Il pluripremiato regista giapponese Hirokazu Kore-eda conosciuto internazionalmente per i suoi lungometraggi, che nelle selezioni ufficiali dei festival più importanti raramente sono tornati a casa senza riconoscimenti, fin dagli esordi ha saltuariamente frequentato anche l’ambiente televisivo nipponico, realizzando prodotti seriali rimasti inevitabilmente quasi sconosciuti fuori dal Giappone.
Oggi nell’era delle piattaforme globali diffuse praticamente in tutto il mondo le cose sono molto diverse e, dopo la serie Makanai che due anni fa raccontava antiche tradizioni del Sol Levante attraverso l’amicizia di due adolescenti nel cuore di Kyoto, il cineasta ha scritto, diretto e montato – come abitualmente fa anche per le sue opere destinate al grande schermo – la miniserie Asura, acquisita come prodotto originale Netflix, a tutti gli effetti un vero e proprio film fluviale di oltre sei ore, diviso in sette parti solo per motivi funzionali di fruizione.
Creato dalla sceneggiatrice Kuniko Mukōda per una versione realizzata e trasmessa in due parti nel 1979 dalla televisione giapponese, Asura è il ritratto corale di una famiglia della capitale, costituita da due anziani genitori con le loro quattro figlie e gli uomini che ruotano loro attorno. Un gruppo di personaggi che diventa terreno fertile per indagare la struttura della società giapponese, sempre sospesa a cercare una possibile convivenza tra antiche tradizioni e modernità, in un racconto che denuncia le profonde disparità tra i sessi e i rapporti di forza costruiti su regole e convenzioni consolidate – l’azione si colloca all’epoca in cui fu scritto il testo originale – strutturate a scapito della condizione femminile, con le donne spinte ad accettare in silenzio l’infedeltà dei loro mariti come qualcosa di naturale, inevitabile appendice congenita alla virilità. Il titolo fa riferimento agli Asura, divinità indiane all’apparenza virtuose, ma nel profondo sprezzanti e indomabili.

Tokyo, gennaio 1979. Takiko, bibliotecaria nubile terza figlia della famiglia Takezawa, un pomeriggio chiama la sorella maggiore Tsunako, vedova artista di ikebana, e la più piccola Sakiko, fidanzata con un pugile di belle speranze in attesa della grande occasione, per vederle urgentemente dando loro appuntamento a casa di Makiko – secondo genita della famiglia, moglie di Takao Satomi e madre di due adolescenti – ma mentre tutti sperano la ragazza voglia parlare delle sue nozze, opportuno secondo le convenzioni, il motivo dell’incontro si rivela essere molto diverso.

Takiko ha ingaggiato il giovane investigatore Shizuo Katsumata da cui ha ottenuto prove dell’infedeltà dell’anziano padre Kôtarô Takezawa, anche all’età di oltre settant’anni, che tradisce la madre frequentando in segreto da sette anni una donna più giovane e suo figlio. La notizia è accolta senza troppo clamore dalle altre sorelle, che anzi reputano doveroso non far arrivare alcuna indiscrezione sulla cosa alle orecchie della madre, la moglie tradita Fuji, facendo indignare la rigida Takiko e innescando eventi che si accavallano in un breve arco temporale.

L’ottimo gruppo di attori che dà forma e calore alle contraddizioni dei personaggi include alcuni nomi, come Machiko Ono nel ruolo di Makiko, che già in altre occasioni sono stati diretti da Hirokazu Kore-eda, ma anche interpreti alla loro prima esperienza con il cineasta Palma d’Oro per Un affare di famiglia, come ad esempio Masahiro Motoki nel ruolo di Takao, marito della seconda sorella, noto da noi in occidente come protagonista del meraviglioso Departures di Yôjirô Takita, Oscar come Film Straniero, e visto poi di recente in Touch dell’islandese Baltasar Kormákur.

Straordinario anche per il valore antropologico di una storia che scandaglia in profondità l’anima stessa degli abitanti del Sol Levante – ma il ritratto potrebbe dirsi universale, perché al di là delle differenze culturali sempre uguale a sé stessa è la natura umana, ovunque – registrando il cambiamento dei personaggi al passare del tempo. Questa miniserie è una brillante commedia agrodolce intrisa di dramma, articolata emozione visiva di cui vale la pena consigliare la visione in questa torrida estate, ma comunque buona per tutte le stagioni.

Asura di Hirokazu Kore-eda è un inno alla solidarietà, ancora di più nel rapporto tra sorelle, spesso distanti per temperamento e indole, ma spinte a superare ogni diversità all’interno della struttura più antica di società, la famiglia, in cui avere lo stesso sangue non dà mai garanzie di comprensione reciproca e armonia.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Locandina
  2. Le quattro sorelle Takezawa / La madre Fuji Takrzawa interpretata da Keiko Matsuzaka
  3. Yū Aoi è Takiko, terza sorella, che ingaggia l’investigatore / Jun Kunimura è Kotaro Takezawa, il padre
  4. Kisetsu Fujiwara è Hidemitsu Jinnai, il pugile fidanzato di Sakiko, interpretata da Suzu Hirose
  5. Machiko Ono è la seconda sorella Makiko, a destra accanto a Rie Miyazawa la sorella maggiore Tsunako / Ryuhei Matsuda, è l’investigatore privato Shizuo Katsumata, accanto a Masahiro Motoki nel ruolo di Takao Satomi, marito di Makiko
  6. Il flusso del tempo che scorre, sempre in cambiamento, plasma l’esistenza di tutti i personaggi
    © 2025 Bunbuku / Netflix

IN COPERTINA

Le quattro sorelle in un’immagine promozionale
© 2025 Bunbuku / Netflix

SCHEDA FILM

  • Titolo originale: Asura no Gotoku
  • Regia: Hirokazu Kore-eda
  • Con: Rie Miyazawa, Machiko Ono, Yū Aoi, Suzu Hirose, Masahiro Motoki, Ryûhei Matsuda, Kisetsu Fujiwara, Seiyō Uchino, Jun Kunimura, Keiko Matsuzaka, Yui Natsukawa, Naho Toda, Kumi Takiuchi, Kairi Jo, Maru Nouchi, Atsuko Takahata, Yuuki Luna, Elyse Dinh, Keisuke Hoashi, Jolene Kim, Trish Le, Jennifer Aquino
  • Soggetto: Kuniko Mukôda
  • Sceneggiatura: Hirokazu Kore-eda
  • Fotografia: Mikiya Takimoto
  • Musica: Tsukasa Inoue, Hidehiro Kawai, Ryô Kishimoto
  • Montaggio: Hirokazu Kore-eda
  • Scenografia: Sakurako Morita, Shiori Haba, Tetsuji Tatsuta
  • Costumi: Sachiko Itô
  • Produzione: Miyuki Fukuma, Eiji Kitahara, Hijiri Taguchi e Yasuo Yagi per Bunbuku Production
  • Genere: Commedia
  • Origine: Giappone, 2025
  • Durata: 412′ minuti