
Il titolo italiano di questa intelligente commedia neutralizza un po’ l’ironia insita in quello originale Good luck to you, Leo Grande [Buona fortuna a te, Leo Grande] che visto il tema, ma soprattutto il compito che è chiamato ad assolvere il personaggio in questione, mette subito in chiaro l’intento di demolire certe esaltazioni della potenza sessuale virile sempre in voga in questa società patriarcale e maschilista, quindi intrinsecamente fallocratica.
Scritto dall’attrice e sceneggiatrice inglese Katy Brand, diretto dalla cineasta australiana Sophie Hyde e interpretato da una straordinaria Emma Thompson, Il piacere è tutto mio affronta con taglio decisamente femminile temi a lungo ritenuti tabù e incompatibili con la ‘rispettabilità’ cui deve sempre aspirare una signora, per potersi definire tale.
Nancy Stokes è un’insegnante in pensione, vedova con due figli adulti che, nonostante vivano lontano da lei, non l’hanno mai sollevata dall’invadente abnegazione dell’essere madre, sempre disposta al sacrificio delle proprie esigenze individuali, perché così le è stato insegnato. Finalmente un giorno, vincendo ogni remora, la donna che in oltre trent’anni di matrimonio ha sempre finto soddisfazione, senza mai raggiungere davvero l’orgasmo, ingaggia il giovane e prestante Leo Grande, professionista sessuale, per conoscere questo aspetto inesplorato del desiderio. Eccola allora nell’incipit del film muoversi nervosissima in un’anonima stanza d’albergo, mentre sola attende l’arrivo dell’uomo con cui ha appuntamento, affrontando il conflitto interiore tra l’educazione ricevuta – che da docente di religione ha contribuito a perpetuare – improntata alla repressione interiore di ogni pulsione, in contrapposizione alla sana spinta liberatoria di voler vivere infine quel desiderio che, in quanto donna, l’hanno indotta a credere inappropriato, sordido e disdicevole.

Con la leggerezza della commedia in cui a tratti fa capolino anche l’amarezza del dramma, il film mette sotto accusa ipocrisie e convenzioni che ostacolano un vivere naturalmente pulsioni ancora demonizzate; perché anche se la società contemporanea ostenta disinibita sessualità ovunque, in realtà si tratta soltanto di una bieca mercificazione dei corpi strumentale al liberismo della società dei consumi, che in nessun modo va a scalfire i tossici pregiudizi consolidati.

Due personaggi in un’unica unità di luogo fa pensare a un’origine teatrale del testo, nato invece per il grande schermo, che deve la sua freschezza al fondamentale affiatamento tra i due attori protagonisti; una coraggiosa Emma Thompson, capace di affrontare nonostante l’età un nudo integrale finale assolutamente necessario, e l’irlandese Daryl McCormack che ha il carisma per interpretare una figura che non è banalmente solo un professionista dedito a prestazioni fisiche.

Il piacere è tutto mio di Sophie Hyde senza esaltare la sessualità come fine del vuoto edonismo imperante, ribadisce che l’origine del piacere non è mai stato nella meccanica dei corpi e spinge a riflettere sull’essenziale necessità di vivere con soddisfazione queste pulsioni naturali primarie, che generando un riconoscimento della propria intimità inducono il raggiungimento di un maggior equilibrio in ogni sfera dell’esistenza, nel rapporto fondamentale con sé stessi e con gli altri.

Dopo l’esordio al Sundance Film Festival e la prima europea al 72° Festival Internazionale del Cinema di Berlino, il film sarà finalmente sugli schermi italiani dal prossimo 10 novembre grazie a Bim Distribuzione.