
Secondo lungometraggio diretto dal cineasta danese Ulaa Salim – produttore, regista e sceneggiatore – dopo l’esordio con lo splendido thriller politico Danmarks sønner [figli di Danimarca] passato in diversi festival, ma purtroppo ancora inedito in Italia, Eternal – odissea negli abissi è un’opera originale che coniuga generi diversi per tentare una via alternativa intermedia tra la fantascienza classica, più filosofica e animata da dilemmi etici, con quella più ‘commerciale’ gonfia di effetti speciali e rivolta a un pubblico di massa.
In un indefinito futuro prossimo, un terribile terremoto in Islanda apre un’anomala fenditura nella crosta terrestre in fondo agli abissi marini, a poca distanza dalla costa, e dal centro della terra sembra rivelarsi la presenza di un magma sconosciuto, incandescente, luminosissimo e ipnotico, affascinante spettacolo della Natura.
Elias Sejergaard è un giovane ricercatore climatico che studia le implicazioni delle alterazioni, forse anche fatali per la vita sulla Terra, che la spaccatura sta apportando all’ecosistema dell’intero pianeta, e quando viene costituita un’apposita commissione per monitorare il fenomeno – la Northern Association for Fractural Activity – è pronto a qualsiasi sacrificio professionale, ma anche personale, per poter entrare a far parte della squadra che lavorerà al progetto di richiudere lo spacco nella roccia aperto sull’ignoto. Di questa sua completa abnegazione alla causa che vede in gioco il destino stesso dell’intera umanità, farà le spese anche il rapporto con la fidanzata Anita Winther, giovane cantante musicista in attesa del successo, che vive l’impegno di Elias come difficile, dolorosa assenza nei momenti cruciali della loro relazione.

Autore della sceneggiatura originale, come già per il film precedente, Ulaa Salim fonde il dramma romantico con la fantascienza più raffinata, quella fatta di implicazioni etico esistenziali che in Solaris di Andrej Tarkovskij ha il suo modello di riferimento più elevato. Non a caso con l’avvicinarsi di Elias alla spaccatura nella roccia una forza ignota e invisibile sembra agire sui suoi ricordi e sui suoi pensieri, in modo analogo a come il pianeta del capolavoro russo, dal romanzo di Stanisław Lem, influiva sulla psiche degli astronauti.

Strutturato in tre capitoli per un arco narrativo di oltre quindici anni, Eternal – odissea negli abissi limita gli effetti visivi dando priorità ai sussulti dell’anima, creando connessioni tra fenomeni fisici geologici e scosse emotive interne alle relazioni, affidando ad attori diversi il compito di incarnare i personaggi nelle differenti stagioni della vita: lo straordinario Simon Sears – vero fulcro della storia – con Nanna Øland Fabricius sono Elias e Anita più adulti, mentre Viktor Hjelmsø e Anna Søgaard Frandsen gli stessi da ragazzi.

La splendida sensazione che si ha nella visione del film è quella di una percezione dell’invisibile, la presenza di una Coscienza Universale che in qualche modo chiederà conto ai personaggi delle loro azioni, un potere ancestrale capace di plasmare la realtà. Metafora nemmeno troppo nascosta, tra la fenditura da chiudere e la vagina simbolo dell’origine della vita, riporta l’attenzione su riflessioni fondamentali e sulla vastità del Mistero di questo transito terrestre, tra nascita, morte e – forse, chissà – rinascita.

Eternal – odissea negli abissi di Ulaa Salim – girato tra Islanda, Norvegia e Danimarca, produttori del film – trasuda rimandi evocativi niente affatto casuali, come i nomi del veicolo per andare nelle profondità “Fortuna” e della base in superfice “Babylon” che contrapposti, ad esempio, sembrano voler riprodurre l’eterno conflitto tra le profondità interiori e il caos del mondo esterno. Il film è appena arrivato nelle sale distribuito da Wanted Cinema, tra i titoli europei a biglietto ridotto.