Bologna, 2002. In un’aula universitaria gli studenti contestano in massa il professor Marini che attacca l’Articolo 18, definendolo un oggetto inutile, retaggio di un passato ormai scomparso. Impossibilitato a riprenderne il controllo il docente abbandona l’aula, ma sulle scale all’uscita dell’ateneo cade sotto i colpi di un giovane sicario.
L’omicidio viene rivendicato utilizzando il nome di una banda armata degli anni ’90 facente capo a Marco Lamberti, latitante già condannato in via definitiva per omicidio e residente in Francia, alimentando il sospetto che possa essere lui il mandante.
Godendo dei benefici della dottrina di François Mitterand, che dal 1985 ha garantito la possibilità di vivere senza temere l’estradizione a tutti coloro che avessero deposto le armi per integrarsi nella società, l’ex terrorista è diventato figura pubblica intellettuale, si è fatto una famiglia e ormai vedovo vive con la figlia sedicenne Viola.
L’abbattimento delle frontiere, embrione nascente dell’unità europea, ha però mutato il clima politico e l’uomo, dopo che un vecchio compagno di lotta è stato estradato in Italia, è costretto a tornare in clandestinità, mentre a Bologna la madre e la sorella Anna, con cui non ha contatti da più di vent’anni, tornano a subire l’accanimento di ignoti per le sue colpe.

Dopo alcuni cortometraggi selezionati dai festival più prestigiosi e il documentario L’Âme noir du Guèpard che analizza in chiave politica Il gattopardo di Luchino Visconti, con Dopo la guerra la regista Annarita Zambrano firma il suo primo lungometraggio su sceneggiatura originale, scritta a quattro mani con Delphine Agut, con un racconto che si sviluppa su due binari narrativi alternati e contemporanei, tra Italia e Francia, a sottolineare anche nella struttura cinematografica la lacerazione della famiglia Lamberti.

In modo inedito il film pone l’attenzione sulle vittime meno visibili della violenza, oltre alle vite soppresse nel sangue da una distorsione ideologica Dopo la guerra mette in primo piano i familiari di un uomo votato alla lotta armata che, ugualmente innocenti ed estranei ai fatti, subiscono le conseguenze della colpa. Pur mostrando la drammatica incapacità di cambiare le proprie idee, da parte del militante armato sconfitto dallo Stato, la ripetizione di vecchi slogan sembra incepparsi nella sua nuova realtà di padre.

Un ottimo Giuseppe Battiston, alle prese con un’inedita recitazione in lingua francese, incarna l’irriducibile caparbietà del protagonista Marco, ostinato nel non riconoscere legittimità alla condanna inflitta dalla magistratura italiana, rivendica responsabilità collettive come in guerra e invoca l’amnistia. Dopo la guerra è una sinfonia tragica che denuncia l’incapacità italiana di fare i conti con gli anni di piombo, la rimozione collettiva che continua a non voler affrontare quella pagina sanguinosa della nostra Storia.

La sequenza con la piccola figlia di Anna, una bravissima Barbora Bobulova, che ignorando di avere uno zio in Francia è metafora delle nuove generazioni all’oscuro di ciò che è accaduto, si trova tra la nonna che incarna l’Italia intenta a rimuovere il dolore, il padre magistrato che riduce tutto all’asettica applicazione della Legge e la madre che finalmente rompe l’omertà del silenzio rivendicando l’utilità della memoria. L’epilogo, bello e inatteso, venato di pessimismo finisce però con l’inibire il dibattito che sarebbe necessario avviare su questi temi.

Imperfetto, come accade alle opere prime, Dopo la guerra ha il coraggio e la forza di interrogarsi su una pagina violenta che per quanto passata, è inevitabilmente radice di problematiche attuali da entrambi i lati di una barricata invisibile che, anche deposte le armi, ancora persiste; tra il sospetto del potere contro ogni contestazione dal basso, con troppa facilità etichettata estremista, e una diffusa sfiducia popolare verso la politica troppo spesso piegata a interessi privati nella gestione di beni collettivi.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Contestazione / Intellettuale o criminale?
  3. Madre e sorella / Padre e figlia
  4. Charlotte Cètaire è Viola / Latitanza
  5. Giuseppe Battiston è Marco / Il peso della colpa
  6. Barbora Bobulova è Anna / Marco e l’amico Jérôme, cameo di Jean-Marc Barr

© 2017 Sensito Film / Cinema De Facto / Movimento Film

IN COPERTINA
Un passato mai sepolto
© 2017 Sensito Film / Cinema De Facto / Movimento Film

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Dopo la guerra
  • Regia: Annarita Zambrano
  • Con: Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Charlotte Cètaire, Fabrizio Ferracane, Elisabetta Piccolomini, Maryline Canto, Jean-Marc Barr, Maria Capaccioli, Rafael D’Almeida, Metello Giordani, Rocco Gurrieri, Giacomo Mottola, Orfeo Orlando, Matilde Pecchioli, Niccolò Rabbiosi
  • Sceneggiatura: Annarita Zambrano & Delphine Agut
  • Fotografia: Lauren Brunet
  • Musica: Grégoire Hetzel
  • Montaggio: Muriel Breton
  • Scenografia: Paul Chapelle, Mara Teresa Padula
  • Costumi: Sèverine Cales, Ursula Patzak
  • Produzione: Tom Dercourt e Stéphanie Douet per Sensito Films e Cinéma Defacto con Mario Mazzarotto e Emanuele Nespeca per Movimento Film in coproduzione con Nexus Factory, Umedia, Bord Cadre Film e Serge de Poucques in associazione con Jamal Zeinal Zade, Dan Wechsier e Giorgio D’Imperio per Bord Cadre e Freestudios
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia / Francia, 2017
  • Durata: 100′ minuti