Oregon 1851. I fratelli Eli e Charlie Sisters sono tristemente noti per essere piuttosto sbrigativi, sicari al servizio del Commodoro dello Stato, per uccidere il ricercato mister Blount non hanno esitato a sterminare tutti i presenti nella fattoria in cui si era nascosto.
Mentre la corsa all’oro crea un vero e proprio esodo trasformando il sogno di facili ricchezze in ossessione collettiva, i due fratelli sono inviati verso sud in un territorio ostile sulle tracce dell’esploratore John Morris, incaricato dal loro stesso committente di rintracciare e consegnare loro un certo Hermann Kermit Warm, un chimico squattrinato aggregato a una carovana, che sembra avere dei conti in sospeso con il potente ufficiale di marina.
L’imprevedibilità della psicologia umana fatta di necessità troppo spesso rimosse o relegate in secondo piano – come il bisogno di un contatto vero con l’altro, la condivisione di intenti che non siano mossi dal profitto, l’impossibilità a perseguire il male a oltranza davanti ai segni di una coscienza che sa discernere giusto e sbagliato, l’insorgere di un sentimento d’amicizia così puro da avvicinarsi all’amore – porterà imprevedibili ripercussioni nella vita di tutti e quattro questi uomini, che si troveranno inconsapevolmente davanti al Viaggio della loro vita, quello destinato a cambiarli profondamente e per sempre.

Ottavo film diretto da Jacques Audiard, primo girato in lingua inglese tra Spagna e Romania, I fratelli Sisters rappresenta in realtà un attraversamento solo ideale dell’Atlantico da parte del cineasta parigino, che ha fatto proprio il materiale senza aderire passivamente a un progetto americano. Adattamento di un romanzo del canadese Patrick deWitt, edito in Italia col titolo Arrivano i Sisters, il film pone al centro della storia una riflessione sui legami di sangue ed è dedicato alla memoria del fratello del regista.

Con studi di letteratura e psicologia alla Sorbona, Audiard ha sempre messo in primo piano nel suo Cinema i rapporti umani e la descrizione di figure complesse, fin dall’esordio con l’inedito in Italia Regarde les hommes tomber (1994); anche in questa inconsueta ambientazione western è la complessità delle relazioni al centro del discorso, con i personaggi che si rivelano piano piano mostrando moventi e cicatrici emotive che si nascondono sotto l’evidenza fuorviante delle apparenze.

Girato in formato panoramico che esalta i vasti spazi di un west ancora selvaggio, I fratelli Sisters evoca il mito creato dai classici di Hollywood, ma senza il carico di retorica degli eroi a stelle e strisce, con il ritratto delle origini di una società orientata a un individualismo esasperato che affonda le sue radici nel sangue, qui chiamato in causa anche come mezzo per perpetuare la follia, e di come avrebbe potuto essere molto diversa se l’utopia non fosse stata annientata dall’avidità.

John C. Reilly nel ruolo del fratello maggiore Eli Sisters è il vero centro della storia, a capo di un cast artistico eccezionale che vede Joaquin Phoenix nei panni di Charlie Sisters, Jake Gyllenhaal in quelli di John Morris e Riz Ahmed impegnato a rendere il carisma di Hermann Kermit Warm, capace di estrarre oro anche dall’animo più arido. Nei ruoli minori Carol Kane è mamma Sisters, Rebecca Root è la pericolosa Mayfield (assente nel libro) e Rutger Hauer dà sinistra autorità al commodoro con la sola presenza.

Alexandre Desplat forse il più grande compositore di musica da film in attività, capace ogni volta di creare sonorità originali su misura per ogni differente racconto senza ripetersi mai, ritrova il sodale Audiard con cui ha collaborato fin dagli esordi regalandoci una partitura sincopata moderna e poco convenzionale. Tra i collaboratori abituali di Audiard s’inserisce anche la prestigiosa prima volta con la nostra Milena Canonero, costumista quattro volte premio Oscar, che ha esordito con Arancia meccanica di Stanley Kubrick.

La sceneggiatura del film che rivoluziona il contenuto del romanzo originale restituendolo inalterato nello spirito, è firmata dal regista insieme a Thomas Bidegain, alla quarta scrittura a fianco di Jacques Audiard, che in qualche modo aveva già approcciato il western per il suo esordio alla regia Les cowboys – una rielaborazione del classico Sentieri selvaggi di John Ford sul tema della radicalizzazione islamica di tanti giovani nordeuropei di oggi – vittima della miopia della distribuzione italiana e perciò inedito da noi.

Poco prolifico – otto film in venticinque anni – Jacques Audiard ha saputo ogni volta superarsi portando avanti un discorso personalissimo, venando il dramma di commedia anche nella brutalità di un west senza legge per far emergere la vulnerabilità della natura umana. Alla 75ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia I fratelli Sisters ha vinto il Leone d’Argento alla regia e sarà finalmente nelle sale italiane dal prossimo 2 maggio distribuito da Universal Pictures.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’insegna del commodoro / Sulla costa della California / San Francisco 1851
  3. Un monumentale John C. Reilly è Eli Sisters
  4. Joaquin Phoenix è l’irrequieto Charlie Sisters
  5. Jake Gyllenhaal è l’idealista esploratore John Morris
  6. Rutger Hauer è il commodoro / Rebecca Root è Mayfield / Carol Kane è la madre dei Sisters
  7. Riz Ahmed è il carismatico Hermann Kermit Warm
  8. Altre immagini del west secondo Jacques Audiard

© 2018 Universal Pictures

IN COPERTINA
Joaquin Phoenix e John C. Reilly sono i fratelli Charlie e Eli Sisters
© 2018 Universal Pictures

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: The sisters brothers
  • Regia: Jacques Audiard
  • Con: John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Rebecca Root, Allison Tolman, Rutger Hauer, Carol Kane, Patrice Cossonneau, Zac Abbott, David Gasman, Philip Rosch, Creed Bratton, Lenuta Bala, Jochen Hägele, Eric Colvin, Ian Reddington, Aldo Maland, Theo Exarchopoulos, Sean Duggan, Raymond Waring, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Gerard Cooke, Frédéric Siuen, Trevor Allan Davies, Aidan O’Hare, Andrew Litvack, Nick Cornwall, Duncan Lacroix, Jean-Marc Bellu, Diego Llano, Hugo Dillon, Lexie Benbow-Hart, Richard Brake, Kelda Holmes
  • Soggetto: Patrick DeWitt
  • Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain
  • Fotografia: Benoît Debie
  • Musica: Alexandre Desplat
  • Montaggio: Juliette Welfling
  • Scenografia: Michel Barthélémy
  • Costumi: Milena Canonero
  • Produzione: Pascal Caucheteux, Gregoire Sorlat e Michel Merkt con Megan Ellison, Michael De Luca, Alison Dickey e John C. Reilly con Chelsea Barnard, Sammy Scher, Fernando Victoria De Lecea, Tudor Reu e Delphine Tomson in associazione con Jean-Pierre & Luc Dardenne, Enrique Lopez Lavigne, Cristian Mungiu e Valerie Schermann per Why Not Productions e Page 114 in associazione con Annapurna Pictures in coproduzione con France 2 Cinéma, France 3 Cinéma, UGC, KNM, Michael De Luca Productions, Top Drawer Entertainment, Apache Films, Mobra Films e Le Films du Fleuve con la partecipazione di Canal+, OCS, France Televisions, Astresmedia Cine, Movistar+, Wallimage, Casa Kafka Pictures – Belfius
  • Genere: Western
  • Origine: Francia / USA / Belgio / Spagna / Romania, 2018
  • Durata: 122′ minuti