Una zona rurale paludosa, intorno a un lago alla periferia di una grande città, un’area difficile da controllare e perciò senza legge, su cui nessuno, tanto meno i tutori dell’ordine, è mai riuscito a imporre la propria autorità. Per questo ‘il lago delle oche selvatiche’ è una poetica locuzione per definire in modo figurato un luogo senza regole, in cui gli strati più bassi della società portano avanti i loro affari, spesso illegali se non addirittura criminali, per garantirsi la sopravvivenza.
Zhou Zenong, un uomo braccato dalla polizia per l’omicidio di un agente, nella notte trova riparo da una pioggia torrenziale sotto il colonnato della stazione in attesa di sua moglie Yang Shujun a cui, dopo averla abbandonata con un bambino ancora piccolo e trovandosi in una situazione senza scampo, vorrebbe destinare la taglia di trecentomila yuan che pende sulla sua testa.
L’incontro con Liu Aiai – una delle ‘bagnanti’ che d’estate sulla spiaggia del lago offre prestazioni a pagamento – si rivela fondamentale, tra scontri di bande rivali e ambigui personaggi di cui è difficile intuire le finalità, per tentare di evitare la cattura da parte della polizia o di clan criminali attirati dall’ingente somma di denaro della taglia. Sarà impresa molto dura.

In una Cina sudicia e criminale, eppure estremamente elegante, Jia Zhangke incontra Wong Kar-wai1 nel nuovo film di Diao Yinan Il lago delle oche selvatiche, un’opera visivamente molto elaborata che cattura fin dalle prime immagini e trasuda cinema classico pur senza citazionismi. L’apertura notturna sotto una pioggia battente, con i due personaggi principali a ripararsi tra le colonne, che incontrandosi raccontano alternativamente gli avvenimenti degli ultimi due giorni riverbera inevitabilmente l’incipit del capolavoro Rashomon di Akira Kurosawa.

E in fondo a quel mondo arcaico, aggiornato alla modernità di un racconto ambientato a metà luglio 2012, si rifà il proliferare di associazioni segrete interne alle società orientali; perché non solo le bande criminali riunite per spartirsi le zone della città, ma anche i poliziotti impegnati a pianificare la caccia al latitante, appaiono come gruppi chiusi che si pongono in antitesi, messi sullo stesso piano senza giudizi etici o morali. Il lago delle oche selvatiche vive di atmosfere suggestive, che creano sequenze destinate a entrare in modo indelebile nella memoria collettiva.

Un momento che ha conquistato Cannes, dove il film ha esordito in concorso, è quello del ballo notturno in strada con le scarpe illuminate, seguito dalla lunga sequenza al mercato in cui il tempo cinematografico si dilata in quello reale, rendendo palpabile l’attesa di eventi ineluttabili e il peso del destino che incombe. Un momento che dà forma alla quiete prima della tempesta, un topos narrativo proprio di tanto cinema classico, utilizzato ad esempio dal Maestro Brian De Palma in sequenze come quella alla stazione di The Untouchables o nella sala biliardo in Carlito’s way.

L’inverosimile utilizzo omicida di un ombrello chiede sospensione all’incredulità a favore di una bellezza estetica, piccolo peccato veniale per un cineasta inventivo come Diao Yinan, che riesce a suggerire un rapporto orale col movimento della macchina da presa o a dare corpo agli eventi su vecchi giornali attaccati alla parete con l’impiego di effetti sonori. Il lago delle oche selvatiche è la conferma del notevole talento di un cineasta tra i più interessanti emersi negli ultimi anni, al quarto lungometraggio, anche se in Italia è giunto solo il precedente Fuochi d’artificio in pieno giorno.

Dopo un’attesa di nove mesi dall’esordio sulla croisette il noir più bello degli ultimi anni, Il lago delle oche selvatiche di Diao Yinan, sarà finalmente disponibile nelle sale italiane dal prossimo 13 febbraio distribuito da Movie Inspired. Un capolavoro nel suo genere, da non perdere.

Note

1 Per chi non ha immediata dimestichezza con i panorami narrativi e visivi evocati dall’opera di questi due cineasti: Jia Zhangke predilige raccontare soprattutto personaggi appartenenti agli strati più umili della società, spesso estranei a regole e convenzioni, mentre Wong Kar-wai ha fatto della raffinatezza visiva la sua cifra stilistica; impossibile vedendo le ombre di un uomo e di una donna proiettate sul muro non pensare al suo capolavoro In the mood for love.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’incontro notturno di Aiai Liu con Zhou Zenong
  3. L’eleganza stilistica del film
  4. Criminali e poliziotti, bande di uomini contrapposte
  5. Atmosfere notturne nella fotografia di Dong Jinsong
  6. Wan Qian è Shujun Yang / Qi Dao è il poliziotto Hua Hua / Gwei Lun Mei è Aiai Liu
  7. Il regista Diao Yinan tra i suoi attori al 72° Festival di Cannes

© 2019 He Li Chen Guang International Culture Media Co Ltd / Green Ray Films / Memento Films Production / Arte France Cinéma

IN COPERTINA
Ge Hu e Gwei Lun Mei sono il ricercato Zhou Zenong e la ‘bagnante’ Aiai Liu
© 2019 He Li Chen Guang International Culture Media Co Ltd / Green Ray Films / Memento Films Production / Arte France Cinéma

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Nan Fang Che Zhan De Ju Hui
  • Regia: Diao Yinan
  • Con: Hu Ge, Gwei Lun Mei, Liao Fan, Wan Qian, Qi Dao, Huang Jue, Zeng Meihuizi, Zhang Yicong, Chen Yongzhong, Li Zhipeng, Liu Chang, Chang Jiahao, Chang Jiazhuang, Chen Zijie, Tang Qingsong, Fu Xiaoxian
  • Sceneggiatura: Diao Yinan
  • Fotografia: Dong Jinsong
  • Musica: B6
  • Montaggio: Kong Jinlei, Matthieu Laclau
  • Scenografia: Liu Qiang
  • Costumi: Li Hua
  • Produzione: Li Li, Shen Yang e Lu Yun con Alexandre Mallet-Guy in associazione con Michel Merkt per Green Ray Films e Maisong Entertainment Investment in coproduzione con Memento Films Production e Arte France Cinema con il supporto di Arte France, Aide aux Cinémas du Monde, Centre National du Cinéma et de l’Image Animée – Institut Français e Memento Films International
  • Genere: Noir
  • Origine: Cina / Francia, 2019
  • Durata: 113′ minuti