L’Opera di Francoforte ripesca dal mare magnum delle opere dimenticate Doktor und Apotheker (Dottore e Farmacista) di Carl Ditters von Dittersdorf, uno dei fondatori dell’opera comica tedesca. Eccellente violinista e compositore prolifico, lasciò un’eredità di una quarantina di opere e centoventi sinfonie. Doktor und Apotheker, che combina gli elementi tipici del Singspiel tedesco con quelli dell’opera buffa italiana, debuttò al Burgtheater di Vienna nel 1786. L’opera riscosse sul momento un’immensa popolarità, superiore persino a quella de Le nozze di Figaro, che andò in scena lo stesso anno. Dopo i trionfi iniziali l’opera è poi di fatto scomparsa dai repertori.
Doktor und Apotheker è una farsa giocosa, le melodie sono leggere assai e arrivano subito all’orecchio della platea. I punti forti dello spartito sono i gran finali dei due atti e il libretto è opera di Johann Gottlieb Stephanie d. J., autore anche del testo del Ratto dal Serraglio. La vicenda è piuttosto esile e fa leva sul catalogo standard della commedia dell’arte. Babbioni gabbati. Biglietti e contratti che cadono in mani sbagliate. Giovani spasimanti nascosti nei guardaroba femminili (ma non aspettatevi, ahimè, Cherubino). Travestimenti e falsi notai. Leonore, la figlia del farmacista Stößel, è innamorata di Gotthold, il figlio dell’arcinemico dottor Krautmann, mentre il padre la vorrebbe sposare a Sturmwald, un ufficiale ubriacone ma benestante. Da qui tutta una serie di macchinazioni ed equivoci, fino all’ovvio lieto fine. Un’altra coppia di innamorati, Rosalie e Sichel, crea ulteriori intrighi e colpi di scena.

Gli episodi si svolgono in una piccola città tedesca alla fine del XVIII secolo. La regista Ute M. Engelhardt sposta l’azione avanti di un secolo, nella Francoforte di fine Ottocento e la vivacizza con l’inserimento di chiari riferimenti politico-sociali. Claudia, la ben determinata moglie del farmacista, diventa qui una propagandista del voto femminile. I costumi eleganti di Kaspar Glarner, che firma anche le scene, aggiungono colore alla recita. Grandi pannelli bianchi, appena disegnati a matita, incorniciano l’azione e la rendono ancora più giocosa. Ute M. Engelhardt e il suo team mettono in scena uno spettacolo efficace e leggero, che riesce a ovviare a una pièce teatrale piuttosto di maniera e senza grosse trovate.
I cantanti si divertono in scena e il pubblico si diverte nella platea del Bockenheimer Depot, gremita fino al limite della capienza.

I personaggi sono i classici modelli dell’opera buffa. Il dottor Krautmann e il farmacista Stößel sono due somari vestiti e calzati. Due babbioni di mezza età come se ne incontrano a dozzine nell’opera buffa, spassosi quando nel secondo atto si affrontano sulla pubblica piazza (duetto rissoso “Sie sind ein Scharlatan, ein Ignorant!”). Božidar Smiljanić interpreta il farmacista con voce autorevole di basso-baritono, capace di imporsi in ogni contesto, tranne che di fronte alla moglie. Gli fa da contraltare il basso profondo di Thomas Faulkner che dà voce all’acrimonia del dottor Krautmann, l’altro corno della discordia. Il soprano Elizabeth Reiter rimanda con voce luminosa gli accenti, prima accorati e poi lieti, di Leonore la figlia del farmacista. La sua prima aria, nel dolente languore per l’innamorato, riporta alla mente i patimenti amorosi della Contessa. Michael Porter, il figlio del dottore, è il classico tenore da opera buffa. Kelsey Lauritano, nei panni di Claudia la moglie del farmacista, dipinge un’incantevole signora borghese con recitazione raffinata e voce solidissima di mezzosoprano. Comanda il marito a bacchetta, dandogli più volte dell’asino. Ottimo al solito Peter Marsh nei panni comici del capitano Sturmwald, lo sposo respinto che trova consolazione nel vino (anzi nel sidro, trovandosi a Francoforte). Accattivanti gli altri due innamorati. Brillante il tenore di Andrew Bidlack che interpreta Il giovane chirurgo Sichel, ben più astuto dello sprovveduto Gotthold, mentre Lubov Karetnikova si immedesima nella smaliziata Rosalie con voce fresca e squillante e belle agilità. Il baritono Sakhiwe Mkosana degli Opernstudios del teatro fa una breve ma efficace apparizione nei panni di un commissario di polizia.
Tirando le somme, ci si diverte, si passano due ore spensierate e alla fine gli applausi salutano festosi i protagonisti della serata. Lo spettacolo, malgrado la recitazione brillante e l’eccellente regia, resta però esile esile. Anche lo spartito non decolla mai dallo scarso spessore e non regala brividi, nonostante l’esecuzione ispirata della Frankfurter Opern – und Museumsorchester ai comandi del Maestro Alden Gatt. Manca tutta l’intensità e la profondità drammaturgica del contemporaneo teatro mozartiano e Doktor und Apotheker rimane una simpatica curiosità storica.