La fondazione della Repubblica Popolare Cinese consolidò il comunismo al potere e creò ondate in fuga di cittadini d’avverse fazioni che temevano rappresaglie, destinazione privilegiata fu soprattutto Hong Kong dove si formò così una comunità separata che continuò a coltivare cucina e tradizioni d’origine, ascoltando musica della madre patria e senza mai considerare d’integrarsi alla popolazione locale come poi avvenne in modo fisiologico dalla seconda generazione. Questo mondo ormai scomparso, cancellato dal trascorrere del tempo, è il vero protagonista di In the mood for love di Wong Kar-wai, il capolavoro indiscusso del regista cinese che dopo l’esordio al 53° Festival di Cannes – dove conquistò il premio alla miglior interpretazione maschile assegnato a Tony Leung – arrivò sugli schermi italiani vent’anni fa, il 27 ottobre 2000.
Partendo inizialmente da tre vicende distinte che avrebbero dovuto costituire la struttura del film Wong Kar-wai, ispirato da un romanzo dello scrittore Leu Yee-Chang, lasciò che l’episodio per cui aveva maggior interesse prendesse completamente il sopravvento, diventando protagonista unico e assoluto del progetto: nella Hong Kong del 1962 l’incontro di due vicini di casa, il signor Chow e la signora Chan, infelicemente sposati e per motivi diversi costretti a trascorrere la maggior parte del tempo nell’assenza del consorte, si incrociano e si riconoscono, finendo per fare una scoperta che avvicinerà pericolosamente le loro solitudini, così disperatamente simili.

All’età di cinque anni Wong Kar-wai arrivò a Hong Kong con la famiglia proveniente da Shangai, perciò il suo intento è stato quello di ricreare l’atmosfera che permeava il mondo della sua infanzia, anche attraverso i suoni, con perfino le voci della radio originali dell’epoca. In the mood for love rappresenta una cesura evidente con lo stile dei film precedenti del regista, spesso infestati dalla presenza di una o più voci narranti, che affida alla colonna sonora un ruolo determinante.

Canzoni tradizionali ispirate alla letteratura cinese, quindi piene di amori impossibili e incontri segreti, con brani in spagnolo che arrivavano dalle Filippine – come tre rare incisioni di Nat King Cole – ricreano vividi quegli anni, mentre brani originali composti per il film da Michael Galasso e lo struggente Tema di Yumeji di Shigeru Umebayashi danno forma tangibile alla nostalgia; preso dall’omonimo film giapponese di Seijun Suzuki, quest’ultimo è il cuore emozionale dell’intero film.

Ripetuto sullo schermo a ogni incontro dei protagonisti, il magnifico valzer del musicista nipponico sottintende nelle intenzioni del regista l’incedere titubante dei due che si avvicinano tra loro, ma fa parte anche di un sentimento più ampio: con la reiterazione di elementi che tornano sempre uguali apparentemente immutabili, per paradosso Wong Kar-wai con estrema efficacia mette in scena lo scorrere inarrestabile del tempo e i cambiamenti che opera partendo dalle piccole cose.

Straordinario anche l’apporto degli attori immersi in un racconto rarefatto e via via sempre più dilatato in una raffinata staticità, che quasi annulla la narrazione stessa. Costretti dalla scarsità di dialoghi a esprimersi principalmente con l’incedere dei loro corpi, Maggie Cheung stretta in abiti floreali di stile tradizionale con voluminose acconciature dona inarrivabile eleganza alla signora Chan, Tony Leung incarna la rassegnata sofferenza del signor Chow, custode di un segreto.

Girato in esterni alla periferia di Bangkok che sembrava conservare intatta l’atmosfera degli anni ’60, con una caserma dei vigili del fuoco già destinata alla demolizione che fu ristrutturata per diventare l’hotel della stanza 2046, con la sua raffinata eleganza In the mood for love continua a essere fonte d’ispirazione dichiarata per molti; il rallentatore in Les amours imaginaires di Xavier Dolan o la scelta ostinata di Shigeru Umebayashi per il brano centrale in A single man di Tom Ford sono due esempi.

In the mood for love è distillato di una lunga estenuante lavorazione andata avanti per quindici mesi, minata dall’esaurirsi dei finanziamenti, cui l’autore ha posto fine – costretto alla resa – solo per la necessità di portare il film a Cannes. Il dilatarsi dei tempi ha sovrapposto il lavoro a quello per 2046, opera successiva di Wong Kar-wai, che seguendo il personaggio del signor Chow è a tutti gli effetti il seguito narrativo del film, mentre l’autore considera il dittico integrato in un unico progetto.

Il capolavoro di Wong Kar-wai esprime in modo sublime il senso struggente della vita che se ne va, lo spreco del tempo vissuto infelicemente nell’attesa di un cambiamento senza la forza dell’azione; è forse questo il segreto – il ritratto di uno scorrere dell’esistenza incurante della felicità – di un’opera già consegnata all’immortalità.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Due vite si sfiorano per caso
  3. Una piccola comunità chiusa all’esterno
  4. Rebecca Pam è la signora Suen, con un passato di cantante, ha la canzone Bengawan solo in colonna sonora / Kelly Lai Chen è il signor Ho / Tra i lavoratori sul set Ping Lam Siu è stato convinto da Wong Kar-wai ad apparire davanti alla macchina da presa per interpretare il signor Ah Ping
  5. Struggenti momenti d’intimità
  6. Tony Leung è Chow Mo-wan e Maggie Cheung è Su Li-zhen, la signora Chan
  7. Angkor Wat sacrario di un segreto / L’hotel con la stanza 2046 / L’eleganza degli abiti tradizionali
  8. Altri momenti di In the mood for love

© 2000 Block2 Pictures Inc.

IN COPERTINA
Chow Mo-wan e Su Li-zhen, incontro di solitudini
© 2000 Block2 Pictures Inc.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: 花樣年華 – Huā yàng nián huá
  • Regia: Wong Kar-wai
  • Con: Maggie Cheung Man-yuk, Tony Leung Chiu-wai, Rebecca Pan, Lai Chin, Siu Ping-lam, Chin Tsi-ang, Cheung Tung Joe, Chan Man-lui, Koo Kam-wah, Chien Sze-ying
  • Con le voci di: Sun Jia-jun, Roy Cheung
  • Soggetto: Wong Kar-wai
  • Fotografia: Christopher Doyle, Mark Lee Ping-bing
  • Musica: Michael Galasso
  • Montaggio: William Chang Suk-ping
  • Scenografia: William Chang Suk-ping
  • Costumi: William Chang
  • Produzione: Wong Kar-wai in associazione con Jacky Pang Yee-wah per Block2 Pictires e Paradise Films
  • Genere: Capolavoro
  • Origine: Hong Kong / Francia, 2000
  • Durata: 95′ minuti