Presentata in concorso nella sezione Orizzonti dell’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia, dove ha vinto il premio alla miglior sceneggiatura, Happy Holidays è l’opera seconda del cineasta Scandar Copti, giunta ben quindici anni dopo il fortunato esordio con Ajami – codiretto con Yaron Shani – che, oltre al grande successo di pubblico in Israele, gli procurò notorietà internazionale e una candidatura all’Oscar.
Palestinese di religione cristiana con cittadinanza israeliana, il regista con questo film in qualche modo dà una risposta alle feroci polemiche, che lo hanno convinto a trasferirsi in Qatar con la sua famiglia, scaturite dalla dichiarazione secondo cui anche se il suo primo lungometraggio rappresentava Israele nella corsa alla statuetta come il miglior film straniero, lui come persona non poteva fare altrettanto e certamente lo Stato di Israele non rappresentava lui. Happy Holidays – sotto un titolo venato di provocatoria ironia – racconta la realtà complessa e stratificata della società israeliana, con le difficoltà relazionali tra ebrei e arabi avvelenate da pregiudizi e diffidenze, alimentate anche da istituzioni che non riservano lo stesso trattamento a tutta la popolazione.
Il ritratto corale di una famiglia araba – i Karam – in un breve lasso di tempo, con il racconto strutturato in cinque parti che, adottando via via punti di vista diversi dei vari personaggi, costruisce un mosaico la cui visione articolata degli eventi, ribaltata ogni volta e rimessa in discussione dall’acquisizione di nuovi elementi, sarà completa soltanto alla fine. All’inizio è Rami, il figlio maggiore, al centro della storia, la sua relazione segreta con Shirley, una ragazza ebrea, che non vuole rinunciare al figlio che aspetta da lui, crea tensioni, incomprensioni e la preoccupazione per come potrà reagire la famiglia, mentre iniziano ad arrivare minacce da ignoti, sempre più pericolose: “un arabo che molesta un’hostess ebrea è una minaccia alla sicurezza nazionale.

Già questo incipit mostra la conflittualità che ostacola ogni convivenza quotidiana tra etnie diverse, con l’impossibilità di chiedere aiuto a istituzioni strutturalmente inique e inclini alla discriminazione. Il film affronta poi anche temi come la coltivazione dell’aggressività, con l’indottrinamento alla guerra fin dalla prima infanzia – all’asilo ebraico il ritornello in una canzoncina dice: “ogni generazione tenta di sterminarci” – utile a consolidare un senso di insicurezza e pericolo nei piccoli, adulti di domani, che genera poi violento fanatismo.

Altro fenomeno sociale che lascia attoniti, denunciato da Happy Holidays, è l’esistenza di individui, privati cittadini senza alcun ruolo o incarico pubblico, radicalizzati e convinti di agire per un bene supremo, pronti a mettere in atto azioni criminali del tutto arbitrarie, mascherate in modo da restare impunite, all’insaputa dei diretti interessati. È l’impietoso ritratto di un contesto sociale in cui la donna è soggetta a regole patriarcali ataviche, coniate esclusivamente a beneficio di un’arcaica supremazia maschile.

Ottimi attori non professionisti conferiscono verità a situazioni comuni aderenti alla realtà: il dottor Raed Burbara nel ruolo di Walid, medico anche nella finzione, incarna il conflitto tra pregiudizi e sentimento; la psicologa Manar Shehab, che per la sua interpretazione di Frida ‘Fifi’ Karam ha vinto il premio come miglior attrice al Festival del Cinema di Marrakech, dà forma alla speranza di un cambiamento; Wafaa Aoun è molto brava nei panni dell’irritante Hanan, madre determinata a trovare marito alle sue figlie organizzando cerimonie all’altezza del suo orgoglio.

Estremamente articolato nei suoi intrecci narrativi, Happy Holidays è un grande film per la capacità di denunciare la deriva ideologica e le sue conseguenze, in modo lucido e essenziale senza scene madri, rivendicando con coraggio il diritto alla complessità delle situazioni, contrapposta alla semplificazione che troppo spesso mina le pagine della cronaca. Ambientato tra le città di Haifa e Gerusalemme, il film è scritto, diretto e montato dal suo autore in ognuna delle tre fasi di costruzione narrativa proprie dell’opera cinematografica.

