Uno spazio teatrale trasformato in una piccola cattedrale, con tanto di lunetta sull’abside, e una sequenza continua di arie. Jan Philipp Gloger parte da “Betulia Liberata”, Azione Sacra in due atti composta da Mozart quindicenne su testo di Pietro Metastasio, e inventa uno spettacolo brillante.
Nelle scene create da Franziska Bornkamm il Bockenheimer Depot diventa una chiesa, con due file di panche e un corridoio centrale, dove i cantanti presentano le sedici arie baroccheggianti nel loro ordine originale. Non ci sono duetti e tutti i recitativi sono stati tagliati. L’orchestra è schierata a un lato della chiesa-teatro.
Travalicando il senso originario dell’Oratorio mozartiano, Gloger allestisce un mosaico di piccoli quadri che, uno dopo l’altro, propongono spunti di riflessione sul senso del sacro e della religione attraverso i secoli. Inframezzati a evergreen religiosi come le crociate e la caccia alle streghe, si alternano momenti più privati come una moglie che abbandona una famiglia devotissima (per poi tornare in un’aria successiva) o una donna morente che cerca gioiosa la vista del Signore.

In questa successione di arie e di trovate sceniche, la narrazione fatta da Giuditta della decapitazione di Oloferne è l’unico recitativo (accompagnato) rimasto; momento centrale dell’Azione Sacra mozartiana, restituito con grande intensità drammatica da Ezgi Kutlu, mezzosoprano dal gesto espressivo e dalla voce ricca di colori. È da notare che l’Oratorio non fu comunque scritto per la scena e il libretto di Metastasio, una volta tagliati i recitativi, è così duttile da poter accomodare situazioni assolutamente diverse.
Operazione senza dubbio riuscita quella di Gloger. Ne esce una serata compatta e vivace in cui non ci si annoia mai e al contempo si riflette su certi temi della trascendenza. Questa proposta dell’Opera di Francoforte ha anche il merito di presentare pagine musicali mozartiane già ricche di forza drammatica e di rado ascoltate. Spassoso il finale, quando le porte della chiesa (nel frattempo venduta a una coppia upper class che vi entra in Mercedes) si spalancano sulla piazza di Francoforte su cui affaccia il Depot mentre l’orchestra suona le note finali e i passanti si fermano incuriositi a vedere cosa succede.

Nel corso della recita i cinque cantanti assumono ruoli diversi da episodio a episodio. Centrale il ruolo del tenore Theo Lebow, sacerdote irresoluto e tormentato della piccola chiesa ricostruita al Depot; con voce non enorme ma ben educata riesce in qualche maniera anche a districarsi in alcuni passaggi parecchio alti imposti dalla parte. Il soprano Karen Vuong interpreta ruoli femminili delicati e si fa apprezzare per la potenza dei suoi mezzi vocali. Bene anche l’altro soprano Sydney Mancasola, voce fresca e interpretazione convincente. Solido il basso statunitense Brandon Cedel. Ezgi Kutlu, di cui abbiamo già detto, è l’unica ospite della serata francofortese (il resto del cast vocale proviene dai ranghi dell’Opera).
Si apprezza la recitazione incisiva di tutti i protagonisti della serata, importante in uno spettacolo di fatto semi-scenico come quello proposto da Jan Philipp Gloger. Eccellente la prova della Frankfurter Opern- und Museumsorchester diretta da Titus Engel e precisi gli interventi del coro, ben preparato da Felice Venanzoni.
Dettagli
Betulia Liberata
Eine Kirchenbegehung
Allestimento dall’Azione sacra di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Testo di Pietro Metastasio
Composta nel 1771
In italiano con sottotitoli in tedesco
Direttore: Titus Engel
Regia: Jan Philipp Gloger
Scene: Franziska Bornkamm
Costumi: Katharina Tasch
Luci: Jan Hartmann
Coro preparato da Felice Venanzoni
Tenore: Theo Lebow
Mezzosoprano: Ezgi Kutlu
Soprano I: Karen Vuong
Basso: Brandon Cedel
Soprano II: Sydney Mancasola
Attore: Marek Sarnowski
Frankfurter Opern- und Museumsorchester
(© foto Barbara Aumüller) (© foto Barbara Aumüller) (© foto Barbara Aumüller)