Piccolo gioiello delicato ricco di grazia, Gioia mia segna il felice esordio nel lungometraggio di Margherita Spampinato, che ne ha immaginato il soggetto, scritto la sceneggiatura, l’ha diretto e montato nell’edizione finale, curando personalmente tutte le fasi di ‘scrittura’ del linguaggio cinematografico.
Alla chiusura estiva delle scuole il piccolo Nico è costretto ad andare via in aereo dalla metropoli del nord in cui vive; i suoi genitori sono impegnati a lavorare e Violetta, la ragazza che abitualmente si occupa di lui in loro assenza, si deve sposare e trasferirsi a Parigi. Perciò il ragazzino viene mandato a passare un mese in Sicilia dall’anziana zia Gela, sorella della nonna Adele, che ha cresciuto suo padre quando ancora piccolo è rimasto senza mamma.
Nico è un ragazzino vivace e impertinente, cresciuto in una famiglia laica, un po’ scontroso e sempre connesso a giocare con gli strumenti tecnologici contemporanei; Gela è un’anziana zitella brusca e dai modi sbrigativi, non troppo incline a relazionarsi con i più giovani, abituata a vivere da sola col suo cane Frank nella casa in cui è nata e ha vissuto tutta la vita, circondata da una moltitudine di immagini sacre che arredano ogni parete. Il primo è diffidente e nutre un inespresso senso di superiorità, l’altra pretende d’inserire il bambino di forza nei ritmi inalterabili del suo mondo antico, popolato di credenze, angeli e spiriti, dominato da un senso di magia che pervade una rigorosa religiosità. È l’incontro di due mondi estranei e distanti, destinati a scontrarsi prima di potersi comprendere.
Eloquente la risposta di Nico al telefono, a sua madre che gli ha posto la più classica delle domande: “E come deve andare? Mi hai spedito nel Medioevo!”

Dopo anni di lavoro nel cinema, nella revisione di sceneggiature prima e nella selezione di attori e comparse poi, e l’esordio dietro la macchina da presa con la realizzazione di due cortometraggi, adesso finalmente la regista palermitana Margherita Spampinato con Gioia mia fa il salto al lungometraggio, conquistando due riconoscimenti nella sezione Cineasti del Presente al 78° Locarno Film Festival: il Premio Speciale della Giuria Ciné+ e il premio alla Miglior Interpretazione Femminile a Aurora Quattrocchi nel ruolo di Gela.

L’incontro scontro tra Nico e Gela rappresenta la contrapposizione tra modernità contemporenea e mondo antico, tra velocità e lentezza, tra due visioni del mondo, mutuate anche dal diverso momento anagrafico dei due personaggi. Il piccolo Marco Fiore, che già ha offerto ottime prove d’attore nella serie Supersex e in Ho visto un re di Giorgia Farina, è bravissimo a incarnare i passaggi di ogni sfumatura dall’insofferenza all’affetto, tenendo testa a una grande attrice come Aurora Quattrocchi; già indimenticabile in Spaccaossa di Vincenzo Pirrotta o Anime nere di Francesco Munzi, solo per fare qualche esempio.

Girato a Trapani, Gioia mia è un esempio sublime di cinema indipendente a basso costo, un’opera che conquista con la sua semplicità perché capace di parlare direttamente al cuore, rivendicando valori che nei ritmi forsennati della modernità sono deprecati e ritenuti colpevolmente inutili; l’importanza della noia come elemento fondamentale di formazione e crescita interiore, le persone anziane come miniere – quali sono – di esperienze e saggezza da tramandare ai giovani, slegate dal concetto tossico di produttività.

L’arrivo di Nico nella casa di Gela è un uragano che stravolge la fissità di un luogo immobile nel tempo, con le domande inopportune e il frugare nei ricordi altrui, essenziale anche all’anziana zia per elaborare il dolore e coltivare il sentimento indispensabile dell’accettazione. Gioia mia di Margherita Spampinato esprime una malinconica nostalgia per qualcosa che non è più, stemperandosi nella dolcezza, e proprio da una domanda, su che fine hanno fatto le torride tediose estati di un tempo, è germogliato il soggetto originale.

Gioia mia di Margherita Spampinato è un’Emozione Visiva che vibra di rara bellezza, un piccolo film indimenticabile che sarà nelle sale per un’anteprima il prossimo 8 dicembre e poi distribuito da giovedì 11 dicembre a cura di Fandango.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’impatto tra due mondi distanti e apparentemente inconciliabili
  3. Una sempre splendida Aurora Quattrocchi è l’anziana zia Gela
  4. Sempre più bravo, Marco Fiore è il piccolo Nico
  5. Martina Ziami è Rosa, nipote di una vicina di casa
  6. Estati di un tempo che sta scomparendo
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    © 2025 Yagi Media Srl / Fandango

IN COPERTINA

Marco Fiore e Aurora Quattrocchi sono Nico e Gela
© 2025 Yagi Media Srl / Fandango

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Gioia mia
  • Regia: Margherita Spampinato
  • Con: Marco Fiore, Aurora Quattrocchi, Martina Ziami, Camille Dugay, Clara Salvo, Concetta Ingrassia, Renata Sajeva, King, Rosaria Oddo, Giuseppina Cardella, Giuseppina Cammareri, Claudia Pace, Gaspare Gruppusco, Salvatore Di Gregorio, Christian Ponticelli, Salvatore Scarcella, Leone Cofrancesco, Dalila Fodale
  • Soggetto e sceneggiatura: Margherita Spampinato
  • Fotografia: Claudio Cofrancesco
  • Musica: Alice Zecchinelli
  • Montaggio: Margherita Spampinato
  • Scenografia: Marinora Ferrandes
  • Costumi: Daniela Virgilio e Giovanni Schiera
  • Produzione: Benedetta Scagnelli e Alessio Pasqua in associazione con Gianluca Arcopinto e Claudio Cofrancesco e con Paolo Butini, Ivan Caso e Filippo Baracco per Yagi Media con il supporto dell’Atelier di post produzione Milano Film Network 2024
  • Genere: Struggente poesia
  • Origine: Italia, 2025
  • Durata: 92′ minuti