Quella al confine tra Polonia e Bielorussia è una delle ultime foreste vergini d’Europa, vasta, imponente e pericolosa, fatta di boschi e paludi. È questa la “frontiera verde” cha dà il titolo al film della cineasta polacca Agneszka Holland, vincitore del Premio Speciale della Giuria all’80ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia.
Strutturato in quattro capitoli e un epilogo, Green border intreccia punti di vista differenti per dare una visione più completa possibile degli eventi drammatici che, nell’ottobre 2021, si sono consumati al confine orientale d’Europa. All’inizio protagonisti in primo piano sono gli esuli siriani – la famiglia di Bashir con la moglie Amina, l’anziano padre e i figli Nur e Ghalia, a cui si unisce Leila, una donna afgana – convinti di poter facilmente passare la frontiera bielorussa per entrare in Unione Europea e chiedere asilo; ma dovranno affrontare la crudeltà della polizia soprattutto polacca, che continua a respingerli indietro con violenza e senza pietà. Poi seguiamo una guardia di confine – il giovane polacco Janek, il cui governo disumanizza i rifugiati in arrivo dicendo ai suoi agenti che “non sono persone, sono armi di Putin e Lukashenko, sono proiettili vivi!” per rendere ogni azione di respingimento più cruenta – e gli attivisti polacchi che si espongono sul piano personale per portare aiuto a esseri umani già provati dalla guerra, costretti a fuggire dal proprio Paese d’origine per non essere uccisi; infine il personaggio di Julia incarna quella minoranza di abitanti che vivono vicino al teatro di simili atrocità e non riescono a voltarsi dall’altra parte. Forse per mitigare la crudezza delle situazioni o per fare un parallelo storico con le atrocità del Novecento, tra armi e filo spinato, il film è girato in un bianco e nero che certo non riduce forza e impatto di un’opera fortemente politica, un esplicito atto d’accusa contro governi e istituzioni troppo spesso responsabili del dolore inflitto ai popoli.

La forza di immedesimazione propria del Cinema ci porta nella foresta, esposti al freddo e alla fame, ma anche alla brutalità di chi deliberatamente rompe l’interno di un termos prima di darlo in mano all’assetato o finge umana comprensione e poi mette mano al telefono per denunciare alla polizia la presenza dello straniero, vissuto come una minaccia. Nonostante la durezza il film non induce mai alla commozione esasperata, preferendo un linguaggio quasi documentario.

Una visione, soprattutto nella parte iniziale con la famiglia siriana in mezzo a molti altri migranti, a tratti quasi insostenibile, che nonostante le posizioni espresse della regista – nelle interviste ha dato segni di credere alla narrazione ufficiale bidimensionale, divisa ordinatamente tra dittatori cattivi e forze del bene – assume respiro universale, evidenziando come sia la volontà politica a creare condizioni che consentono il perpetrarsi di atrocità destinate a restare impunite.

Ne è conferma il fatto, ricordato sul finale, che nelle prime settimane di conflitto armato, la Polonia ha accolto oltre due milioni di rifugiati ucraini, loro sì decretati dalla propaganda ‘meritevoli’ di aiuto e comprensione umana. Green border di Agneszka Holland è una visione dura, ma necessaria, e sarà nelle sale italiane dall’8 febbraio distribuito da Movies Inspired.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Intolleranza, armi e filo spinato evocano fantasmi di un passato che vorremmo non reiterato
  3. Il dolore degli ultimi, inflitto senza pietà, a volte perfino cinicamente deriso
  4. L’afgana Leila, la polacca Julia e la piccola siriana Ghalia, pezzi di un unico mosaico narrativo
    © 2023 Metro Films / Astute Films

IN COPERTINA

L’illusione di un’accoglienza che in Europa non c’è
© 2023 Metro Films / Astute Films

