Carlo Cipolla, storico economista, sosteneva: ‘Gli italiani sono abituati, fin dal Medioevo, a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo‘. Però, l’odierno sistema produttivo, necessita di manodopera conducendo a una riflessione su impoverimento demografico, crescita delle domande di lavoro che non trovano risposta, forte carenza di personale specializzato in setttori specifici a cui vanno aggiunte morti e gravi infortuni sul lavoro, divario di genere e il tema delle migrazioni.
Nonostante tutto, proviamo a salutare la “Festa del Lavoro” con speranza.
Firenze, 1° maggio 2026
La Redazione