
Secondo lungometraggio diretto dal cineasta statunitense, con cittadinanza russa, Michael Lockshin – dopo l’esordio con Pattini d’argento, primo film originale Netflix in Russia – Il maestro e Margherita è almeno la quarta trasposizione cinematografica dell’omonimo capolavoro letterario di Mikhail A. Bulgakov, senza dubbio la migliore nel riprodurre sullo schermo la complessa struttura del romanzo, fatta di un racconto dentro l’altro con punti di vista multipli, e la sua ironia.
Scritta dallo stesso regista insieme a Roman Kantor, la sceneggiatura si concede alcune libertà e una sintesi indispensabile rispetto al testo originale, accentuando le analogie tra il personaggio centrale – il maestro Ivan Aleksandrovic, che qui ha un nome diversamente dalle pagine del libro in cui non ha una sua propria identità – e le vicende biografiche dell’autore. Diverso anche l’incipit del film che, necessitando di un ritmo movimentato per catturare immediatamente l’attenzione, inizia dalla notte stregata in cui un’entità invisibile s’introduce nell’appartamento del critico Latunskiy per farlo a pezzi consumando una vendetta.
Mosca, anni Trenta del Novecento, capitale dell’ancora giovane Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Un incontro casuale dà il via alla storia d’amore tra la musa Margherita e il Maestro, da lei soprannominato così, un commediografo inviso alle autorità la cui opera teatrale su Ponzio Pilato – altro filone narrativo presente nel film, a cui il romanzo dedica capitoli interi spostando l’azione in Galilea – è stata proibita con l’accusa di propaganda antisovietica. Lo scrittore in disgrazia è avvicinato anche da un altro personaggio determinante, un misterioso professore straniero, di nazionalità tedesca nel film per consolidare un ulteriore rimando al Faust di Johann Wolfgang von Goethe, in cui lo stesso nome di radice germanica del forestiero – Woland – è utilizzato tra gli altri per definire la figura nefasta di Mefistofele.

A incarnare il Principe delle Tenebre l’attore tedesco August Diehl, noto in Italia per essere stato Il giovane Karl Marx per Raoul Peck e il martire austriaco del nazismo Franz Jägerstätter in La vita nascosta di Terrence Malick, lo vedremo presto come ‘angelo della morte’ Josef Mengele per Kirill Serebrennikov. Ruolo cardine quello di Satana in Il maestro e Margherita che fa da detonatore alla caustica ironia con cui è messo alla berlina l’ambiente dei burocrati comunisti, inevitabilmente attratti da privilegi e articoli di lusso.

Nello spettacolo teatrale messo su da Woland coi suoi scagnozzi, tra cui il gatto Behemoth che in originale ha la voce di Yura Borisov, è evidente una critica feroce a masse piegate dalla propensione all’adorazione del denaro, vera e propria allucinazione collettiva estremamente contemporanea. L’attore moscovita Evgeniy Tsyganov, già straordinario protagonista de L’uomo che sorprese tutti di Natasha Merkulova e Alexey Chupov, veste i panni del Maestro in modo perfetto, restituendo lo smarrimento dello scrittore alieno al potere costituito.

Yulia Snigir offre la sua bellezza al personaggio di Margherita con le nudità della Regina per i dannati dell’inferno, ma anche con la profondità che infonde alla “solitudine straordinaria, senza precedenti” che il romanzo descrive negli occhi del personaggio, al centro di una messa in scena sontuosa, carica di atmosfere notturne misteriose e piene di magia, frutto dell’efficace sinergia tra la fotografia firmata da Maxim Zhukov, le scenografie di Denis Lischenko e i raffinati costumi disegnati da Ulyana Polyanskaya e Galya Solodovnikova.

Vista la presenza di forze ultraterrene molti gli effetti speciali in questo progetto travagliato avviato nel 2018, bloccato poi e ripartito quando è subentrato Michael Lockshin con una nuova sceneggiatura; girato tra Mosca, San Pietroburgo e Malta da luglio a ottobre 2021, il film doveva arrivare sugli schermi nel 2022 con la distribuzione della Universal, ma l’abbandono della Russia da parte della major ne ha bloccato l’uscita. Adesso finalmente, dopo l’esordio sugli schermi russi un anno fa, arriva nelle sale italiane distribuito da Be Water Film in collaborazione con Medusa Film.

Un alone di opera maledetta ha avvolto ogni tentativo di adattare per lo schermo il romanzo di Bulgakov, completato nel 1940 e pubblicato postumo nel 1966, ma forse è solo la sua sconcertante attualità a generare ostacoli, il suo affrontare di petto temi come la censura e il potere, con l’eterno dilemma di ognuno davanti alle imposizioni di ogni regime: soccombere in silenzio alla paura o lottare a testa alta per la Libertà?!?
Il film di Michael Lockshin è visivamente potente e se ne consiglia la visione, ma questa volta è imprescindibile raccomandare anche la lettura del testo originale.