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Zielona granica
  • Regia: Agneszka Holland
  • Con: Jalal Altawil, Maja Ostaszewska, Behi Djanati Ataï, Tomasz Włosok, Al Rashi Mohamad, Dalia Naous, Monika Frajczyk, Jaśmina Polak, Maciej Stuhr, Agata Kulesza, Michal Zieliński, Aboubakr Bensaihi, Joely Mbundu, Malwina Buss, Piotr Stramowski, Marta Stalmierska, Sandra Korzeniak, Magdalena Popławska, Talia Ajjan, Taim Ajjan, Sebabastian Svaton, Piotr Połtowicz, Walentyna Sizonenko, Noah Meskina, Jan Aleksandrowicz-Krasko, Dzianis Tarasenka, Wojciech Kałuzyński, Alan Al Murtatha, Parwar Tariq, Maciej Stępniak, Maciej Kosiacki, Davit Baroyan, Tinatin Jabanashvili, Sebastian Królikowski, Jan Sałasiński, Joecey Mbundu, Zuyee Helal, Bartosz Picher, Roman Skorovskiy, Pavel Gorodnitskiy, Elie Zeitouny, Helena Ganjalyan, Katarzyna Obidzińska, Sławomir Holland, Stanisław Cywka, Robert Czerwiński, Marta Ziętkowska, Joanna Gonschorek, Mirosław Kropielnicki, Usman Sediqi, Jan Litvinovitch, Dagmara Brodziak, Anna Biernacik, Marysia Złonkiewicz, Nadim Suleiman, Szczepan Kajfasz, Paweł Łukasiewicz, Agnieszka Racka, Mikołaj Łaski, Adel Boubir, Marcin Osiadacz, Hanna Turnau, Tomasz Krzemieniecki, Oleg Garbuz, Ewa Wirtwein, Mateusz Janicki, Agnieszka Frankel, Magdalena Duszak, Michał Wawrykiewicz, Igor Korus, Jonathan Louhoua, Georges-Anthony Van Keer, Gabriel Ossotchenho, James Cyiza, Ada Cyndler, Mikołaj Cyndler, Grzegorz Gromek, Grzegorz Grochowski, Klementyna Lamort De Gail, Tomasz Jaskowski, Milan Śteindler, Oksana Cherkashyna, Olena Leonenko, Sergey Berezhko, Marii Berezhko, Veronika Berezhko, Kalina Siudek, Matylda Stuhr, Agata Kuśpit, Julia Zagórska, Marianna Wierzchosławska
  • Sceneggiatura: Maciej Pisuk, Gabriela Łazarkiewicz-Sieczko e Agneszka Holland
  • Fotografia: Tomasz Naumiuk
  • Musica: Frédéric Vercheval
  • Montaggio: Pavel Hrdlička
  • Scenografia: Katarzyna Jędrzejczyk
  • Costumi: Katarzyna Lewińska
  • Produzione: Marcin Wierzchosławski con Fred Bernstein e Agneszka Holland in coproduzione con Maria Blicharska-Lacroix e Damien McDonald con Šárka Cimbalová, Diana Elbaum e David Ragonig con Beata Ryczkowska, Małgorzata Seck e Dominika Kulczyk per Metro Films in associazione con Astute Films in coproduzione con Blick Productions, Marlene Film Production, Beluga Tree e con Canal+ Polska, dFlights, Mazovia WarsawFilm Fund e Czech Television con il supporto di Eurimages, Czech Film Fund, Aide aux Cinémas du Monde – Centre National du Cinéma et de l’Image Animée – Istitut Francais e la partecipazione di Volapuk, Centre du Cinéma et de l’Audiovisuel de la Fédération Wallonie – Bruxelles, ZDF/Arte, TRT Sinema, Films Boutique, La Banque Postale Image 17, Voo-Be Tv, Downey Ink. e Saudade Film
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Polonia / Francia / Repubblica Ceca / Belgio, 2023
  • Durata: 152′ minuti