Mario Monicelli ha sempre rifiutato l’etichetta di autore preferendo definirsi artigiano, a lungo mal considerato dalla critica paludata forse per gli esordi con i film di Totò merita un posto d’onore nella storia del cinema italiano e, nel decimo anniversario della scomparsa, lo ricordiamo con I compagni, uno dei suoi titoli meno celebrati, ancora attualissimo nel raccontare il rapporto sempre conflittuale tra lavoro salariato e capitale.
Alla fine dell’Ottocento a Torino gli operai di un’industria tessile lavorano quattordici ore al giorno con una pausa di mezz’ora per il pranzo, uomini e donne sfruttati e sfiancati dalla fatica, oppressi da povertà e malnutrizione, spesso vittime di incidenti sul lavoro dovuti alla stanchezza. Disgrazie che oltre a causare dolore e menomazioni fisiche, quando non addirittura la morte, mettono fine alla vita professionale lasciando il lavoratore, senza alcuna tutela, nell’impossibilità di continuare a guadagnarsi il pane.
L’ennesimo infortunio spinge i lavoratori a chiedere la riduzione di un’ora del turno lavorativo e un salario più equo, si forma un comitato e inizia la lotta contro lo sfruttamento proprio quando tra loro giunge il professore di ginnasio Giuseppe Sinigaglia, in fuga da Genova con un mandato di cattura pendente sulla testa, che inizia a coordinare lo sciopero delle maestranze.

Nata da una conversazione tra Monicelli e il produttore Franco Cristaldi l’idea del film prese forma nella sceneggiatura originale scritta dal regista con Age e Scarpelli, candidata poi anche all’Oscar, con l’intento di realizzare un racconto corale in un preciso contesto storico; analogo germoglio narrativo aveva animato anche la genesi de La grande guerra, Leone d’Oro a Venezia nel 1959, tradito poi dall’emergere preponderante delle figure interpretate da Vittorio Gassman e Alberto Sordi.

Nella tradizione della miglior commedia all’italiana I compagni è un racconto amaro contaminato di momenti comici tra situazioni surreali, tipo il colloquio del maestro con un figlio che si informa sul rendimento scolastico del padre, e ironiche considerazioni sul corso della Storia, come lo scambio di battute tra un ragazzo torinese e una bimba siciliana(1) che rendono quotidiana l’atmosfera di un mondo scomparso, restituito in modo perfetto nella ricostruzione di ambienti e costumi.

Girato tutto in esterni senza teatri di posa, a Zagabria e solo in minima parte nel Piemonte, il film individua la mancanza di istruzione come radice dei problemi delle classi subalterne; coltivare cultura, strumento meraviglioso di emancipazione, stenta a essere riconosciuto prioritario ancora oggi(2) per l’intenzionalità di dominare la forza lavoro. Cooperative d’appalto e agenzie interinali sono gli strumenti moderni per garantire ricattabilità dei lavoratori e maggiori profitti alle imprese.

Un lavoro imponente di documentazione, fatto di interviste ad anziani operai e ricerche negli atti dei tribunali dove approdavano i conflitti con i padroni, sono la base storica che dà a I compagni la forza della verità, su cui lo straordinario cast di attori ha costruito i ritratti indimenticabili dei personaggi. Marcello Mastroianni già divo internazionale è straordinario nel tratteggiare l’idealismo congenito segnato dalla miseria del professor Sinigaglia, che lo condanna a un altruismo disinteressato.

Folco Lulli nei panni del rude Pautasso fu premiato col Nastro d’argento come non protagonista, Renato Salvatori offre simpatia e prestanza al personaggio di Raoul mentre nella parte vocale è doppiato da Walter Chiari secondo un uso frequente dell’epoca, una giovanissima Raffaella Carrà prima di diventare l’icona del sabato sera è impegnata nel ruolo di Bianca; Monicelli ha più volte ribadito il talento d’attrice della diva televisiva, dicendo che per il cinema è stata una perdita.

Rifiutato dalla Mostra Cinematografica di Venezia come del resto accaduto altre volte a Monicelli, per I soliti ignoti ad esempio, vittima del pregiudizio sulla commedia e nonostante il Leone d’Oro di quattro anni prima, I compagni arrivò sugli schermi italiani stentando a trovare riscontro, ma in seguito vinse in Argentina il premio al miglior film del Mar del Plata Film Festival. Un capolavoro da ammirare anche per la meravigliosa fotografia in bianco e nero del grande Giuseppe Rotunno.

