L’Opera di Francoforte inaugura la nuova stagione di prime con Il Trovatore, una coproduzione con la Royal Opera House di Londra, dove era già andata in scena nel luglio 2016. È un Trovatore molto bello da sentire, mentre la regia di David Bösch, già artefice a Francoforte di un Olandese Volante, non offre molto valore aggiunto. Uno spettacolo piuttosto sfilacciato in cui si sussegue una serie di quadri disadorni e abbastanza slegati fra loro. La scena si apre sulla soldataglia del Conte di Luna che ascolta il racconto di Ferrando ai piedi di un carro armato. Si passa poi a un campo zingari di maniera, giocolieri e saltimbanchi in roulotte. La seconda metà dell’opera si svolge in un non-luogo, una landa desolata in cui prevalgono i colori tenebrosi e sbiaditi delle scene di Patrick Bannwart.

Una rappresentazione in cui manca un tessuto connettivo e in cui i cantanti entrano in scena, cantano ed escono, interagendo poco fra loro e a volte neanche guardandosi in volto. Anche dal punto di vista della recitazione gli interpreti sembrano piuttosto lasciati a se stessi e a tratti sembrano vagare per il palcoscenico senza una direzione precisa. Alcune trovate un po’ cheap, tipo le farfalline che svolazzano mentre Leonora, abbigliata come una ragazza della provincia USA anni ’50, esprime il suo amore per Manrico e il cuoricino scarabocchiato sul sipario con dentro i nomi degli spasimanti non aggiungono molto. Un allestimento piuttosto insipido in cui si annacqua quel gran ribollire di passioni (amore, gelosia, odio, desiderio) che è la cifra drammatica del capolavoro verdiano. Alla fine non meraviglia che il pubblico della prima serata abbia contestato la regia.
La qualità della musica e delle voci fa da contraltare. Tanja Ariane Baumgartner, molto attesa al suo debutto nel ruolo di Azucena, deve rinunciare alle prime recite e viene sostituita (con preavviso brevissimo!) da Marianne Cornetti. Il mezzo soprano statunitense, facendo leva su possenti mezzi vocali e su una grande esperienza di ruoli verdiani, restituisce un’Azucena (en passant, uno dei ruoli più impegnativi scritti da Verdi per mezzo soprano) più che convincente. Festeggiatissima Elza van den Heever nel suo ritorno a Francoforte nei panni di Leonora. Il soprano svetta e i suoi slanci lirici sono fra momenti più alti della serata, per ispirazione e brillantezza degli acuti.

Già dalla cavatina del primo atto s’intuisce che sarà lei la star della serata. Il tenore Piero Pretti, che aveva già vestito i panni del Trovatore a Macerata e ad Amsterdam, e infelicemente vestito da bullo di periferia, sfoggia voce solida. Sicuro sugli acuti, anche nella celebre cabaletta di Manrico. Gli si oppone un ruvido Conte di Luna, portato in scena da Brian Mulligan. Il giovane baritono canta risoluto e potente ma qualche sfumatura più gentile non guasterebbe e a volte appare un po’ in affanno nel registro basso. I quattro protagonisti sono bene affiancati da Kihwan Sim (Ferrando) e Alison King (Ines). I tempi brillanti dettati da Jader Bignamini alla Frankfurter Opern- und Museumsorchester sono un altro antidoto al grigiore della messinscena. Il direttore italiano svolge un lavoro egregio, non copre i cantanti come talvolta accade, ma li accompagna e crea una cornice musicale in cui possano dare il meglio della loro arte. Ottimi gli interventi del coro preparato da Tilman Michael. Applausi festosi per cantanti e direttore al termine della recita.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Il Trovatore - Oper Frankfurt
  2. Da sinistra a destra. Piero Pretti (Manrico), Elza van den Heever (Leonora) e Brian Mulligan (Conte di Luna)

IN COPERTINA:
Il Trovatore - Oper Frankfurt
[particolare]

SCHEDA

Il Trovatore
Dramma in quattro parti
Musica di Giuseppe Verdi (1813-1901)
Libretto di Salvadore Cammarano
dal romanzo El trovador (1836) di Antonio García Gutiérrez
Prima rappresentazione assoluta: Roma, Teatro Apollo, 19 gennaio 1853
Nuovo allestimento della Oper Frankfurt (co-produzione con la Opera House Covent Garden London)
In italiano con sottotitoli in tedesco

Direttore: Jader Bignamini
Regia: David Bösch
Scene: Patrick Bannwart
Costumi: Meentje Nielsen
Luci: Olaf Winter
Maestro del Coro:: Tilman Michael
Conte di Luna: Brian Mulligan
Leonora: Elza van den Heever
Azucena: Marianne Cornetti
Manrico: Piero Pretti
Ferrando: Kihwan Sim
Ines: Alison King
Ruiz: Theo Lebow
Un vecchio zingaro: Yongchul Lim
Coro dell’ Oper Frankfurt
Frankfurter Opern- und Museumsorchester