Giuseppe è un uomo onesto, di buon cuore e poche parole, in un meridione indefinito gestisce insieme alla moglie il distributore di benzina con bar correlato che porta il suo nome, ma una mattina un improvviso malore lo rende vedovo, lasciandolo solo a sostenere tutto il carico di lavoro.
I figli Nicola e Luigi, fornaio con moglie e dei bambini il primo, tossicodipendente senza occupazione coinvolto in giri loschi il secondo, vorrebbero che il padre ormai settantenne cessasse l’attività vendendo il bar, ma l’anziano genitore resosi conto che da solo non può farcela mette un annuncio per trovare aiuto.
In molti si presentano per ottenere il posto, facce e storie si susseguono tra italiani e migranti giunti dalle altre sponde del Mediterraneo, la bontà di Giuseppe vorrebbe dare impiego a tutti, ma alla fine e non senza molta difficoltà la scelta cade su un’intera famiglia di esuli; una coppia di coniugi perseguitati nella loro terra d’origine con la figlia diciottenne Bikira, raccolta in fasce all’uccisione dei suoi genitori biologici, disposti ad alternarsi secondo le esigenze. Giuseppe ha però la possibilità di stipulare un solo contratto e i tre candidati decidono che sarà la giovane ad avere il lavoro.
Incuranti di maldicenze e razzismo che serpeggiano latenti anche in quelle campagne del sud, il vecchio e la ragazza lavorando uno a fianco dell’altra iniziano a conoscersi, a comprendersi, e s’instaura tra loro una confidenza malvista dall’intero paese.

Ispirato da un libro di Gianfranco Ravasi, il regista Giulio Base ha scritto Bar Giuseppe per mettere in scena la forza di un uomo mite, che in questa contemporaneità in cui l’arroganza sembra farla sempre da padrona appare quasi rivoluzionario; capace di grandi gesti d’amore di cui pagherà suo malgrado il prezzo, anche verso quel figlio sbandato, Giuseppe coltiva la sua creatività tra le mura domestiche in cui è costretto dagli eventi dando forma e realtà a pregiati manufatti in legno.

Affrontando il tema del pregiudizio e dell’intolleranza, razziale e generazionale, il film mostra situazioni che a latitudini diverse e in diversi ambiti culturali sono ancora oggi portate avanti come prassi quotidiana. Bar Giuseppe si colloca nella scia di illustri predecessori che hanno affrontato temi analoghi, come Secondo amore di Douglas Sirk e La paura mangia l’anima di Rainer Werner Fassbinder, ma si spinge poi oltre fino alla fiaba provocatoria che ci interroga su valori fondanti della nostra cultura, forse poco praticati.

Se milioni di persone nel mondo sono state capaci d’accogliere la Buona Novella, qual è oggi lo spazio che resta alla nostra capacità di credere ai miracoli, per provare a immaginare un mondo diverso? Un laconico Ivano Marescotti costruisce il suo di Giuseppe lavorando in sottrazione, con una prova difficile per un attore che proprio nei silenzi e in una limitata fisicità dei movimenti trova la verità del personaggio; il regista sul set ripeteva all’attore che lo voleva come una statua, capace di esprimere integrità e il giusto distacco.

Esordiente per il cinema la ventenne romana Virginia Diop è la giovane Bikira, un ruolo non facile per gli echi mitici impliciti nel personaggio. Bar Giuseppe è la storia di un amore, ma anche un ritratto del sud d’Italia, con la colonna sonora originale firmata da Pietro Freddi che crea atmosfere rarefatte quasi fuori dal tempo, in un apparente contrasto con la regia di Giulio Base che predilige lunghi piani sequenza con la macchina da presa a inseguire le emozioni da vicino.

Bar Giuseppe di Giulio Base dopo l’esordio nella sezione Riflessi alla Festa del Cinema di Roma, è il secondo titolo di un pacchetto di otto prodotti con Rai Cinema che – causa chiusura sale – sono resi gratuitamente disponibili in anteprima assoluta su Rai Play, con cadenza settimanale il giovedì fino al prossimo 9 luglio.

Didascalie immagini

  1. Locandina italiana
  2. Il tragico mattino del lutto apre il futuro a nuovi incontri
  3. Uomo mite falegname per passione
  4. Pregiudizi e sentimenti
  5. Ivano Marescotti è Giuseppe / Nicola Nocella è il figlio Nicola / Michele Morrone è il figlio Luigi
  6. Virginia Diop è Bikira / Emmanuel Dabone e Ira Fronten i suoi genitori / Vito Mancini è Marco

© 2019 One More Pictures Srl

IN COPERTINA
Virginia Diop e Ivano Marescotti sono Bikira e Giuseppe
© 2019 One More Pictures Srl

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Bar Giuseppe
  • Regia: Giulio Base
  • Con: Ivano Marescotti, Virginia Diop, Nicola Nocella, Michele Morrone, Vito Mancini, Teodosio Barresi, Ira Fronten, Emmanuel Dabone, Selene Caramazza, Annalisa Meledandri, Christian Petaroscia, Simona Greco, Luigi Magliocca, Grazia Daddario, Giuseppe Cicciriello, Ivan Dario Buono, Fabio Scaravilli, Saverio Desiderato, Salawo Alhassan, Domenico Tacchio, Francesco Longo, Greta Caressa, Dario Diana, Marco Pezzella, Vincenzo Strippoli, Raffaele Carbone, Cinzia Clemente, Francesca Pesce, Gaetanella Mongiello, Lella Mastrapasqua, Enzo Matichecchia, Benvenuto Messia, Luca De Nicolò, Giovanni Russo, Vittoria Loiacono, Donato Laborante, Pasquale Cornacchia, Gianna Grimaldi
  • Sceneggiatura: Giulio Base
  • Fotografia: Giuseppe Riccobene
  • Musica: Pietro Freddi
  • Montaggio: Diego Capitani
  • Scenografia: Isabella Angelini
  • Costumi: Laura Costantini
  • Produzione: Manuela Cacciamani per One More Pictures con Rai Cinema con il contributo di Regione Puglia, Unione Europea, Puglia Fesr-Fse 2014-2020 e Apulia Film Commission con il sostegno del Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo della Regione Lazio
  • Genere: Drammatico
  • Origine: Italia, 2019
  • Durata: 92′ minuti