Nato dalla riflessione che spesso anche le donne in certi luoghi contribuiscono a mantenere consolidato il regime patriarcale, Happy Holidays di Scandar Copti è un film assolutamente da non perdere; adesso finalmente è arrivato nelle sale italiane e nelle arene estive, distribuito da Fandango.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Toufic Danial è Rami / La famiglia Karam / Shani Dahari è Shirley
  3. La coltivazione di un’inclinazione alla guerra fin dall’asilo / Imad Hourani è il capofamiglia Fouad
  4. Forze malevole convinte di agire per un bene superiore, ma il bene di chi?
  5. Manar Shehab è Frida ‘Fifi’ Karam / Raed Burbara è il dottor Walid / Wafaa Aoun è la madre Hanan
  6. Vite intrecciate nel tessuto narrativo e la spinta ribelle di Fifi indifferente alla celebrazione dello Yom HaZikaron, il Giorno del Ricordo israeliano
    .
    .
    .
    © 2024 Fresco Films / Red Balloon Film / Tassalit Productions / Intramovies

IN COPERTINA

I volti dei personaggi sulla locandina del film
© 2024 Fresco Films / Red Balloon Film / Tassalit Productions / Intramovies

courtesy Ufficio stampa Fandango

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Happy Holidays
  • Regia: Scandar Copti
  • Con: Manar Shehab, Wafaa Aoun, Meirav Memoresky, Toufic Danial, Raed Burbara, Neomi Memorsky, Shani Dahari, Imad Hourani, Sophie Awaad, Rana Matar, Michal Dasberg, Juhaina Habib Kandalaft, Issam Hadad, Amal Harb, Riyad Houssari, Thomas Zaher, Jana Khoury, Eyal Boers, Feryal Boulos, Anwar Jour, Timour Safadi, Moris Azaar, Alice Goryunkova, Dalya Bouskila, Dina Khoury, Abir Hajj, Zvika Kirsh, Yair Avni, Youssef Copti, Sarit Meshayev, Lina Saba, Mayada Saba, Shlomi Avihu, Erica Kosoy, Lior Sliman, Noaa Baron, Tali Harel Even, Esther Sagi Maor, Khani Yona, Yigal Shriker, Yulia Rosenberg, Shourouk Mohammed, Sima Peretz, Jawad Mabjish, Ranin Noufi, Sinaa Noufi, Mohamed Maabid, Dora Khoury Said, Jowan Abu Rayeh, Suhad Khwaiss, Perah Shazar, Abigail Reifen, Aref Massalha, Dan Frank, Lina Abu Shah, Geffen Herman, Hadar Dagan, Maayan Ben Saadin, Chen Galai, Shahar Neuman, Shahar Asher Neuman, Eliana Eliyahu, Be’eri Dunloy, Alma Rotem, Noga Sapir, Ilya Dinid, Rotem Zindad, Gabriel Ben Ami, Oriya Warshavsky, Tamar Natanela, Tohar Ivgi, Liam Habousha, Ofri Yona, Michael Kotorovich, Tohar Shani, Amit Shapira, Matan Hershnowitz, Eilai Yamin
  • Sceneggiatura: Scandar Copti
  • Fotografia: Tim Kuhn
  • Montaggio: Scandar Copti
  • Scenografia: Stella Rossié
  • Costumi: Hamada Atallah
  • Produzione: Tony Copti, Jiries Copti e Dorothe Beinemeier in coproduzione con Jean Bréhat, Bertrand Faivre, Emma Binet, Marco Valerio Fusco e Micaela Fusco per Fresco Films e Red Balloon Film in coproduzione con Tessalit Productions e Intramovies con il supporto di Eurimages – Consiglio d’Europa, Moin Film Fund Hamburg Shleswig-Holstein, Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Doha Film Institute, Arab Fund for Art and Culture e The Final Cut in Venice Program
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Palestina / Germania / Francia / Italia, 2024
  • Durata: 124′ minuti