
Finding Emily, esordio nel lungometraggio della regista inglese Alicia MacDonald che sarà nelle sale italiane dal prossimo 17 settembre, a una prima occhiata fugace può sembrare la solita commedia romantica, ma il film scritto dalla britannica Rachel Hirons è molto più di questo; è una riflessione precisa, acuta e – perché no – anche divertente dei meccanismi ideologici, manipolatori e distorti, che avvelenano di continuo il dibattito pubblico in questa nostra contemporaneità.
Manchester, Regno Unito. Owen lavora come tecnico del suono in una discoteca e una sera incontra Emily, studentessa universitaria simpatica ed esuberante. Dopo aver ballato e parlato a lungo sembra scattare tra loro la fatidica scintilla, ma proprio quando le loro labbra si stanno avvicinando le amiche di lei la chiamano, una festa le attende. Il ragazzo le chiede il numero e lei glielo digita in fretta sul cellulare prima di sparire, ma il giorno seguente Owen scopre che al numero manca una cifra per essere completo e lui non ha alcun modo di rintracciarla. Inizia così una ricerca nel campus universitario, dove le ‘Emily’ iscritte sono più di trecento e la prima in cui si imbatte è la laureanda in psicologia Emily Raine, che sta scrivendo una tesi per dimostrare la teoria secondo cui l’innamoramento romantico è una follia destinata ad autosabotare progetti e aspirazioni di chi ne è affetto. Nella speranza che Owen faccia qualcosa di eclatante per rintracciare la Emily conosciuta sulla pista da ballo, la studentessa si offre di aiutarlo nella sua ricerca, ma l’intento recondito in verità è trasformare il ragazzo a sua insaputa nell’oggetto dei suoi studi, spingendolo a un’esposizione pubblica che probabilmente lui con le sue sole iniziative non avrebbe raggiunto.
…destinata a fare danni.

I due protagonisti Spike Fearn e Angourie Rice sono perfetti a incarnare esuberanza e fragilità, rispettivamente di Owen ed Emily, in un racconto brillante estremamente preciso nel mettere a nudo dinamiche collettive contemporanee indotte, che diventano ossessive. Ecco allora che un ragazzo può essere aggredito nel film – ma è plausibile anche nella realtà, con l’aria che tira – perché un livido sulla bocca della ragazza in sua compagnia è scambiato per il segno delle percosse, a causa di affrettate conclusioni indotte dal pregiudizio.

Il film è prezioso nello smascherare il clima ideologico creato dai mezzi di comunicazione di massa che, obbedendo a maligni intenti editoriali, selezionano temi da esasperare e gonfiare a problemi, per poi diffondere solo notizie che avvalorano la tesi prescelta alimentando tossiche contrapposizioni. Istituire il reato di ‘femminicidio’ ad esempio, in barba a ogni statistica che registra un calo continuo dei casi, in un ordinamento che già persegue l’omicidio, è propedeutico alla creazione di un allarme, utile soltanto a perpetuare sentimenti di paura e insicurezza.

Un granello di sabbia può diventare montagna e le più innocenti intenzioni di un maschio non sono ritenute plausibili, si innesca così una diffidenza verso il prossimo che fa guardare con sospetto anche il più piccolo gesto gentile. A questa pericolosa deriva non ci dobbiamo arrendere, l’emergere dopo secolare omertà di molestie, prima derubricate come complimenti legittimi, è indispensabile all’evoluzione dei costumi, ma l’eccesso di zelo nel voler perseguire la causa oggi crea il rischio di linciaggi mediatici. Perché non si può accreditare al maschio una sensibilità o prerogative tradizionalmente considerate femminili, assegnandogli sempre a priori un ruolo predatorio?

Temi di importante attualità, ma in una confezione leggera che utilizza anche numerose canzoni pop nella colonna sonora come parti integranti del testo, per la narrazione di un racconto che riesce a non essere mai banale, schivando abilmente tutte le trappole della commedia sentimentale senza scivolare nel cliché. In questo senso, splendidi per la loro dolcezza sono anche i titoli di coda, assolutamente da non perdere, che informano degli sviluppi esistenziali di Owen e di tutti i personaggi principali del racconto.

Finding Emily di Alicia MacDonald è un buon film che assicura divertimento, invitando insieme a riflessioni sulla malsana contrapposizione uomo/donna, che si vuole esacerbare con il pretesto di una legittima parità non ancora raggiunta in troppi ambiti. È un piacere che alimenta la speranza, che sia sempre più grande la fetta di gente immune alle manipolazioni, notare che il film è scritto e diretto da due giovani donne.