Il più famoso esponente della malavita di tutti i tempi, Alphonse Gabriel Capone passato alla storia come Al Capone, è diventato una leggenda criminale per una capacità di dominio esercitato a lungo sulla collettività con l’unica arma dell’intimidazione; nonostante gli innumerevoli omicidi, commessi anche davanti a testimoni, frutto di una natura congenita estremamente violenta, non fu mai possibile trovare qualcuno disposto ad accusarlo pubblicamente.
Perciò il temuto Scarface [sfregiato] – così chiamato per una cicatrice sulla guancia sinistra, che gli fu inflitta ancora adolescente dal fratello di una ragazza cui aveva rivolto rudi apprezzamenti pesanti – fu processato soltanto per il reato di evasione fiscale e il 17 ottobre 1931 venne riconosciuto colpevole di una minima parte dei capi di imputazione, tuttavia sufficienti per condannarlo a undici anni di carcere.
Gli effetti distruttivi della neurosifilide, disturbo neurologico degenerativo di una sifilide in stato avanzato insorta già a quindici anni e frutto di una consuetudine nella frequentazione di prostitute, contribuirono alla sua rimessa in libertà e nel novembre 1939 Al Capone lasciò l’isola di Alcatraz, ritirandosi nella sua tenuta a Palm Island in Florida, nella contea di Miami, dove visse sotto sorveglianza federale fino alla morte, sopraggiunta all’età di quarantotto anni il 25 gennaio 1947.

Al suo terzo lungometraggio dopo l’esordio con Chronicle, seguito da un cine-fumetto dei Fantastici Quattro, il losangelino Josh Trank con Capone ha scritto, diretto e montato una cronaca allucinata dell’ultimo anno di vita del celebre gangster, realizzando una contaminazione ardita tra dramma shakespeariano e genere horror. Le conseguenze della sifilide indussero nel boss gravi danni psichici fino alla demenza, che offrono al film la possibilità di un approccio onirico e visionario.

Capone racconta la fine di un leader che vede il suo potere dissolto, con un deterioramento fisico precoce e una punta di tragica ironia quando si identifica con il Leone Codardo del classico Il mago di Oz di Victor Fleming, che canta ‘Se fossi il re della foresta‘. Le sequenze migliori del film, più incisive e originali, sono però le metaforiche rappresentazioni di visioni intime dovute alle crisi da ictus in cui Al Capone è preda dei fantasmi del suo io più profondo, tra rimorsi e sensi di colpa.

Nella frase di un agente federale della sorveglianza, che lavora per scoprire dove il criminale ha nascosto un’ingente somma di denaro, la chiave di lettura di queste sequenze: ‘la verità gli marcirà dentro!‘. Un Overlook Hotel interiore di Fonse – il nome Al in famiglia è bandito e rappresenta il tabù che demarca i confini tra attività criminali e privato – vittima dell’orrore generato da ricordi alterati dalla follia e dal rimpianto per il figlio Tony, abbandonato o forse solo immaginato.

Una sola sequenza d’insostenibile crudezza porta il peso di un’intera vita dedita alla violenza, mentre il bambino col palloncino d’oro – impossibile non cogliere il rimando a It di Stephen King e al terribile Pennywise – è incarnazione del rimpianto per una perdita irrevocabile. Tom Hardy nel ruolo del protagonista Al Capone aggiunge un altro ritratto di persona non conforme alla galleria dei suoi personaggi dando prova, se ce n’era bisogno, di un talento per figure travagliate e fuori dai canoni.

Tra gli altri interpreti Linda Cardellini, che avevamo apprezzato in Green Book di Peter Farrelly, è la moglie Mae di Capone e il suo amorevole custode; Matt Dillon nei panni di Johnny Torrio, amico e mentore criminale, è una presenza che si muove su un terreno indefinito tra allucinazione e realtà; Kyle MacLachlan è il dottor Karlock, medico incaricato dall’FBI di curare il corpo del gangster e indagarne la mente, scandagliando i ricordi, in cerca di indizi per recuperare il tesoro nascosto.

Distribuito su piattaforme streaming soltanto in Canada e Stati Uniti, Capone di Josh Trank è un oggetto anomalo, ma interessante, che usa la figura del pericoloso criminale per fare un ritratto del Potere in decomposizione, un’opera da tenere d’occhio, anche se in Italia è ancora invisibile.

Didascalie immagini

  1. Locandina originale
  2. L’ultima residenza in Florida di un Capone incanutito e in pannolone
  3. La fine di un capo tra interrogatori FBI e la visita dei suoi fantasmi
  4. L’identificazione col Leone codardo del Mago di Oz
  5. Fonse con gli spettri interiori del suo Overlook Hotel personale
  6. Tom Hardy è un Al ‘Fonse’ Capone ormai perso nella sua follia
  7. Linda Cardellini è la moglie Mae / Matt Dillon il mentore criminale Johnny Torrio / Kyle McLachlan il dottor Karlock

© 2020 BRON Studios / A Band Apart / Addictive Pictures / Lawrence Bender Productions

IN COPERTINA
Tom Hardy è un Al ‘Fonse’ Capone vecchio e impazzito
© 2020 BRON Studios / A Band Apart / Addictive Pictures / Lawrence Bender Productions

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Capone
  • Regia: Josh Trank
  • Con: Tom Hardy, Linda Cardellini, Matt Dillon, Al Sapienza, Kathrine Narducci, Noel Fisher, Gino Cafarelli, Mason Guccione, Jack Lowden, Kyle McLachlan, Rose Bianco, Manuel Fajardo Jr, Christopher Bianculli, Edgar Arreola, Jhemma Ziegler, Cg Lewis, David Wachs, Tilda Del Toro, Wayne Pere, Josh Trank, Neal Brennan, Jason Edwards, Caiden Acurio, Mason Rozas, Emma Willoughby, Tara Foy, Reed Luckett Wiley, Troy Warren Anderson, Andreanna Jenson
  • Sceneggiatura: Josh Trank
  • Fotografia: Peter Deming
  • Musica: El-P
  • Montaggio: Josh Trank
  • Scenografia: Stephen Altman
  • Costumi: Amy Westcott
  • Produzione: Russell Ackerman e John Schoenfelder, Lawrence Bender e Aaron L. Gilbert con Tomas “Dutch” Deckaj e in associazione con John Ferry in coproduzione con Matthias Mellinghaus per Bron Studio con Lawrence Bender, Addictive Pictures in associazione con Endeavor Content, AI Film Entertainment e Creative Wealth Media
  • Genere: Onirico
  • Origine: USA, 2020
  • Durata: 104′ minuti