
Una parabola sulla bellezza che non può essere offuscata dalla brutalità, il movimento di un racconto che si muove dall’oscurità alla luce, questa l’essenza profonda del lungometraggio Il dono più prezioso di Michel Hazanavicius, il primo film animato firmato dal regista premio Oscar per The artist, che sembra incarnare in modo esemplare quel precetto ebraico che dice: scegli sempre la vita.
L’incipit è quello della fiaba più classica: c’era una volta un taglialegna che viveva con sua moglie in una grande foresta. I due coniugi, non più giovani, avevano perso tutti i loro figli, ma mentre la donna sentiva pressante la solitudine scesa su di loro dopo la perdita, l’uomo era sollevato di non avere più altre bocche da sfamare di cui preoccuparsi.
La rigidità dell’inverno, con una spessa coltre di neve a ricoprire ogni cosa, rendeva molto difficile un’esistenza già oppressa da fame e povertà, inducendo la coppia a trascinare il tempo sempre più chiusi nella tristezza, muti e ogni giorno più soli, in mezzo all’imperversare della Seconda Guerra Mondiale, finché un giorno…
Mentre è intenta a raccogliere legna sotto il lento cadere della neve, il silenzio profondo di quell’immenso candore è rotto dal fischiare di un treno che passa invisibile nella nebbia, la donna rivolge una preghiera alla divinità pagana del convoglio, chiedendo che nell’attraversare quei boschi possa far cadere qualcosa per lei da quel carico merci. Il cielo sembra finalmente esaudire la sua invocazione quando, improvvisamente, risuona nella bianca foresta il pianto di un bimbo; è un sussulto al cuore per quella madre senza più figli, che interrotta ogni occupazione arranca nella neve fino a raggiungere il prezioso fagottino sonoro, capace di riportare forza vitale nel grigiore di un vivere misero e senza calore.

Tratto dal libro per ragazzi Una merce molto pregiata del drammaturgo Jean-Claude Grumberg, che Hazanavicius ha avuto occasione di leggere in bozza prima della pubblicazione, il film compie quasi l’impossibile trattando il tema dell’Olocausto come fosse qualcosa di inedito e, attraverso il disegno animato, affronta la crudezza degli eventi narrati senza per questo ridurre la potenza di un racconto squisitamente visivo, espressione del Cinema più vero, quello che riserva alla parola solo un ruolo accessorio rispetto alle immagini.

Senza alcuna esperienza precedente nel mondo dell’animazione, ma col disegno come quotidiana pratica coltivata fin dall’infanzia, il cineasta francese ha realizzato personalmente la grafica dei suoi personaggi optando per dei tratti grossi e pesanti, spessi e gravi come i tempi terribili che il racconto è chiamato a rievocare. Oggi che i testimoni oculari diretti dell’orrore nazista stanno scomparendo, con l’incedere di un negazionismo sempre più arrogante, è importante rinnovare la memoria senza cedere a strumentalizzazioni sioniste di comodo.

Ultima partecipazione a una produzione prima della scomparsa, Jean-Louis Trintignant nella versione originale presta la sua voce al narratore, in un film che mette a nudo anche gli effetti di una piaga velenosa come quella della propaganda politica manipolatoria, quando il personaggio del boscaiolo e i suoi compagni di lavoro rivelano di credere fermamente che i ‘senzacuore’ rinchiusi nei lager siano diversi da loro e quindi privi di ogni dignità umana. Magnifico e insostituibile, un contributo alla bellezza del lungometraggio è anche quello fondamentale della musica originale firmata Alexandre Desplat.

Un lungo lavoro di realizzazione durato diversi anni, che si è dovuto interrompere quando il mondo è stato sprofondato nel delirio della pandemia, ha prodotto quello che a mio avviso è il film migliore di Michel Hazanavicius perché il più sentito e partecipe, certamente il più personale a causa degli echi di guerra che lo attraversano, entrando in connessione con le origini ucraine della sua famiglia. Sul piano grafico l’estetica finale ha avuto come fonti d’ispirazione le illustrazioni raffinate dei pittori Henri Rivière, maestro del giapponesismo, e del russo Ivan Jakovlevič Bilibin.

Dopo essere stato nelle sale italiane soltanto tre giorni dal 26 al 28 gennaio in concomitanza con la ricorrenza del Giorno della Memoria, adesso Il dono più prezioso di Michel Hazanavicius è disponibile per il noleggio digitale su varie piattaforme.