L’adattamento del romanzo omonimo di Thomas Savage ha riportato Jane Campion al grande schermo dodici anni dopo Bright star, dando vita a un’opera densa e selvaggia capace di andare contro il voyeurismo insito nell’essenza del Cinema, con un racconto che omette deliberatamente di mostrare. A Venezia78 la prova magistrale della cineasta neozelandese le è valsa il Leone d’Argento alla miglior regia, assegnatole legittimamente per un film come Il potere del cane, che procede per illazioni lasciate in sospeso.
Montana, Stati Uniti d’America, 1925. I fratelli George e Phil Burbank, ricchi allevatori di bestiame, pur essendo cresciuti insieme nel medesimo ambiente e clima sociale non potrebbero essere più diversi, non solo esteriormente; timido e sovrappeso il primo, schivo e incline al silenzio, quanto bello, atletico e sicuro di sé l’altro, esuberante e sempre al centro dell’attenzione, soprattutto tra i mandriani per cui rappresenta un modello e, per la sua determinazione, punto di riferimento del vero cow-boy.
La sera in cui i fratelli con i loro uomini si fermano a cena al Red Mill diventa occasione per Phil di mostrare la sua affilata crudeltà, nel deridere la fragile vedova Rose Gordon cuoca del ristorante e suo figlio Peter, un ragazzo particolare dedito a passatempi ritenuti per convenzione prettamente femminili. La spietatezza dell’uomo, che incute sempre timore e paura intorno a lui, si manifesta soprattutto nel godere alla visione del dolore inferto e dell’umiliazione sul volto delle sue vittime, mentre provoca l’ilarità collettiva di quei ruvidi commensali.
Quando poi il fratello George decide di sposare Rose e di portarla al ranch di famiglia dove vive con Phil, la donna diventerà oggetto di una vera e propria spietata persecuzione da parte del cognato, un insieme di piccole provocazioni psicologiche, brutali e quasi invisibili nella loro sottile malvagità, tese a ferire l’amor proprio della donna amplificando l’intimo senso di inadeguatezza che la belva è riuscita a scovare in lei.

Disseminato di indizi rivelatori fin dalle parole in apertura di una voce narrante che scivola via inosservata, Il potere del cane racconta la sconosciuta verità che scorre sotto le apparenze, il male di vivere scaturito dal reprimere inespresso il proprio io più profondo, il disagio di non sentirsi all’altezza del ruolo sociale imposto dalle convenzioni che può diventare oscura prigione, l’insospettabile determinazione capace di prevalere su ogni forza contraria, attraverso figure complesse di cui è difficile – a lungo – disfarsi dopo la visione.

Jane Campion con un gruppo di attori in stato di grazia orchestra soprattutto i silenzi in uno splendido gioco di omissioni, un raffinato psicodramma in cui il non detto ha peso maggiore di ciò che è espresso, un’opera meravigliosa che sceglie di alludere piuttosto che rendere evidente, una di quelle visioni che condannano lo spettatore a trepidare un’unica volta soltanto, perché inevitabilmente alla seconda visione la conoscenza dell’invisibile magma emotivo che pulsa sotto la pelle dei personaggi consegna allo sguardo un film ben diverso.

Ottavo lungometraggio in oltre trent’anni firmato da Jane Campion Il potere del cane è il primo che vede protagoniste figure virili, con Benedict Camberbetch che offre al suo Phil uno straordinario ritratto ricco di sfaccettature, che non può essere semplicemente derubricato come il ‘cattivo’ della situazione. Ottimo anche il giovane Kodi Smit-McPhee nel ruolo di Peter, giunto tredicenne a fama internazionale come figlio di Viggo Mortensen in The road l’attore australiano dimostra una maturità che merita ogni riconoscimento.

