Rullano i tamburi, fiammeggiano le trombe, attaccano gli archi. E poi esplode potentissima tutta la gioia natalizia del coro.
Jauchzet, frohlocket!” “Esultate, gioite!”
È difficile descrivere a parole l’esaltazione e il trasporto prodotti dall’attacco dell’Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach (Weihnachts Oratorium BWV 248) e dalla sua esecuzione dal vivo. Un’opera che esprime tutto lo spirito del Natale e la gioia per la Salvezza dell’umanità (“Jauchzet, frohlocket!” eseguito dalla Sächsische Staatskapelle Dresden sotto la direzione di Christian Thielemann).
Già prima di Bach esisteva in Germania una tradizione consolidata di musica composta per la stagione di Natale. Nel diciassettesimo e diciottesimo secolo diverse cantate sacre venivano eseguite nei giorni dell’Avvento e di Natale nelle chiese luterane. L’Oratorio di Natale è il culmine di questa tradizione musicale. Il lavoro di Bach, composto nel 1734 (una manciata di anni prima del Messiah di Händel), non è neanche un Oratorio strictu sensu ma un ciclo di sei cantate connesse dalla narrazione della Natività, da eseguirsi separatamente nei sei giorni più importanti del tempo di Natale: il Natale del Signore, Santo Stefano, la prima domenica dopo il Natale, Capodanno (circoncisione del Signore), la prima domenica dell’anno nuovo, l’Epifania.
Per la composizione dell’Oratorio, un esempio particolarmente raffinato di parodia, Bach recuperò in parte la musica di altri suoi componimenti; diciassette numeri (sui sessantaquattro dell’opera) provengono infatti da diverse precedenti cantate sacre o secolari. Ad esempio, parte della cantata del primo giorno è ripresa dalla cantata “Tönet, ihr Pauken! Erschallet, Trompeten!” (“Tuonate, tamburi! Risuonate, trombe!”, BWV 214), composta nel 1733 per celebrare il compleanno di Maria Giuseppa d’Austria, regina di Polonia ed Elettrice di Sassonia.
Le diverse cantate dell’Oratorio furono eseguite per la prima volta a Lipsia tra il Natale del 1734 e l’Epifania del 1735 dal coro di voci bianche della Nikolaikirche e della Thomaskirche. L’Oratorio non fu poi più eseguito nella sua interezza fino a quando Eduard Grell lo diresse a Berlino nel 1857 in una sala da concerto (prima esecuzione assoluta in un ambiente non liturgico).
Le sei giornate dell’Oratorio, che contengono alcune fra le pagine più gioiose e affascinanti di Bach, seguono la struttura della cantata luterana che usualmente si apre con un coro (a volte con una sinfonia o un’ouverture) e alterna poi recitativi, arie, duetti, parti corali. Tutte queste forme musicali si ritrovano nell’Oratorio di Natale, così come nelle Passioni di Bach, dove sono collegate dalla narrazione dell’evangelista (un tenore). Ne risulta un capolavoro che combina con suprema maestria l’eleganza formale della cantata con la narrazione evangelica. L’opera di Bach, basata sui primi capitoli del Vangelo secondo Luca e secondo Matteo, racconta la nascita di Cristo, l’adorazione dei pastori, la circoncisione e il battesimo di Gesù, l’adorazione dei Magi. Nell’Oratorio rivive tutto l’incanto evangelico di paesaggi popolati di schiere celesti, uomini e animali; il mistero della nascita di Gesù è raccontato dall’unione di trascendenza verso il divino e di piccoli dettagli intimi e familiari, come la struggente aria della Madonna “Schliesse, Mein Herz” col violino obbligato (qui nella interpretazione di Bernarda Fink). Tutto l’Oratorio comunica semplice eleganza, gioia festosa e commozione. Esemplare la grazia della sinfonia pastorale che introduce la seconda giornata, un dialogo tra i legni che rimandano gli accenti arcadici dei pastori e gli archi che echeggiano l’Angelo del Signore (nell’interpretazione della Freiburg Baroque Orchestra). Allo stesso tempo lo spirito dell’Oratorio è così umanamente universale che trascende il tema puramente religioso e parla con forza anche a un pubblico secolarizzato.

Ai giorni nostri si eseguono di solito le prime tre parti o le seconde tre separatamente durante il tempo dell’Avvento. Più di rado ci s’imbatte in un’esecuzione integrale del ciclo (due ore e mezzo di musica) o nello schema originale bachiano, che prevede di eseguire le singole parti nelle diverse giornate cui esse sono dedicate. Nelle settimane che precedono il Natale in tutte le città tedesche risuonano le note dell’Oratorio. Nelle chiese, nei teatri, nelle sale da concerto. Eseguito dai più raffinati ensemble barocchi o da semplici cori parrocchiali. Anche chi scrive ormai da anni dedica almeno una serata del tempo dell’Avvento all’Oratorio, senza il quale quasi non sembra essere Natale. Memorabile quello del 2015 eseguito dal Balthasar-Neumann-Chor und –Ensemble sotto la guida di Thomas Hengelbrock, quando il tetto della Alte Oper sembrava quasi per involarsi sospinto dalla potenza gioiosa e spirituale degli accenti di Bach. Quest’anno si è invece deciso di ascoltare l’Oratorio alla St. Katharinenkirche, la chiesa al centro di Francoforte, dove fu battezzato Johann Wolfgang von Goethe nel 1749.
Jauchzet, frohlocket!

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  1. Johann Sebastian Bach (fonte)
  2. Katharinenkirche, Francoforte (fonte)

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