Compie venticinque anni la commedia nera Da morire di Gus Van Sant, primo progetto hollywoodiano del cineasta indipendente, ritratto cinico e disincantato di una società dell’apparire che già allora, sul finire del ventesimo secolo, si andava sempre più consolidando.
La protagonista Suzanne Stone è una donna convinta che in America non sei nessuno se non appari in tv, che intende il diventare famosi condizione essenziale per definire se stessi attraverso lo sguardo degli altri, perciò è fermamente determinata a diventare una giornalista televisiva di successo e per raggiungere il suo scopo è disposta a compiere qualsiasi azione necessaria.
Sposata di fresco a Larry Maretto, giovane senza grandi ambizioni figlio di un ristoratore italiano, la ragazza vive nella cittadina di Little Hope nel New Hampshire lavorando come annunciatrice delle previsioni del tempo nella locale emittente televisiva via cavo. Piena di iniziative orientate al lancio della sua carriera giornalistica, Suzanne grazie alla parentela con i Maretto, influente famiglia della comunità cittadina, è assecondata dal preside della scuola nella realizzazione di un documentario sugli adolescenti; entra così in contatto con i giovani Jimmy Emmett, Russell Hines e Lydia Mertz, insicuri, un po’ allo sbando e figli di famiglie disastrate, ma perfetti per essere manipolati e diventare strumenti nelle sue mani.

La sceneggiatura scritta da Buck Henry, tra le altre cose artefice con Warren Beatty di quel gioiellino che si intitola Il paradiso può attendere, è tratta dall’omonimo romanzo opera seconda di Joyce Maynard a sua volta inspirato alla storia di Pamela Smart, caso giudiziario famoso negli States che ha diviso l’opinione pubblica. Il film trae forse da questo la struttura da finto documentario, con i personaggi intervistati che parlano direttamente in macchina, evidente fin dai titoli di testa realizzati dal cubano Pablo Ferro.

L’intuizione vincente di Da morire è quella di aver attribuito alla protagonista la sua ossessione per fama e notorietà, assente nella realtà, che soprattutto nella riflessione finale affidata alla giovane Lydia – Se tutti per essere qualcuno devono andare in tv, chi resta poi a fare da pubblico? – con lo schermo che si moltiplica in tanti piccoli schermi preconizza l’avvento futuro dei social network, troppo spesso amplificatori per voci soliste, in cui ognuno mette in vetrina il proprio ego senza una reale condivisione.

Una strepitosa Nicole Kidman, non ancora diva e più nota allora come moglie di Tom Cruise, rende vivida con estrema efficacia la stupida ottusità e la tenacia di una Suzanne Stone Maretto senza scrupoli, un ruolo per cui l’attrice ottenne il primo Golden Globe della sua carriera. Notevole anche il resto del cast con Matt Dillon nei panni di Larry, marito innamorato della protagonista, Illeana Douglas in quelli della sagace Janice sorella di Larry e il regista David Cronenberg in un piccolo ruolo, ma determinante.

A incarnare gli adolescenti vittime delle manipolazioni di Suzanne, un quasi sconosciuto Joaquin Phoenix tornato al cinema dopo la morte del fratello River e un praticamente esordiente Casey Affleck, rispettivamente nei panni di Jimmy e di Russell; questo è stato l’inizio di una complicità tra i due attori che nel 2010 ha portato alla realizzazione del documentario Joaquin Phoenix – Io sono qui! con Casey Affleck alla regia, col quale i due si sono divertiti a far credere al mondo che Phoenix fosse praticamente impazzito.

Da morire di Gus Van Sant è ormai un piccolo classico d’ironia caustica, che raggiunge l’apice nella gustosa sequenza dei titoli di coda, cui il testo della canzone Season of the Witch cantata da Donovan Leitch aggiunge un tocco di misteriosa ambiguità: da non perdere come tutto il film.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Nicole Kidman è Suzanne Stone Maretto, convinta che non sei nessuno se non appari in  tv
  3. L’impostazione generale strutturata a ricreare l’attualità di un fatto di cronaca
  4. I genitori di Suzanne / L’orgoglio del marito / Alison Folland è Lydia Mertz
  5. Seducente Suzanne / Matt Dillon e Illeana Douglas sono Larry e Janice / Il regista David Cronenberg
  6. Joaquin Phoenix è Jimmy Emmett / Casey Affleck è Russell Hines / Il richiamo ipnotico della ribalta

© 1995 Columbia Pictures Industries Inc.

IN COPERTINA
Suzanne Stone e Larry Maretto, Nicole Kidman e Matt Dillon, il giorno delle nozze
© 1995 Columbia Pictures Industries Inc.

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: To die for
  • Regia: Gus Van Sant
  • Con: Nicole Kidman, Matt Dillon, Joaquin Phoenix, Casey Affleck, Illeana Douglas, Alison Folland, Dan Hedaya, Wayne Knight, Kurtwood Smith, Holland Taylor, Maria Tucci, Susan Traylor, Tim Hopper, Michael Rispoli, Buck Henry, Gerry Quigley, Tom Forrester, Alan Edward Lewis, Nadine MacKinnon, Conrad Coates, Ron Gabriel, Ian Heath, Graeme Millington, Sean Ryan, Nicholas Pasco, Joyce Maynard, David Collins, Eve Crawford, Janet Lo, David Cronenberg, Tom Quinn, Peter Glenn, Amber-Lee Campbell, Colleen Williams, Simon Richards, Philip Williams, Susan Backs, Kyra Harper, Adam Roth, Andrew Scott, Tamara Gorski, Katie Griffin, Carla Renee, Misha
  • Soggetto: Joyce Maynard dal suo romanzo omonimo
  • Sceneggiatura: Buck Henry
  • Fotografia: Eric Alan Edwards
  • Musica: Danny Elfman
  • Montaggio: Curtiss Clayton
  • Scenografia: Missy Stewart
  • Costumi: Beatrix Aruna Pasztor
  • Produzione: Laura Ziskin in coproduzione con Sandy Isaac e Leslie Morgan per Columbia Pictures in associazione con Rank Film Distributors
  • Genere: Commedia
  • Origine: USA, 1995
  • Durata: 108′ minuti