Nono lungometraggio per il grande schermo in carriera del cineasta britannico Sam Mendes, ma primo a essere frutto di una sceneggiatura originale scritta in solitaria da lui stesso, Empire of light deve forse a questa intima origine naturale la straordinaria dimensione introspettiva dei personaggi; certamente è questo in assoluto il film migliore del regista, dal fortunato esordio con American beauty fino a oggi.
Una grande sala cinematografica sul lungomare di una cittadina costiera della provincia inglese, un imponente edificio stile liberty che ha certo visto momenti migliori; il cinema Empire appare quasi abbandonato nel silenzio, mentre fuori sulla strada, al calar della sera, dolcemente cade neve dal cielo.
Ecco arrivare Hilary Small, signora di mezza età senza marito né figli, addetta alla biglietteria e responsabile amministrativo dell’Empire, che coi gesti precisi di chi abituato a ripeterli immutati ogni giorno, accende le luci e ridona vita agli ambienti per accogliere il pubblico che verrà. Prepara con cura ogni dettaglio, comprese piccole premure di conforto nell’ufficio del suo principale, mister Donald Ellis, che non merita forse tanta gentilezza.
Hilary è una donna sola, con la vita sospesa, oppressa da un malessere sconosciuto; appare incline al silenzio anche se ben inserita nel gruppo dei colleghi, con il proiezionista Norman deciso a tener fuori tutti dalla cabina di proiezione e lo scherzare reciproco di Neil e Janine, che si prendono in giro per i loro gusti musicali.
L’arrivo del giovane Stephen, di temperamento aperto e socievole nonostante il clima razzista che si respira nel Paese, in quello stralcio di fine anno 1980, porterà una ventata inattesa di vitalità all’esistenza di Hilary, un incontro destinato a cambiare per sempre la vita di entrambi.

Nato dai ricordi di Sam Mendes sulle atmosfere della sua adolescenza, vissuta in un periodo storico di conflitti politici e sociali, Margaret Thatcher aveva da poco inaugurato il suo dominio liberista, accompagnati da grande fermento creativo in campo artistico e soprattutto musicale, Empire of light è una vibrante lettera d’amore al Cinema e alla sua fruizione in sala, tempio di un rito in via di estinzione, espresso nel laconico invito inciso nel foyer: ‘trova la luce nell’oscurità’.

Ecco che il senso del titolo ‘l’impero della Luce’ acquista molteplici significati, tra cui quello del Cinema come nutrimento dell’anima, in una storia che mette al centro vite segnate dalla propria fragilità, in cerca di una via per rinascere a un’esistenza migliore. I manifesti affissi dei titoli in programmazione non sono mai sterile ricostruzione d’epoca, il cinefilo erudito da quelle visioni può leggere oltre, ma hanno precisa valenza drammatica come la presenza de Il giorno della locusta.*

Olivia Colman nel ruolo di Hilary offre un’interpretazione multiforme a un personaggio che cambia in modo notevole la sua essenza, più volte, lungo tutto l’articolato arco narrativo. Toby Jones nei panni del proiezionista Norman esprime un senso di paterna dedizione all’altro, che solo nelle battute finali troverà collocazione. Colin Firth è impegnato nel ritratto sgradevole, per lui inconsueto, del capo Donald Ellis, miserabile nella pochezza della sua dimensione umana.

L’emergente Micheal Ward, giamaicano naturalizzato britannico, regala esuberanza al giovane Stephen, inglese di prima generazione figlio d’immigrati da Trinidad, costretto alla lotta per poter conquistare il suo posto nel mondo. Alla musica originale firmata da Trent Reznor e Atticus Ross sono affiancati molti brani di musica degli anni Settanta e Ottanta del Novecento, scelti da Sam Mendes stesso nel repertorio che ha fatto da colonna sonora emotiva della sua adolescenza.

Delicato e sublime, probabilmente Empire of light di Sam Mendes è il miglior film dello scorso anno insieme a Bones and all di Luca Guadagnino, ma nella stagione dei premi entrambi sono stati praticamente ignorati dalle candidature; mentre il film del regista italiano è completamente assente in ogni competizione, Empire of light ha solo tre candidature ai Bafta e un’unica all’Oscar per la fotografia di Roger Deakins, che arriva così a sedici candidature e due statuette in carriera.

Struggente esaltazione del mezzo cinematografico come strumento taumaturgico dal potere terapeutico contro l’accumulo d’amarezza del vivere, Empire of light di Sam Mendes sarà nelle sale dal prossimo 2 marzo distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Dettagli

Note

* Il giorno della locusta (1975) di John Schlesinger, ha una sequenza potente che inevitabilmente si stampa indelebile nella memoria fin dalla prima visione, con un grande Donald Sutherland al centro che rende il ricordo di quell’azione inscindibile dal manifesto e dal titolo stesso del film.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. L’Empire sul lungomare, tempio dello spettacolo cinematografico
  3. La piccola eterogenea comunità del personale della sala cinematografica
  4. Una straordinaria Olivia Colman è la protagonista Hilary Small
  5. Toby Jones è Norman il proiezionista / Tom Brooke è Neil / Colin Firth è Mr Donald Ellis
  6. Micheal Ward incarna l’esuberante giovinezza di Stephen
  7. Omaggio ai sogni di celluloide come nutrimento per l’anima
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    © 20th Century Studios / TSG Entertainment Finance LLC, 2022

IN COPERTINA

Mezzanotte sul tetto per salutare l’anno nuovo
© 20th Century Studios / TSG Entertainment Finance LLC, 2022

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Empire of light
  • Regia: Sam Mendes
  • Con: Olivia Colman, Micheal Ward, Tom Brooke, Tanya Moodie, Hannah Onslow, Crystal Clarke, Toby Jones, Colin Firth, Monica Dolan, Ron Cook, Sara Stewart, Justin Edwards, Roman Hayeck-Green, Brian Fletcher, Dougie Boyall, William Chubb, Spike Leighton, Jacob Avery, Jamie Whitelaw, Dylan Blore, Adrian McLoughlin, D.J. Bailey, Tom Colley, Mark Goldthorp, Rod Arthur, Mark Field, Tim Samuels, Dawn Murphy, Ashleigh Reynolds, George Whitehead, Sam Boskovic
  • Sceneggiatura: Sam Mendes
  • Fotografia: Roger Deakins
  • Musica: Trent Reznor e Atticus Ross
  • Montaggio: Lee Smith
  • Scenografia: Mark Tildesley
  • Costumi: Alexandra Byrne
  • Produzione: Pippa Harris e Sam Mendes in coproduzione con Celia Duval e Lola Oliyide per Neal Street Production con Searchlight Pictures e TSG Entertainment
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA / Regno Unito, 2022
  • Durata: 115′ minuti