Manuel López-Vidal è l’influente vicesegretario regionale di un grande partito spagnolo, i suoi superiori e tutti gli iscritti sono dalla sua parte e lo appoggiano per il grande salto ai vertici della politica nazionale che pare ormai imminente.
Da un’indagine della Guardia Civil però emergono irregolarità, casi di corruzione e comportamenti penalmente rilevanti, che fanno scoppiare uno scandalo su un sistema strutturato di malaffare reso noto attraverso i media col nome ‘Operazione Amadeus’ e che coinvolge il partito, trascinando nel fango Manuel e il suo amico Paco Castillo, compagno di tante battaglie.
L’esigenza di ricostruire una credibilità pubblica altera gli equilibri interni e mentre Paco sembra uscire indenne dalla tempesta, i vertici del partito si rivelano determinati a sacrificare Manuel alla pubblica opinione, presentandolo alla giustizia come ideologo e unico responsabile di ogni reato.
Manuel non ci sta, non si arrende a cadere da solo, è un uomo abituato a lottare e non può passivamente accettare il ruolo del capro espiatorio; una volta messa al sicuro la sua famiglia, userà ogni mezzo per raccogliere informazioni in contrasto con la tesi ufficiale che esige una sua responsabilità unica e totale, esponendosi al pericolo di probabili sicari, mettendo a repentaglio così la sua stessa vita, oltre alla reputazione già compromessa.

Il cineasta madrileno Rodrigo Sorogoyen con Il regno realizza un thriller adrenalinico ricco di colpi di scena, seguendo la corsa disperata di un uomo – che non è innocente, ma rifiuta di pagare per tutti – fa un vero e proprio attacco frontale a quelle insane commistioni tra potere politico ed economico che, le cronache parlano da sole, emergono troppo spesso nella vita pubblica contemporanea. Un atto d’accusa contro il potere che, soprattutto sul finale, invoca la necessità di un’autocritica.

Il flusso narrativo incalzante del film inchioda allo schermo come una corsa sull’ottovolante, con momenti in cui gli stratagemmi di Manuel per ottenere prove a suo favore sembrano produrre un risultato e altri in cui un imprevisto intervento, o un cambio di prospettiva negli interlocutori, finisce col vanificare ogni sforzo. Molti i momenti notevoli, soprattutto per la bravura e la credibilità degli attori nei diversi ruoli, come il dialogo sul balcone con l’industriale Luis Cabrera.

Antonio De La Torre dopo il precedente Che Dio ci perdoni, arrivato in Italia direttamente in dvd, torna a essere diretto da Rodrigo Sorogoyen e nel ruolo di Manuel López-Vidal incarna un uomo, affettuoso con la famiglia e abituato all’ipocrisia di certe relazioni sociali, in fondo sgradevole e capace di tutto per raggiungere i propri obiettivi. Nonostante l’ambiguità di un protagonista che non è certo esempio di specchiata onestà, non si può fare a meno di trepidare per la sua sorte.

Ma non è la ricerca della verità a muovere le azioni di Manuel, quanto il desiderio di riemergere a tutti i costi. Nel film si afferma che ‘nel mondo reale le cose si cambiano da dentro e avendone il potere’ e sul piano individuale è vero, ma il potere è un’entità capace di cambiare pelle quando gli eventi lo impongono, senza mai mollare la presa. Ottima prova di Luis Zahera nel ruolo di Cabrera, che ha vinto il Goya al miglior non protagonista alla prima candidatura dopo anni di carriera.

Anche se non ha conquistato il premio al miglior film, con tredici candidature Il regno è stato quello che ne ha ricevute di più ai Goya di quest’anno, portandosi a casa sette statuette; adesso sarà finalmente nelle sale italiane dal prossimo 4 luglio distribuito da Movies Inspired.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Manuel e la moglie davanti allo scandalo / Un regno di luci e ombre / Paco Castillo
  3. Incontri e movimenti incrociati in una rete inestricabile
  4. Luis Zahera è l’ndustriale Luis Cabrera / Mónica López è la compagna di partito Inés / Josep Maria Pou è Frías, diretto superiore di Manuel
  5. Antonio De La Torre è Manuel López-Vidal, un uomo in trappola che non si arrende
  6. Premio Goya a Luis Zahera miglior non protagonista / Il regista sul set / Rodrigo Sorogoyen premio Goya alla regia

© 2018 Tornasol Films SA / Atresmedia Cine SLU / Tornasol SLU / Trianera Producciones AIE / Bowfinger International Pictures SL / Le Pacte / Mondex & Cie

IN COPERTINA
Particolare della locandina originale
© 2018 Tornasol Films SA / Atresmedia Cine SLU / Tornasol SLU / Trianera Producciones AIE / Bowfinger International Pictures SL / Le Pacte / Mondex & Cie

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: El reino
  • Regia: Rodrigo Sorogoyen
  • Con: Antonio De La Torre, Mónica López, José María Pou, Nacho Fresneda, Ana Wagener, Barbara Lennie, Luis Zahera, Francisco Reyes, María de Nati, David Lorente, Paco Revilla, Sonia Almarcha, Andrés Lima, Óscar de la Fuente, Laia Manzanares, Malva Vela, Jorge Suquet, Pepe Lorente, Xabier Murua, Manuel Chacón, Jaime Zatarain, Chema Tena, Pepe Ocio, Mona Martínez, Laura Gómez-Lacueva, Ernesto Collado, Belén Ponce de León, Petón, Josué Giner, Fernando Barona, Max Marieges, Emilio Mencheta, Carlos Heredia, Carlos Pinedo, Javier Lara, Juan Carlos Rueda, Ferran Gadea, Eli More, Pedro Lozano, Marta Molina, Marta Abril, Vicente Genovés
  • Sceneggiatura: Isabel Peña, Rodrigo Sorogoyen
  • Fotografia: Álex De Pablo
  • Musica: Olivier Arson
  • Montaggio: Alberto Del Campo
  • Scenografia: Miguel Ángel Rebollo
  • Costumi: Paola Torres
  • Produzione: Gerardo Herrero, Mikel Lejarza e Mercedes Gamero in coproduzione con Jean Labadie, Anne-Laure Labadie e Stéphane Sorlat per Tornasol Films, Atresmedia Cine, Trianera Producciones e Bowfinger International Pictures in associazione con La Pacte e Mondex & Cie con la partecipazione di Atresmedia 3, Movistar, Cine+ e Canal+
  • Genere: Thriller
  • Origine: Spagna / Francia, 2018
  • Durata: 132′ minuti