Jesse Plemons e Kirsten Dunst, uniti anche nella vita, sono impegnati a dare corpo rispettivamente alla solida tranquillità di George e alla fragile vulnerabilità di sua moglie Rose; ma la straordinaria bellezza del film si deve anche a altre inconsuete ‘interpretazioni’ perché hanno valore di veri e propri personaggi la vastità selvaggia del Montana di inizio Novecento, recuperata in Nuova Zelanda, e la colonna sonora di Jonny Greenwood capace di dare cupa concretezza sonora a sentimenti e stati d’animo dei personaggi.

Eccezionalmente efficace in relazione alle immagini dell’opera cinematografica la partitura, straordinaria nell’amplificare la potenza di un film che nell’imprevedibile risoluzione lascia attoniti, non potrà però vivere indipendentemente dallo schermo come quella composta da Michael Nyman per Lezioni di piano. Il titolo del film, tratto da un salmo biblico, rappresenta l’istinto che domina la natura dell’uomo e di tutte le creature viventi, dal cavallo afflitto dalle mosche ai leprotti spaventati, ognuno alle prese col proprio inesorabile percorso esistenziale.

Giunto finalmente nelle sale italiane Il potere del cane di Jane Campion è una riflessione della tossicità di certi modelli maschili che ci auspichiamo finalmente al tramonto, sarà disponibile nell’offerta Netflix dal prossimo primo dicembre, ma se ne consiglia la visione nella sala cinematografica perché – oltre allo schermo più grande – è esperienza immune dalle distrazioni domestiche. Straordinario.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Il bestiame dei Burbank / Cena al Red Mill / L’ingresso di Rose al ranch come nuova signora Burbank
  3. Benedict Cumberbatch è Phil Burbank
  4. Keith Carradine è il governatore / Peter Carroll e Frances Conroy gli anziani genitori / Thomasin McKenzie è Lola
  5. Kodi Smit-McPhee è Peter Gordon
  6. Jesse Plemons e Kirsten Dunst sono George Burbank e sua moglie Rose
  7. Sentimenti e conflitti in grandi spazi
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    © 2021 Bad Girl Creek / Netflix

IN COPERTINA

Benedict Cumberbatch è il controverso protagonista Phil Burbank
© 2021 Bad Girl Creek / Netflix

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The power of the dog
  • Regia: Jane Campion
  • Con: Benedict Cumberbatch, Kirsten Dunst, Jesse Plemons, Kodi Smit-McPhee, Thomasin McKenzie, Genevieve Lemon, Peter Carroll, Alison Bruce, Keith Carradine, Frances Conroy, Kenneth Radley, Sean Keenan, George Mason, Ramontay McConnell, David Denis, Cohen Holloway, Max Mata, Josh Owen, Alistair Sewell, Eddie Campbell, Alice Englert, Bryony Skillington, Jacque Drew, Yvette Parsons, Aislinn Furlong, Daniel Cleary, Richard Falkner, Tatum Warren-Ngata, Yvette Reid, Alice May Connolly, Stephen Lovatt, Stephen Bain, Ella Hope-Higginson, Piimio Mei, Edith Poor, Vadim Ledogorov, Julie Forsyth, Karl Willetts, David T. Lim, Adam Beach, Maeson Stone Skuggedal, Ian Harcourt
  • Soggetto: Thomas Savage dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Jane Campion
  • Fotografia: Ari Wegner
  • Musica: Jonny Greenwood
  • Montaggio: Peter Sciberras
  • Scenografia: Grant Major
  • Costumi: Kirsty Cameron
  • Produzione: Jane Campion, Tanya Seghatchian, Emile Sherman, Iain Canning e Roger Frappier in coproduzione con Libby Sharpe e Chloe Smith per See-Saw Films, Bad Girl Creek e Max Films International in associazione con New Zealand Film Commission, Cross City Films e BBC Film & Brightstar con Netflix
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Nuova Zelanda / Australia / Regno Unito / Canada, 2021
  • Durata: 126′ minuti