Nel 1942, nell’ora più buia del novecento europeo, Richard Strauss si prese il lusso di completare e mettere in scena un’opera sull’opera. Una riflessione in musica su “l’art pour l’art”, sospesa fra divertimento intellettuale e disputa semi-seria. Un vero Capriccio.
Strauss cominciò a pensare a Capriccio già nei primi anni ‘30, quando chiese un libretto a Stefan Zweig, il grande intellettuale ebreo viennese, che dopo la morte di Hugo von Hofmannsthal aveva già scritto per Strauss La donna silenziosa. Il sodalizio artistico fra Zweig e Strauss è raccontato nella splendida autobiografia dello scrittore austriaco “Die Welt von Gestern” (Il Mondo di Ieri), libro da rileggere in tempi di nazionalismi rinascenti. Zweig prese spunto dalla commedia di Giovanni Battista Casti “Prima la musica e poi le parole”, messa in musica da Antonio Salieri, e pensò a un’opera sul teatro stesso. E di questo dibattono i protagonisti del testamento musicale di Strauss. Un dibattito antico quanto l’opera stessa. La collaborazione fra Zweig e Strauss s’interruppe poi per le leggi razziali finché il musicista riprese in mano il progetto e lo portò a termine con la collaborazione di Clemens Krauss.
Nella sua versione originale Capriccio, una “conversazione per musica”, si svolge a Parigi ai tempi della riforma gluckiana del secondo settecento. Nel palazzo della Contessa Madeleine il musicista Flamand e il poeta Olivier sostengono la superiorità della propria arte e allo stesso tempo rivaleggiano per l’amore della fascinosa ospite. Olivier le dedica un sonetto. Flamand una composizione. Altri nobili e artisti animano le conversazioni ricercate del salotto della Contessa. Madeleine si divide fra la corte dei due pretendenti e alla fine decide di non poter scegliere. Privilegiare uno implicherebbe perdere l’altro. Come per l’opera, musica e parole sono inseparabili.

Capriccio non è fra i lavori più rappresentati di Strauss, nonostante la ricchezza dello spartito. Quello che doveva essere un succinto atto unico è diventato uno spettacolo di quasi due ore e mezzo senza pausa. E un dibattito sulla relazione fra parola e musica nell’opera non è certo uno dei temi più sexy che si possa proporre alla platea. Lo stesso Strauss disse prima del debutto dell’opera nel 1942 a Monaco: “Capriccio ist kein Stück fürs Publikum, sondern nur für ein paar Feinschmecker” (Capriccio non è un lavoro per il pubblico, ma solo per pochi buongustai). Non meraviglia allora che Capriccio torni a Francoforte dopo ben trentanove anni.
Per la messa in scena, vista l’esiguità della trama, l’ispirazione dell’impianto registico è fondamentale. Brigitte Fassbaender trasporta l’azione in un gran palais tutto di vetro, vicino alla Parigi del 1942 occupata dai nazisti, e vi costruisce una lettura accurata ed elegante dell’opera. Questa gigantesca orangerie costruita da Johannes Leiacker (artefice anche dei ricchi costumi di scena) crea una sorta di società chiusa e separata dalle efferatezze della guerra, dove la rappresentazione, che fa leva sulla leggerezza e il brio dei dialoghi (è uno spettacolo molto parlato), interseca bene i due piani dell’opera: la disputa artistica e la tenzone amorosa. Bisogna riconoscere che Brigitte Fassbaender riesce a distillare tutto il potenziale estetico del lavoro di Strauss. I protagonisti si muovono in scena con serena facilità e si percepisce un gran lavoro fatto sulla recitazione; non capita di vedere anime perse vagare sul palcoscenico, come succede in altre produzioni. Non manca una strizzatina d’occhio alla vicenda storica. Il figlio del maggiordomo gioca con un piccolo carro armato e si allena al saluto nazista;.la Contessa invece alla fine sceglie la Resistance. In definitiva, Brigitte Fassbinder vince la scommessa con l’ultimo capolavoro straussiano e consegna uno spettacolo molto garbato che tiene viva l’attenzione dello spettatore ed evita il crollo della palpebra.
La ricchezza e i colori dello spartito fanno il resto.

È chiaro come Sebastian Weigle abbia una predilezione per Strauss. Il Generalmusikdirektor estrae dall’orchestra tutte le infinite sfumature che Strauss riesce a creare, a partire dal celebre sestetto di archi che sostituisce la ouverture. Splendida anche la “Mondschein-musik” eseguita a sipario abbassato, appena prima del finale. Camilla Nylund si appropria con estrema eleganza della parte di Madeleine e incanta la platea con tutti i colori che Strauss ha disegnato per la Contessa. La sua voce è prima un velluto nei piani che animano la commedia umana di Capriccio e diventa poi di cristallo nella grande scena del monologo finale. Una master class per soprano. Appassionati i suoi due spasimanti. AJ Glueckert, tenore dalla voce chiara, veste bene i panni di del musicista Flamand. Gli si oppone il baritono Daniel Schmutzhard, che presta gesto e voce a Olivier, poeta dagli accenti raffinati. Tanja Ariane Baumgartner offre una lettura sapiente dell’attrice Clairon, padroneggiando una parte non semplice per estensione vocale. Irruento e alla fine anche simpatico il conte (Gordon Bintner), fratello di Madeleine e dilettante di musica, invaghito di Clairon. Bene anche gli altri protagonisti della serata, a cominciare dal borioso La Roche di Alfred Reiter.
Teatro colmo e, come in occasione della prima, questo nuovo Capriccio francofortese è salutato da un vivo successo di pubblico.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. AJ Glueckert (Flamand), Daniel Schmutzhard (Olivier) e Camilla Nylund (Gräfin Madeleine)
  2. Tanja Ariane Baumgartner (Clairon) e Gordon Bintner (Der Graf)

IN COPERTINA
Ensemble
[particolare]

SCHEDA

Capriccio
Richard Strauss 1864-1949 
Conversazione per musica in un atto (Konversationsstück für Musik in einem Aufzug)
Libretto di Clemens Krauss e Richard Strauss
Prima assoluta 28 Ottobre 1942, Nationaltheater, Monaco di Baviera
In tedesco, con sottotitoli in inglese e tedesco

Direttore: Sebastian Weigle
Regia: Brigitte Fassbaender
Scene e costumi: Johannes Leiacker
Luci: Joachim Klein

Cast
La Contessa: Camilla Nylund
Il Conte: Gordon Bintner
Flamand: AJ Glueckert
Olivier: Daniel Schmutzhard
La Roche: Alfred Reiter
Clairon: Tanja Ariane Baumgartner
Monsieur Taupe: Graham Clark
Una cantante italiana: Sydney Mancasola
Un tenore italiano: Mario Chang
Una giovane ballerina: Katharina Wiedenhofer
Il maggiordomo: Gurgen Baveyan
Otto servitori: Isaac Lee, Lukas Eder, Jaeil Kim *, Iain MacNeil *, Miroslav Stričević, Jonas Boy, Erik Reinhardt, Thesele Kemane *

Chor der Oper Frankfurt
Frankfurter Opern- und Museumsorchester