
Il vero artista si comporta come un uccello posatosi su un fragile ramo,
lo sente cedere sotto il suo peso, ma canta ugualmente
perché sa di avere le ali.
Victor Hugo
Presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, dove gli è stato assegnato il premio alla sceneggiatura, La mattina scrivo di Valérie Donzelli è la trasposizione cinematografica del romanzo autobiografico À pied d’oeuvre [sul lavoro] dello scrittore parigino Franck Courtès.
Paul Marquet è un fotografo affermato, molto richiesto e all’apice del successo di una carriera sempre ben retribuita nel mondo della fotografia industriale, all’età di quarant’anni improvvisamente decide di voltare le spalle a ogni sicurezza consolidata, abbandonando tutto per seguire la sua vocazione di diventare scrittore. Un bisogno di espressione della propria creatività poco incline a compromessi, imperativo esistenziale che lo travolge in ogni aspetto della vita; anche privata, oltre che professionale. Dopo aver pubblicato già tre libri con successo critico, ma scarse vendite, Paul ha scoperto la scrittura come sua dimensione espressiva più vera e non è disposto a svolgere ancora una professione, come quella del fotografo, nella quale non trova più il benché minimo entusiasmo. Un approccio alla creazione artistica che esige totale libertà, che nello scontrarsi con le contingenze della vita lo costringe a ripensare il rapporto col suo corpo, ma forse anche con la sua interiorità; in un mondo in cui tutto si misura col denaro, il riconoscimento sociale è vincolato all’entità della retribuzione percepita, e i suoi stessi affetti non capiscono e disapprovano una scelta così radicale, che inevitabilmente lo trascina in modo inesorabile verso uno stato di povertà.

Bastien Bouillon interpreta in modo toccante un personaggio quasi ascetico nelle sue rinunce, capace di ridurre la vita all’essenziale pur di nutrire il rigore dei ritmi necessari alla creazione letteraria. Nel suo cercare le risorse di cui ha bisogno, entrerà nei meccanismi contemporanei di occupazioni saltuarie in un orizzonte improntato alla precarietà, nella gestione affidata ad algoritmi di applicazioni che innescano gare al ribasso tra i candidati per farsi assegnare il lavoro, costantemente sotto il ricatto delle recensioni di gradimento.

Una realtà psicologicamente violenta che mortifica la dignità del lavoro e dei lavoratori, rendendo così il protagonista di fatto invisibile agli occhi della società. Nel denunciare certi meccanismi che non tengono conto del valore umano delle persone, al di là del compito da svolgere, il film adotta a tratti anche dei toni ironici da commedia, che mettono a nudo col sorriso le difficoltà di voler essere artista, indipendente dalla mercificazione dell’opera d’arte, in un panorama ipocrita che, mentre si ammanta di alti valori, in realtà risponde solo alle logiche del mercato.

La mattina scrivo di Valérie Donzelli affronta un tema molto sentito dalla cineasta, che aveva il nonno e il bisnonno paterni scultori e pittori vissuti in povertà, così per contrappasso suo padre pur molto dotato ha rinunciato all’arte per laurearsi in Legge. Il film sarà nelle sale italiane dal prossimo 5 marzo distribuito da Teodora Film.