Guardare al passato ti permette di guardare al presente da un’altra prospettiva.
                                                                                                                                           Mark Boal

Detroit, Michigan, Stati Uniti, 23 luglio 1967. L’irruzione della polizia in un locale sprovvisto di licenza per gli alcolici con maltrattamenti ai clienti di colore innesca un’insurrezione, generando scontri tra polizia, guardia nazionale e manifestanti che per cinque giorni mettono a ferro e fuoco la città con devastazioni e saccheggi; è il naturale deflagrare di una tensione razziale covata a lungo, una situazione esplosiva che ha radici lontane.
All’inizio del Novecento un vero e proprio massiccio esodo di afroamericani si è mosso dagli Stati Uniti del sud, costretti dalla sconfitta a dismettere la schiavitù ma non il loro razzismo endemico, verso la promessa di pari dignità e uguaglianza di diritti civili rappresentata dagli Stati del nord.
La presenza delle grandi case automobilistiche ha attirato a Detroit gran parte di questo flusso migratorio, aumentando la popolazione nera della città che, dopo la seconda guerra mondiale, ha visto i bianchi spostarsi nei sobborghi portando via con sé molte attività, sottraendo così lavoro e denaro.
Gli afroamericani rimasero a vivere miseramente in quartieri sovraffollati, il sogno di una vita migliore divenne incubo per le reiterate azioni violente della polizia e la detonazione degli scontri fu conseguenza inevitabile di una rabbia covata a lungo, poi repressa nel sangue con la morte di quarantatre persone.
Adesso nel cinquantesimo anniversario di quegli avvenimenti Kathryn Bigelow, unica donna premio Oscar alla regia, affronta di petto la questione del razzismo radicato tra le forze dell’ordine USA che ogni anno continua a mietere vittime innocenti, e in Detroit racconta, con una presa di posizione netta e decisa, fatti lontani di sconcertante attualità che non devono essere dimenticati.

Dopo la sequenza d’apertura che, con i dipinti dell’artista afroamericano Jacob Lawrence, definisce il clima storico e una parte che introduce i personaggi principali della vicenda, il film si concentra sul racconto delle brutalità perpetrate all’Algiers Motel nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1967.
Non essendo mai arrivati a una verità processuale inconfutabile certificata da un verdetto, Kathryn Bigelow e il suo sceneggiatore Mark Boal primo promotore del progetto, hanno sentito forte la necessità etica e morale di ricostruire con attenta precisione la realtà dei fatti, per una doverosa forma di rispetto verso gli adolescenti che in quell’aberrante delirio di onnipotenza restarono uccisi.

Con il suo stile da reportage adrenalinico – macchina da presa sempre in movimento e la complicità del direttore della fotografia Barry Ackroyd a rendere impossibile ogni distinzione tra girato e immagini d’epoca, fatto salvo per il formato diverso dello schermo – Kathryn Bigelow inchioda alla visione e ci tiene in ostaggio con le vittime nell’Algiers Motel, dilatando i tempi in modo magistrale a restituire tutto il terrore di una situazione che ha segnato in maniera indelebile anche i sopravvissuti alla mattanza. La ricostruzione degli eventi si è basata scrupolosamente su testimonianze dirette, al punto che Melvin Dismukes, uno dei protagonisti di quella notte maledetta, ha definito il film fedele ai fatti al 99%.

Detroit entra a gamba tesa nel dibattito sugli omicidi razziali della polizia evidenziando che fu la presenza di due ragazze bianche in compagnia di ragazzi neri a scatenare la furia degli agenti, palesando l’inconfessabile senso di inferiorità bianco davanti al sensuale desiderio del corpo nero. Nella sua ricerca di verità Kathryn Bigelow ha lasciato ampio spazio all’improvvisazione, impostando il lavoro fin dai provini per selezionare gli interpreti come un gioco di ruolo, con la definizione di ciò che doveva accadere, ma senza battute precise da seguire, per catturare dalla recitazione quelle reazioni istintive di esseri umani sotto pressione, con il terrore di essere uccisi a sangue freddo da un momento all’altro.

