Elegante e ambiguo il nuovo Tannhäuser dell’Opera di Wiesbaden. Uno spettacolo che lascia poco spazio alle certezze e apre ampi squarci irresoluti, quello messo in scena da Uwe Eric Laufenberg, intendente della stessa Opera, e diretto da Patrick Lange, da questa stagione Generalmusikdirektor del teatro.
Il sipario si apre su un gruppo di pellegrini che guardano compunti un video di Papa Francesco. Ma presi da irrefrenabile frenesia, sulle note dell’Ouverture, cominciano a spogliarsi e si trasformano negli esseri lussuriosi che popolano il Venusberg, la dimora della Dea dell’Amore. Inizia un baccanale sfrenato. L’Ouverture sfuma nella musica sensuale del Venusberg e un groviglio di corpi nudi domina la scena. Il video intanto passa dalla diretta vaticana a immagini in cui esplode tutta la forza primigenia della Natura. Il tema centrale del Tannhäuser è il conflitto fra l’amore sensuale e quello spirituale, che si contendono per l’anima del protagonista. Uwe Eric mescola però le carte e ci mostra l’esistenza di ampie zone grigie in cui un perfino un gruppo di pellegrini può trasformarsi in un attimo in una masnada sfrenata. Ricercato, nella sua semplicità, il Venusberg creato da Rolf Glittenberg. Un piano brillante intersecato da lunghi divani di pelle nera. Al di là delle smanie erotiche dei protagonisti il colpo d’occhio sulla geometria di linee e superfici rimanda un’impressione di eleganza, rafforzata anche dalle luci sapienti di Andreas Frank e dai costumi di Marianne Glittenberg (almeno per chi ha qualcosa addosso). Dimostrazione che intelligenza scenica e buongusto non hanno sempre bisogno di budget faraonici.

Tannhäuser riesce comunque a scappare dagli abbracci di Venere, una splendida Jordanka Milkova, e a tornare alla Wartburg, la corte di Hermann, Langravio di Turingia e protettore della poesia e della musica. La stessa superficie del Venusberg si trasforma adesso nella sala della Wartburg dove si svolgono le tenzoni canore fra i trovatori ospitati alla corte del Langravio (una sorta di Rock Contest ante litteram). Un ambiente nobile e geometrico. Pannelli di legno. Corna di cervo alle pareti. I lascivi abitanti della corte di Venere sono rimpiazzati da una piccola folla di cortigiani in abiti ultra casti. Siamo adesso nel tempio dell’amore spirituale. Ma l’ambiguità riemerge appena Tannhäuser intona il suo inno a Venere e la scena è invasa nuovamente dagli amanti selvaggi che seminano il panico fra i morigerati abitanti della Wartburg.
Nel terzo atto il palcoscenico si trasforma in una piana buia e innevata. Un’enorme croce bianca atterrata domina la scena. In questa landa Elisabeth attende il ritorno dell’amato da Roma e Wolfram alza la sua malinconica canzone alla stella della sera. Sfuggente anche il finale con Tannhäuser che si dilegua sullo sfondo in mezzo a una nebbiolina trafitta da raggi luminosi. Finale aperto, in cui si affaccia la possibilità di un nuovo inizio per Tannhäuser, redento dall’amore di Elisabeth?
Uno spettacolo fascinoso che scava nei possibili significati dell’opera di Wagner e propone un angolo particolare che non lascia indifferenti. Da notare anche che questo Tannhäuser di Wiesbaden è un assemblaggio particolare delle diverse varianti esistenti dell’opera. Wagner infatti continuò a lavorare per anni al Tannhäuser, dopo la première del 1845 a Dresda, creandone varie versioni. Ancora nel 1883, poco prima della morte, pensava a riprendere in mano l’opera.

Sbilanciata la distribuzione delle voci. Lance Ryan veste i panni del protagonista e la sua recitazione restituisce bene il conflitto interiore dell’outsider solitario e tormentato, sospeso fra rivolta e omologazione e alla fine a disagio in ogni luogo. Solo che la voce spesso non lo supporta e appare in affanno. Voce grande e potente, ma i piani sono spesso incerti e anche il recitativo a tratti suona spezzettato o affrettato. Pur considerando la pesantezza della parte, le attese per uno degli Heldentenöre più richiesti erano un po’ diverse. Anche perché il confronto con le due primedonne della serata scatta abbastanza automatico. Jordanka Milkova è una Venere autoritaria per mezzi vocali, ricchi di colori bruniti, e alterigia del gesto. Ci si chiede davvero come Tannhäuser possa abbandonarla per tornare nella società bigotta e claustrofobica della Wartburg. Sorretta da uno strumento chiarissimo e preciso, Sabina Cvilak presta corpo e voce a una Elisabeth di grande nobiltà. Rimane un mistero perché la figlia del Landgravio debba soffrire così, ma questa Elisabeth è davvero piena di dignità e di forza. Toccante per accenti lirici la sua preghiera alla Madonna. Il Wolfram di Christopher Bolduc, che mette in mostra una voce baritonale non grande ma educata ed elegante e un’ottima dizione. Sia il suo lied alla tenzone della Wartburg che l’inno alla stella della sera sono un autentico piacere.

Young Doo Park restituisce con autorità gli accenti gravi del Landgravio Hermann e Stella An interpreta con freschezza il pastorello del primo atto. Belli i colori dell’orchestra e incisivi gli interventi corali.
Applausi per tutti alla fine della serata.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Jordanka Milkova è Venere
  2. Sabina Cvilak e Lance Ryan
  3. Sabina Cvilak e Lance Ryan

© foto Karl & Monika Forster

IN COPERTINA
Lance Ryan è Tannhäuser
© foto Karl & Monika Forster

SCHEDA

Tannhäuser und der Sängerkrieg auf Wartburg
Grande opera romantica in tre atti di Richard Wagner (1813-1883) su libretto proprio
Prima rappresentazione: Dresda, Königliches Hoftheater, 1845.
In tedesco con sottotitoli in tedesco

  • Direttore Patrick Lange
  • Regia Uwe Eric Laufenberg
  • Scene Rolf Glittenberg
  • Costumi Marianne Glittenberg
  • Video Gérard Naziri
  • Maestro del coro Albert Horne
  • Luci Andreas Frank

Cast

  • Hermann, Landgravio diTuringia: Young Doo Park
  • Tannhäuser: Lance Ryan
  • Elisabeth: Sabina Cvilak
  • Venere: Jordanka Milkova
  • Wolfram von Eschenbach: Christopher Bolduc
  • Walther von der Vogelweide: Aaron Cawley
  • Biterolf: Thomas de Vries
  • Heinrich der Schreiber: Joel Scott
  • Reinmar von Zweter: Alexander Knight
  • Un pastorello: Stella An
  • Paggi: Eunshil Jung, Hyerim Park, Isolde Ehinger, Daniela Rücker

Coro e extra coro dello Hessischen Staatstheaters Wiesbaden
Hessisches Staatsorchester Wiesbaden