I compagni di Mario Monicelli mischia in modo sublime amarezza e commedia, ribadendo il valore dell’unità – non a caso nome del più importante quotidiano della Sinistra italiana, finché è stata in vita – come requisito essenziale per affermare i propri diritti contro l’avidità. Attualissimo.

Note

(1) Lo scambio di battute, fulminanti, tra il giovane Omero e la piccola Gesummina, torinese lui ed emigrante siciliana lei, sintetizza l’intera pagina di Storia sull’Unità d’Italia liquidando questioni che lasciano vive ripercussioni ancora oggi.
Gesummina: …è qua che non ci sta il sole, dalle nostre parti invece è tutto verde, bianco e rosso.
Omero: Ah sì? E allora cosa ci siete venuti a fare? […] Hai capito, cosa ci siete venuti a fare? Ma lo sai come va male il Piemonte da quando siete arrivati voi altri siciliani?
Gesummina: Mio padre invece dice che è la Sicilia che va male da quando siete arrivati voi altri piemontesi.

(2) Esiste oggi lo strumento delle Centocinquanta ore che il lavoratore può chiedere e utilizzare per lo studio, un’opportunità nata a inizio anni ’70 per dare seguito a un’esigenza emersa già sul finire del decennio precedente, anche col seminario sulla condizione operaia svoltosi al Lingotto di Torino nell’anno accademico 1969/70 e organizzato dai professori Antonio Gibelli dell’Università di Genova e Francesco De Bartolomeis dell’Università di Torino; tra gli ospiti del convegno Mario Monicelli.
Dal fermento di quegli anni e in particolare di quell’evento è scaturita la vocazione del professor Giuseppe Nibbi, tra i pochi a portare avanti un’attività di alfabetizzazione, che con i suoi percorsi di storia del pensiero umano garantisce una formazione permanente per adulti fruibile anche in rete in forma del tutto gratuita, perché l’accesso allo studio è un diritto del cittadino che non deve essere monetizzato.
Nell’archivio dei siti dedicati sono a disposizione tutti i materiali prodotti dal 2003 a oggi, anche se questa esperienza è iniziata nel 1995.

Siti per accedere a testo e registrazione audio delle lezioni redatte dal professor Giuseppe Nibbi:

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Lunghe ore di lavoro sfiancante in ambienti malsani oppressi dal rumore delle macchine
  3. Un sublime, umano e ironico ritratto corale della condizione operaia
  4. Lo scambio tra Gesummina e Omero / Il rendimento scolastico / L’immigrato siciliano
  5. Per aver diritto di voto bisognava dimostrare di saper scrivere il proprio nome
  6. Marcello Mastroianni è Giuseppe Sinigaglia, tra alti ideali e umane miserie / Monicelli sul set
  7. Folco Lulli, Elvira Tonelli e Bernard Blier sono Pautasso, Cesarina e Martinetti / Renato Salvatori è Raoul / Una giovanissima Raffaella Carrà nel ruolo di Bianca
  8. Lo sfruttamento dei ceti più poveri consente ai più ricchi di occupare il tempo tra lussi e facezie

© 1963 Lux-Vides, Roma / Mediterranée Cinema Production, Parigi

IN COPERTINA
Il professor Giuseppe Sinigaglia – Marcello Mastroianni – s’inserisce nella discussione
© 1963 Lux-Vides, Roma / Mediterranée Cinema Production, Parigi

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: I compagni
  • Regia: Mario Monicelli
  • Con: Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Gabriella Giorgelli, Folco Lulli, Bernard Blier, Raffaella Carrà, Francois Perier, Vittorio Sanipoli, Mario Pisu, Kenneth Kove, Annie Girardot, Edda Ferronao, Anna Di Silvio, Roberto Diamanti, Elvira Tonelli, Giampiero Albertini, Antonio Di Silvio, Franco Ciolli, Bruno Scipioni, Anselmo Silvio, Pippo Starnazza, Sara Simoni, Anna Glori, Enzo Casini, Antonio Casamonica, Gino Manganello, Giuseppe Marchetti, Fred Borgognoni
  • Soggetto e Sceneggiatura: Age & Scarpelli, Mario Monicelli
  • Fotografia: Giuseppe Rotunno
  • Musica: Carlo Rustichelli
  • Montaggio: Ruggero Mastroianni
  • Scenografia: Mario Garbuglia
  • Costumi: Piero Tosi
  • Produzione: Franco Cristaldi per Lux-Vides, Roma in coproduzione con Mediterranée Cinema Production, Parigi e la collaborazione di Avala Film, Belgrado
  • Genere: Commedia all’italiana
  • Origine: Italia / Francia, 1963
  • Durata: 124′ minuti