Venerdì 12 Agosto 1945.
Mentre la radio diffonde notizie della guerra che imperversa ancora in estremo oriente, in un piccolo villaggio rurale della campagna ungherese fervono i preparativi per il matrimonio di Árpád, figlio del notaio István Szentes che in paese incarna l’autorità accentrando su di sé ruoli diversi.
Nonostante gli sforzi per alimentare una gioiosa atmosfera nuziale, nubi oscure sembrano addensarsi sulla piccola comunità ancora segnata dal conflitto mondiale appena concluso. Anna, madre dello sposo, anestetizza nel laudano le insoddisfazioni di una vita; il giovane Jancsi è tornato dal fronte per trovare la fidanzata con un altro a un passo dall’altare, pronta a diventare nuora dell’uomo più ricco della zona; mentre la presenza sovietica nei dintorni, come in tutta l’Ungheria del resto, è progressivamente sempre più intensa. Alla stazione sono scesi dal treno l’anziano Hermann Sámuel e suo figlio, due ebrei che lentamente s’incamminano verso il villaggio con delle casse dal contenuto misterioso; la notizia corre veloce precedendoli in paese, innescando un clima crescente di sospetto e paranoia, mettendo in allarme gli abitanti del villaggio che hanno visto ogni presenza israelita cancellata dal dominio nazista.

Tratto da un racconto breve dello scrittore ungherese Gábor T. Szántó intitolato Hazatérés [Ritorno a casa], il film 1945 di Ferenc Török utilizza i tòpoi classici del cinema western – con evidenti rimandi a titoli come Mezzogiorno di fuoco di Fred Zinnemann o Giorno Maledetto di John Sturges – per comprimere il racconto in un breve lasso temporale di poche ore, vincolato all’immediatezza di una lineare semplicità narrativa. Attraverso il ritratto di piccole storie personali il film vuole ricostruire un preciso momento di transizione nella Storia collettiva dell’Ungheria, tra la fine della seconda guerra mondiale e l’ascesa del regime comunista, poco raccontato da cinema e letteratura.

Il vicario/notaio che svolge anche funzioni di magistrato al villaggio, con tutta la sua aggressiva arroganza rappresenta il potere colluso con i dominatori nazisti appena sconfitti, avverso al nuovo partito comunista filosovietico che si va velocemente affermando. I due ebrei in cammino verso il villaggio sono i fantasmi di un passato duro a morire, che risveglia sensi di colpa portando alla luce responsabilità nel genocidio ebraico che vanno oltre quelle dirette del Terzo Reich; 1945 smaschera l’interesse economico di chi fuori della Germania si è reso complice consapevole dell’Olocausto, avvicinandosi al polacco Ida di Paweł Pawlikowski che racconta analoghe scomode verità.

Costruito su ritmi dilatati e accompagnato dalla musica originale di Tibor Szemzö che sottolinea il crescendo della tensione senza necessariamente essere incalzante, col raffinato bianco e nero della fotografia firmata Elemér Ragályi, il film di Ferenc Török è illuminato da momenti di vera poesia in cui anche gli oggetti si caricano di significati che vanno oltre la semplice rappresentazione. Il fumo nero del treno in lontananza nell’ultima immagine con un semplice movimento di macchina si eleva, da semplice dettaglio narrativo, a simbolo di intere generazioni ridotte in cenere dall’efficienza germanica dei campi di sterminio.

Con la ricostruzione d’epoca affidata allo scenografo Dorka Kiss, già autore degli ambienti di un altro ritratto impietoso della shoah come Il figlio di Saul di László Nemes, 1945 è un’opera rigorosa di cui si raccomanda la visione, distribuita nelle sale italiane da Mariposa Cinematografica in collaborazione con Barz and Hippo.
Didascalie immagini
- Locandina italiana
- Il potere al tramonto / I forestieri in marcia / La popolazione in allarme
- Diffidenza e sospetto / A un passo dall’altare / Recriminazioni e infelicità
- Il dovere della memoria / Diffidenza paesana / Dolore e colpa
- Generazione futura / In marcia / Desiderio
© 2017 Katapult Film
IN COPERTINA
L’arroganza del potere e i fantasmi della coscienza
© 2017 Katapult Film
SCHEDA FILM
- Titolo originale: 1945
- Regia: Ferenc Török
- Con: Péter Rudolf, Eszter Nagy-Kálózy, Bence Tasnádi, Szabó Kimmel, Dóra Sztarenki, Ági Szirtes, József Szarvas, Iván Angelusz, Marcell Nagy, István Znamenák, Sándor Terhes, Miklós B. Székely, György Somhegyi, Tünde Szalontay, Béla Gados, Mari Nagy, János Derzsi, Tibor Mertz, Bálint Adorjáni
- Soggetto: Gábor T. Szántó dal suo racconto Hazatérés
- Sceneggiatura: Gábor T. Szántó, Ferenc Török
- Fotografia: Elemér Ragályi
- Musica: Tibor Smenzó
- Montaggio: Béla Barsi
- Scenografia: László Rajk
- Costumi: Sosa Juristovszky
- Produzione: Iván Angelusz, Péter Reich e Ferenc Török per Katapult Film con il supporto del Fondo Nazionale Cinematografico Ungherese
- Genere: Drammatico
- Origine: Ungheria, 2017
- Durata: 91′ minuti