Il blackout di lunedì 28 in Spagna e Portogallo potrebbe esortare una seria riflessione sulla fragilità umana, in particolare agli “illuminati” con l’arroganza di sciropparci perpetuamente le verità assolute.
L’obiettivo associativo non è mai stato offrire risposte, ma, nel nostro piccolo, spronare domande derivanti dal bello o da ciò che è piaciuto anche se, purtroppo, anche queste pagine non sono state immuni a crolli di stile con prese di posizione o critiche, più o meno velate, quando gli autori avrebbero dovuto revisionare per il rispetto dell’intelligenza di chi ci legge, e la linea editoriale, posto come, per tali argomentazioni, i social offrono spazio infinito.
Con quanto sta accadendo è difficile augurare anche Buon Primo Maggio non potendo continuare a dare per inevitabili – con la terrificante superficialità del “disgrazia a chi tocca” – le centinaia di morti bianche e i quasi seicentomila infortuni sul lavoro denunciati ogni anno, quel lavoro che dovrebbe, almeno, garantire la dignità di soddisfare i bisogni primari delle famiglie.
In psicologia si usa spesso il termine sincronicità – il primo a parlarne fu Carl Gustav Jung – “identificandovi il vincolo tra due avvenimenti, che di per sé sembrano uniti da casualità, quando in realtà nascondono un significato preciso per la persona che lo vive” per l’intima connessione tra l’individuo e l’ambiente “che in alcuni casi cela un’attrazione così forte da realizzare quelle che chiamiamo coincidenze, ossia esperienze con un valore proprio e fortemente simbolico“, aspetto enigmatico quanto reale e capace di coinvolgere il nostro universo.
(Cinzia Colzi)