan Ángel Samper, Sharlyn Stacy Gray, Leduan Arango Mazoo, Emilio Alberto Arango, Jairo Alberto Gil, Ana de Jesús Montoya, Robinson Arango Loaiza, Rafael Alberto Álvarez, Maria Celina Restrepo Mesa, Tiberio de Jesús Rojas, Orlando de Jesús Aguirre, Santiago Bejarano, Carlos Mario Echeverry, Claudia Cano, Bernardo Restrepo, Jorge Iván Díaz, Adriana Elisa Correa, María Engracia Londoño, Sebastián Giraldo, Armando Ríos Montoya, Erika Ruiz, Sebastián Sánchez, Paula Páez, Jonathan Barrios, Lorena Altamirano, Emily Pinto, Andrés Agudelo, Héctor Achurry, Gloria Osorio, Andrés Betancourt, Brian Niebles, Andrés Felipe Grisales, Susana Guarón, Brandon Holguín, Mariluna Giraldo, Mauricio García, Enzo Morales, Camilo Conde, Camilo Arroyave, Alberto Rincón, Carolina Quiroz, Edilma Montoya, Raúl Narváez, Diego Hernández, Karina Uribe, Sergio Iván Castaño, Diógenes Mora, Juan Esteban Madrigal, Rodrigo Supertani
  • Soggetto: Héctor Abad Faciolince dal suo libro omonimo
  • Sceneggiatura: David Trueba
  • Fotografia: Sergio Iván Castaño
  • Musica: Zbigniew Preisner
  • Montaggio: Marta Velasco
  • Scenografia: Diego López Mesa
  • Costumi: Ana Urrea
  • Produzione: Dago García in associazione con Alejandro Santo Domingo, Andrés Santo Domingo, Carlos Alejandro Pérez, Juan Pablo Mejía e Gonzalo Córdoba per Dago García Producciónes
  • Genere: Esemplare
  • Origine: Colombia / Spagna, 2020
  • Durata: 136′ minuti