
Al lavoro insieme dal 1999 fianco a fianco in un consolidato sodalizio artistico, Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni operano nel campo dell’arte visuale firmandosi Masbedo, un duo attivo nella ricerca sull’immagine in movimento che con Arsa fa l’ingresso nel cinema con il suo primo lungometraggio di finzione.
Un’opera fortemente permeata dalla ricerca della bellezza in ogni sua inquadratura, che per espressa intenzione degli autori tenta di offrire un’esperienza sensoriale più che voler raccontare solo una storia. Un’opera dichiaratamente contemplativa, più che narrativa, che punta tutto sull’estetica a discapito del contenuto, accorato tributo d’amore al luogo selvaggio e inospitale dove è stata girata, tra Ginostra e Stromboli sull’omonima isola vulcanica la cui forza eruttiva è ancora attiva.
L’esordiente Gala Zohar Martinucci è la protagonista Arsa che vive isolata, da sola in una baracca su un’isola praticamente deserta, in cui i turisti arrivano a visitare le spiagge di sabbia nera senza restare, portati avanti e dietro da un battello. La ragazza è cresciuta a contatto con la natura, lontana dalla società dei consumi e immune a lacci e catene rappresentati dai dispositivi che affollano le nostre esistenze, si mantiene raccogliendo rifiuti abbandonati sul terreno o restituiti dalle maree, cui assegna nuova funzione in un atto che non è soltanto ecologico, ma diventa politico in un mondo che nega la riparazione del guasto per alimentare il consumo. Arsa vive in maniera inconsueta anche il dolore e l’assenza, nel ricordo del padre – un sempre straordinario Lino Musella, anche in un piccolo ruolo come questo – che le ha insegnato la capacità di creare il mondo in cui vivere, attraverso l’atto immaginativo che va oltre la stringente contingenza del reale.

Nel mistero di un nome su cui si dibatte nel film, che in italiano significa ‘bruciata’ in turco ‘complotto’ e in Croazia è assegnato a un fiume, Arsa incarna la forza indomabile della Natura che rigenera se stessa, colta in un momento di confronto con la modernità rappresentata da Andrea – Jacopo Olmo Antinori, già protagonista dell’ultimo Bernardo Bertolucci – in difficoltà con l’elaborazione del lutto, vittima della società contemporanea che esorcizza la paura della morte con una malsana rimozione dell’inevitabile.

Arsa di Masbedo è un film che vive di suggestioni e atmosfere – l’immagine del venditore di gonfiabili sulla spiaggia ad esempio, nascosto sotto la massa colorata degli articoli che trasporta, è una visione surreale in contrasto con l’ambiente selvatico circostante, senza intenti narrativi oltre il corto circuito visivo – con un’anima critica al consumismo, rappresentata anche da un personaggio vessatorio come quello interpretato da un sempre bravissimo Tommaso Ragno; una sola sequenza, ma molto incisiva.

Nel racconto metaforico della lotta col ‘mostro’ forza creatrice benevola di cui non si deve aver paura, Arsa di Masbedo si offre a molteplici riflessioni, come l’abitare uno spazio circoscritto che costringe ad aprirsi a inedite percezioni, e adesso, dopo l’esordio alla Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre, è appena arrivato nelle sale distribuito da Fandango.