Agli attori scelti non è stato comunicato il ruolo che avrebbero ricoperto nella storia fino a pochi giorni prima dell’inizio delle riprese, l’insicurezza prodotta da questa scelta poco ortodossa li ha fatti sentire confusi, tirando fuori un’istintività selvaggia utile alle straordinarie interpretazioni che adesso sono visibili sullo schermo. Nella prova corale di altissimo livello offerta da tutto il cast una menzione speciale meritano Algee Smith nel ruolo di Larry Reed, cantante dei gruppo The Dramatics che segnato da quella notte ha rinunciato a ogni aspirazione artistica, e Will Poulter che nella divisa dell’agente Krauss, figura immaginaria che riassume in sé diversi poliziotti reali, si fa odiare per la sua condotta spregevole.

Uscito sugli schermi statunitensi ai primi di agosto Detroit, da film indipendente quale è, non ha potuto contare su una grande pubblicità e i risultati economici non sono arrivati a coprire le spese di produzione. Ora con la stagione dei premi in arrivo sarebbe molto bello vederlo sul palco degli Oscar incoronato miglior film dell’anno, riconoscimento al quale legittimamente può aspirare, anche come segnale al suprematismo bianco che Trump rappresenta.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Gli scontri del '67 ricostruiti nel film / La regista Kathryn Bigelow sul set
  3. L’attivista John Conyers invita la folla alla calma / John Boyega è il vigilante Melvin Dismukes
  4. Notte di violenza e brutalità all’Algiers Motel
  5. Hanna Murray è Julie Hysell, con Larry / Jacob Latimore è Fred Temple / Anthony Mackie è il veterano del Vietnam Robert Greene
  6. Will Poulter e Ben O'Toole sono gli agenti Krauss e Flynn / Algee Smith è Larry Reed Cleveland

© 2017 Annapurna Pictures / Harpers Ferry / Page 1 Production

IN COPERTINA
Particolare della locandina italiana
© 2017 Annapurna Pictures / Harpers Ferry / Page 1 Production

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Detroit
  • Regia: Kathryn Bigelow
  • Con: John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Hannah Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O'Toole, John Krasinski, Anthony Mackie, Nathan Davis Jr., Peyton 'Alex' Smith, Malcolm David Kelley, Joseph David-Jones, Laz Alonso, Ephraim Sykes, Leon Thomas III, Gbenga Akinnagbe, Chris Chalk, Jeremy Strong, Austin Hébert, Miguel Pimentel, Khris Davis, Samira Wiley, Tyler James Williams, Mason Alban, Bennett Deady, Andrea Eversley, Michael Jibrin, Tokunbo Joshua Olumide, Daniel Washington, Amari Cheatom, Benz Veal, Angel Blaise, Lance Law, Jaleel Sanders, Raymond Moreno, Donald A. St. John, Kegan Cline, Corinne Pitts-Wiley, Ashley L. Richardson, Barton Bund, Justin Mane, Dennis Staroselsky, Darren Goldstein, Karen Pittman, Zurin Villanueva, Anissa Felix, Amber Owens, Jonny P., Jimi Stanton, George Hooker, Eddie Troy, Devin Clark, Ricardo Pitts-Wiley, Joey Lawyer, Will Bouvier, Morgan Rae, Michael Haase, Zachary Eisenstat, Bates Wilder, David A. Flannery, Timothy John Smith, Kris Sidberry, Lizan Mitchell, Kelby Turner Akin, Nickolas Lorizio, Jeff Avigian, Chris Coy, Ato Blankson-Wood, Cailyn Kemka, Glenn Fitzgerald, Henry Frost III, Josh Bartlett, Ramatoulaye Bah Bangura, Kenneth Israel, Alexander Cook, Frank Wood, Gary Wilmes, Jeffrey L. Brown, Russell G. Jones, Edward Chad Arrendell, Rakeem Andre Chapman, Tumelano Chapman, Esslena Jackson, Cherrelle Kimble, Valeri Lewis, Dennis Montgomery III, Alvin Darrell Randolph, Jerome Thompson, Tara Winborne
  • Sceneggiatura: Mark Boal
  • Fotografia: Barry Akroyd
  • Musica: James Newton Howard
  • Montaggio: William Goldenberg
  • Scenografia: Jeremy Hindle
  • Costumi: Francine-Jamison Tanchuck
  • Produzione: Kathryn Bigelow e Mark Boal con Matthew Budman, Megan Ellison e Colin Wilson in coproduzione con Jonathan Leven e Jillian Longnecker per Annapurna Pictures, Harpers Ferry e Page 1 Production
  • Genere: Drammatico
  • Origine: USA, 2017
  • Durata: 142' minuti